«Sudtirol squadra insidiosa che gioca senza pressioni»
L’ex presidente della Reggiana Barilli ha collaborato due anni con gli altoatesini «Lunetta ha strapotere fisico e fiuto del gol, deve crescere in fase difensiva»
Nessun dubbio. Tra passato recente e passato prossimo, Alessandro Barilli sceglie il primo amore, quello che non si scorda mai. L’ex presidente della Reggiana ed ex consulente tecnico (contratto scaduto il 30 giugno e non rinnovato per volontà comune) del Sud Tirol, domenica tiferà granata. «A Bolzano- dice-sono stato due anni meravigliosi, città bellissima, un secondo ed un terzo posto, B sfiorata pur con un budget del 50% inferiore ad altre, segno che la società è seria, gestita con oculatezza. Ma la Reggiana è la mia vita, ho cominciato ad andare allo stadio che avevo 5 anni, ne sono stato presidente od ora sono tornato a seguirla da tifoso, per me non sarà una partita come le altre, ma il cuore mi dice Reggiana».
Si giocherà sul vecchio Druso, terreno che non agevola, per così dire, le geometrie, com’è il progetto del nuovo stadio ?
«Hanno iniziato i lavori del nuovo settore distinti, montata una tribuna momentanea, il terreno dev’essere abbassato, hanno messo in calendario i lavori a fine campionato, comunque il fondo è un poco migliorato, ma è così non per incuria, ma per via del clima».
A proposito di stadio, cosa risponde a chi sostiene che fu lei, in sede di rinnovo della convenzione, a togliere di mezzo l’impegno a far giocare la Reggiana al Città del Tricolore?
«Voglio fare chiarezza una volta per tutte, è una delle tante leggende metropolitane, in quel periodo le cose non andavano bene ed io venivo accusato di tutto. Primo punto, quando ho rilevato la Reggiana lo stadio era nelle mani della curatela fallimentare, ogni anno veniva rinnovata una concessione d’uso, io ho chiesto ed ottenuto di firmarne una triennale per poter fare interventi di ristrutturazione e miglioria, poi, siccome avevamo intenzione di acquisirlo, abbiamo avuto dal Comune una proroga di 4-5 anni della convenzione in base al quale lo stadio sarebbe tornato di proprietà comunale. Allora il Sassuolo ancora non c’era, poi c’è stata l’asta e si sa come sono andate le cose: Mapei ha presentato un’offerta , noi non avevamo le risorse per un rilancio. A difesa della ditta del dottor Squinzi va detto che ha riconosciuto alla Reggiana un indennizzo per i miglioramenti apportati, questa è la verità, le altre chiacchiere senza alcun valore».
Veniamo al presente, che ne pensa della nuova Reggiana?
«È una buona squadra, costruita bene, Tosi ha saputo inserire elementi come Scappini, Marchi, Lunetta, Varone che per la categoria sono un lusso, può fare bene, arrivare ai playoff e poi provarsela a giocarseli, ma teniamo e tenete presente che ci sono 3-4 squadre con rose e budget superiori e che, soprattutto, hanno dalla loro il poter lavorare su un canovaccio costruito da un paio di anni ed irrobustito».
Ha citato Lunetta, il campionato scorso era a Bolzano, che tipo di giocatore è?
«Da noi giocava più o meno come qua, da quinto di centrocampo, domenica quando è entrato ha fatto il quarto di difesa ma molto sbilanciato in avanti, ha gran corsa, strapotere fisico, fiuto del gol, certo la cultura difensiva non è all’altezza di quando si propone, ma è giovane, può crescere».
Come mai il Sudtirol non lo ha confermato?
«Scelta sua, ambiva alla B, quando si è reso conto che la cosa era assai difficile, si è riproposto, ma ormai il Sudtirol aveva coperto il vuoto, è stato molto bravo il direttore Tosi a fiutare l’affare ed inserirsi».
Del SudTirol cosa può dirci, ha cambiato poco…
«A parte l’allenatore, ma al posto di Zanetti hanno preso uno bravo, non conosco Vecchi ma il curriculum parla per lui, hanno dovuto lasciar partire un centrocampista molto forte come De Rose (Reggina), già a gennaio se n’era andato Offredi, hanno saputo tenere Morosini, preso Casiraghi che è un attaccante assai valido per la categoria, è una buona squadra, ha nelle corde i playoff e poi ha una gran fortuna, rispetto ad altre piazze la pressione è minore ed una dirigenza davvero in gamba». —
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