I consigli di Zanetti alla Reggiana «Occhio ai tre assi del Sudtirol»
L’allenatore dell’Ascoli: «Casiraghi, Turchetta e Morosini fanno la differenza in C» L’ex granata è passato dalla Berretti alla B in tre anni. «Reggio è nel mio destino»
Il doppio ex per eccellenza di Sudtirol- Reggiana, che si giocherà domenica, è senza dubbio Paolo Zanetti.
L’ex calciatore granata, che ora allena in Serie B ad Ascoli, ha guidato per due stagioni i biancorossi altoatesini ed in precedenza ha vissuto a Reggio Emilia tre anni importanti, concludendo nella nostra città la carriera da calciatore ed iniziando quella da allenatore, prima come vice di Alberto Colombo e poi come allenatore della formazione Berretti, infine sfiorando la nomina a capo allenatore della prima squadra all’inizio del campionato 2017/2018.
Domenica si gioca Sudtirol-Reggiana, cosa si aspetta?
«Ho seguito entrambe le formazioni in questo inizio di campionato e sicuramente mi aspetto una partita divertente, giocata da due squadre che sono state costruite per giocare bene con un calcio votato all’attacco. Conosco e stimo molto il tecnico Alvini, e sicuramente non rinuncerà a giocare il proprio calcio. Una partita da tripla».
Quanto è cambiato l’attuale Südtirol rispetto al suo?
«Non molto, hanno mantenuto una base su cui hanno inserito qualche giovane di qualità e alcuni giocatori importanti per la categoria, su tutti Daniele Casiraghi».
Quali saranno le maggiori insidie per la Reggiana?
«I maggiori pericoli potranno venire da giocatori come Casiraghi, Turchetta e Morosini. Tutti e tre sono calciatori che possono fare la differenza in Serie C. Tommaso (Morosini) in particolare, ha iniziato la stagione segnando 6 gol in altrettante partite».
Che idea si è fatto della Reggiana?
«Ho visto una squadra molto organizzata e pronta, come sempre lo sono le squadre allenate da Alvini. Nonostante la stagione sia solo all’inizio si vede chiaramente il grande lavoro fatto dall’allenatore, si nota già la sua impronta durante le partite, frutto di un intenso lavoro durante la settimana».
Che differenze ha trovato tra la serie C e la serie B?
«La Serie B è un campionato più tecnico e fisico rispetto alla Serie C, mantenendo la medesima intensità di gioco. Ogni sabato incontri formazioni che possono metterti in difficoltà. È un campionato insidioso e difficile da affrontare, dove è necessario mantenere costantemente alta l’attenzione perché non ci sono partite facili».
Si sarebbe mai aspettato di allenare in serie B dopo così poco tempo quando ha preso la guida della Reggiana Berretti?
«Se solo tre anni fa allenavo la Berretti ed ora sono in Serie B lo devo alle mie forze, anche se sono consapevole che non bisogna mai smettere di aver voglia di imparare. Un allenatore è sempre legato ai risultati e se si perde la voglia di imparare si rischia di cadere in passi falsi. Mi sento fortunato ad essere arrivato in soli tre anni in una piazza importante come Ascoli ed in questa categoria, ma credo di essermelo meritato per il lavoro svolto».
Nei suoi obiettivi professionali c’è ancora posto per la Reggiana?
«Certamente si, l’ho sempre detto e lo penso ancora. Sono stato sfortunato nelle tempistiche ma credo che sia nel mio destino, un giorno, allenare la Reggiana. Amo la città e ho lasciato tanti amici e sono convinto che sia solo una questione di tempo prima che la Reggiana torni ad essere una grande e a giocare in categorie più consone alla piazza e alla tifoseria che rappresenta».
Cosa si è portato via da Reggio come uomo e come professionista?
«Ho portato con me le persone, i legami personali che tuttora ho a Reggio. È una città splendida dove vivere, e nonostante sia rimasto solamente tre anni probabilmente ho più amici a Reggio che a Vicenza dove sono nato. Reggio Emilia rimarrà sempre nel mio cuore». —
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