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«Voglio essere il duro della nuova Grissin Bon»

Linda Pigozzi
«Voglio essere il duro della nuova Grissin Bon»

L’ala Reggie Upshaw ha già impressionato positivamente i tifosi biancorossi «Da subito il tecnico Buscaglia mi ha chiesto di essere tosto a rimbalzo»

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In preseason “Mister Utilità” Reggie Upshaw ha già fatto vedere quanto potrà dare alla nuova Grissin Bon, anche se, ovviamente, i margini di crescita sono ancora ampi. In attesa di mettersi nuovamente alla prova nel torneo di Spezia cui la Grissin Bon parteciperà domani e sabato, l’ala 24enne americana conferma le impressioni positive su club e città.

«Reggio mi piace e la gente è parecchio amichevole - dice -. Sono rimasto impressionato dall’affetto che ci hanno dimostrato i tifosi quando siamo andati allo stoRE per gli eventi dove c’è sempre tanta gente. Questo ci ha fatto capire che il team ha tanto seguito. Per quanto riguarda la squadra, stiamo lavorando duro. Siamo una squadra altruista, che ama giocare insieme e passarsi la palla e tutto questo è un primo passo notevole e importante per la prima fase della stagione che ci aspetta a breve».

Che idea s’è fatto del basket italiano, per quel che sin qui ha potuto vedere?

«Il livello mi è sembrato alto. Anche se per ora abbiamo giocato soltanto delle amichevole, mi ha colpito il tasso di competitività mostrato dalle nostre avversarie e poi il fatto che sia una lega molto fisica. Dovremo essere pronti a giocare questo tipo di basket, molto aggressivo».

Che margini di miglioramento ha il team?

«La difesa è senza dubbio l’aspetto primario che dobbiamo migliorare, anche se è quello che richiede più tempo. Dobbiamo capire come fidarci l’uno degli altri e coprirci le spalle a vicenda. È una questione di allenamento e di conoscenza reciproca, per questo motivo dico che ci serve ancora tempo. Un altro aspetto su cui dobbiamo lavorare sono senza dubbio i rimbalzi. Sarà importantissimo controllare i rimbalzi difensivi e riuscire a essere una squadra pericolosa anche a rimbalzo offensivo».

In queste prime uscite stagionali lei ha già dimostrato di essere in grado di fare più cose, risultando così molto, ma molto, utile alla squadra. Cosa le ha chiesto nello specifico coach Buscaglia?

«Sfruttare la mia versatilità e la mia velocità per creare mismatch favorevoli, quindi portare in post basso un giocatore più piccolo di me o attaccare dal palleggio un giocatore più alto e più lento di me. Sin dal primo giorno, l’allenatore mi ha chiesto anche di dare una grossa mano a rimbalzo e di essere duro e tosto. Essere duro dovrà essere l’aspetto che contraddistingue il mio gioco».

Ha giocato in Germania e in Spagna. Quali le principali differenze con il basket che si gioca in Italia?

«Qui il basket mi sembra più vicino a quello spagnolo. Il tasso di fisicità e di atletismo è alto come lo era là. Un aspetto che ho compreso della lega italiana è che bisogna leggere molto bene cosa bisogna fare non solo in attacco, ma serve avere un quoziente intellettivo molto alto. È una lega in cui bisogna pensare. Qui è fondamentale leggere bene le situazioni e capire in anticipo le mosse da fare».

La sua carriera è ancora agli inizi ma nelle sue due stagioni in Europa è progressivamente cresciuto. Quali saranno i prossimi step?

«In questi primi due anni in Europa ero sempre fra i più giovani della squadra e, al di là dell’aspetto tecnico, ero sempre uno dei tanti. Quest’anno voglio sfruttare l’esperienza che ho maturato. Voglio essere un giocatore importante anche dal punto di vista della leadership, aiutare i veterani a guidare il team e nel contempo aiutare i giovani nella loro crescita». —



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