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«Olimpiadi 2032, Reggio in campo». Ma il campo non c’è

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Devo essermi distratto. L’restate politica - decisamente ricca di colpi di scena - deve aver distolto la mia attenzione dalla cronaca locale. E in particolare devo essermi perso, nell’ordine: la nuova e definitiva vocazione del Mirabello, la presentazione del progetto legato al nuovo campo di atletica leggera che dovrebbe finalmente mandare in pensione il vecchio e sempre più negletto “Camparada” che da anni costringe i migliori atleti della nostra provincia ad allenarsi altrove per non rischiare di farsi male. Così come - proprio per evitare di farsi male, la Reggiana deve emigrare in giro per la provincia per i suoi allenamenti quotidiani. E una sorte del tutto simile per nomadismo - da quando il centro sportivo di Santa Croce è stato colpevolmente lasciato andare in malora - sono costrette ad affrontare anche le formazioni del settore giovanile granata.

Devo essermi per forza distratto, penso, mentre leggo di questa candidatura congiunta Firenze Bologna per le Olimpiadi 2032. In particolare devo essermi perso qualche passaggio, quando leggo che tra coloro che si candidano ad esser della partita, c’è persino il sindaco di Reggio Luca Vecchi. «Una città come la nostra - leggo sul Quotidiano Nazionale - per gli impianti e la passione sportiva che ha, è particolarmente indicata». Sulla passione nulla da dire: i numeri della pratica sportiva in provincia, a qualsiasi livello, ci collocano ai primi posti a livello nazionale. Il discorso si fa complesso se ci si sofferma invece sull’impiantistica. A che impianti si riferisce il primo cittadino? Lo dice qualche riga più in là: «Noi abbiamo uno stadio che ha ospitato competizioni a livello internazionale». In realtà lo stadio non è «nostro», ma soprattutto non abbia mo nessun impianto che possa essere all’altezza di una competizione planetaria - nel senso che tutto il pianeta ci guarda - che possa ospitare una qualunque delle discipline dei Cinque Cerchi.

A meno che il primo cittadino non intendesse che - aggregandosi a questa candidatura - Reggio potrebbe ottenere i soldi necessari per riqualificare l’impiantistica esistente. Nel caso fosse così, tutte le società che oggi si lamentano degli impianti di cui dispongono (pensiamo ad esempio al Valorugby che, presentando la nuova stagione non ha fatto mistero del disappunto per il fatto di non poter contare su un impianto illuminato) o degli impianti su cui non hanno mai potuto contare (leggi il football americano degli Hogs), allora non resta che aspettare. Tanto, dieci anni in più o in meno ormai non fanno differenza. Soprattutto se in mezzo ci saranno elezioni in cui si potrà promettere la luna, sapendo che eventualmente il conto finale passerà di mano. —

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