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L’intervista 

Libutti promosso in difesa «Ma devo attaccare di più»

Nicolò Valli
Libutti promosso in difesa «Ma devo attaccare di più»

Il terzino della Reggiana si è distinto per il grande lavoro in fase di copertura «Mi manca un po’ la giocata negli ultimi venti metri, ci sto lavorando»

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È un milanista ma si ispira a Javier Zanetti. Gioca a calcio a tempo pieno ma vuole iscriversi all’università per tenere aperta un’altra strada parallela al calcio. Questi due aspetti dicono tanto su Lorenzo Libutti, esterno destro granata classe 97’, fresco di compleanno. «Ho festeggiato portando i pasticcini in spogliatoio, poi è venuto a trovarmi mio papà e siamo usciti a cena insieme. È stata una bella sorpresa».

Libutti, come stanno andando questi primi mesi con la Reggiana?

«Mi sono trovato benissimo fin dal primo momento; a Trieste avevano deciso di non rinnovarmi il contratto e dopo qualche giorno è arrivata la chiamata della Reggiana. Ho accettato subito per la bontà del progetto e per il calore della piazza. Abbiamo fatto un grande ritiro in montagna conoscendoci e creando un gruppo unito e compatto».

Cosa le chiede in particolare mister Alvini. In campo vediamo che lei spinge meno di Lunetta ma si sacrifica di più in difesa.

«Ho sempre fatto il terzino destro, a Trieste l’allenatore ci chiedeva di stare particolarmente bassi senza spingere particolarmente, quindi mi manca un po’ la giocata negli ultimi venti metri, ma cerco di imparare giorno dopo giorno per propormi anche in fase di spinta».

Il suo modello in campo?

«Nonostante io sia milanista, mi è sempre piaciuto molto Javier Zanetti. Sto poi seguendo con attenzione Manuel Lazzari, prima alla Spal e ora alla Lazio. Quanto è forte…».

Riscontra analogie tra la piazza di Trieste e quella di Reggio?

«Anche a Trieste sono ripartiti da un fallimento, ma l’anno scorso è stato bellissimo arrivare fino alla finale playoff. Ho avuto quindi la fortuna di giocare già in un ambiente importante, ma a Reggio l’entusiasmo della gente mi ha colpito fin dal primo momento. Qui la gente è più calorosa, a partire dai custodi del nostro campo di Cavazzoli. So che ci sono delle problematiche, ma speriamo di restare il più possibile in questa struttura perché abbiamo tutto quello che ci serve».

Interessi fuori dal campo?

«Mi piace ascoltare musica e leggere libri, oltre a fare due passi in centro visto che abito non lontano. Inoltre ora mi sto informando per iscrivermi all’università, facoltà di scienze motorie».

Domenica si va a Fano. Impegno da non sottovalutare...

«Sappiamo benissimo che c’è da sudare contro ogni squadra per strappare dei punti. Ci aspetta dunque una bella battaglia in un campo piccolo, e ci prepareremo sicuramente al meglio in questi giorni. Abbiamo tanta voglia di continuare a fare bene, ben sapendo che durante l’anno potranno arrivare momenti meno brillanti».

Cosa vi ha trasmesso la visita in Immergas?

«È stato importante toccare con mano la realtà lavorativa del presidente: è un gruppo bello solido, si aiutano a vicenda e lo stesso atteggiamento lo dovremo mettere anche noi sul campo».

La Reggiana al primo posto fa un certo effetto?

«Sicuramente fa piacere vederci su in alto, però è ancora presto: l’importante è stare coi piedi per terra, poi le cose verranno da sé».

Le avversarie più temibili?

«Ci sono diverse squadre abituate a fare campionati di vertice, ma durante l’anno emergeranno anche delle sorprese. È un campionato strano, con due vittorie sei primo e con due passi falsi rischi di trovarti indietro».

C’è un compagno che l’ha impressionata maggiormente?

«Sicuramente i più esperti: noi giovani possiamo solo imparare, osservarli e rubare i piccoli segreti». —



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