Gazzetta di Reggio

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verso il match di domenica 

Il Fano finge la resa: «La Reggiana? Il peggior avversario che potesse capitare»

Luigi Cocconcelli

Giovanni Mei, responsabile tecnico dei marchigiani «Il nostro obiettivo? Riportare la gente allo stadio»

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Reggiana ancora imbattuta, che da quando è iniziata la stagione tra coppa italia e campionato viaggia alla media di oltre 2 goal a partita, Fano che non ha ancora vinto, che se è sempre andato a segno ha anche sempre subito. Detta così sembra una partita facile quella che attende i granata domenica in riva all’Adriatico. Sembra. E comunque non pare pensarla così Alvini. Che già a pochi minuti dal successo sul Sudtirol metteva i suoi in guardia. Definendo assai dura la trasferta di Fano. Vai a capire se frase suggerita dal leit-motiv caro a tanti allenatori, per cui la partita che viene è sempre la più ostica o se per prevenire un inconscio rilassamento, evitare che i suoi preparino la partita con minor intensità ed attenzione.

«Magari fosse così- dice al proposito il responsabile dell’area tecnica del Fano Giovanni Mei-, ma non credo che la Reggiana ci faccia il favore di cadere in una simile ingenuità, peccati di sottovalutazione dell’avversario puoi commetterli a fine stagione, non dopo quattro partite».

Mei, un passato da difensore in Atalanta, Bologna, Cesena,Cremonese, Modena e da allenatore giramondo (come secondo di Colomba è stato anche in Iran e recentemente in India ) è tornato a casa. Lui che a Fano è nato, ci ha giocato ed allenato.

Voluto dal presidente Gabellini proprio per dare all’ambiente un tocco di “fanesità” (orribile neologismo di cui lasciamo tutta la responsabilità volentieri ad altri) soprattutto dopo che l’ambiente è stato scosso dalla recente retrocessione e dalla volontà di disimpegno espressa del patron che poi però è tornato sui suoi passi una volta ottenuta per la squadra la riammissione in C. «Io - dice Mei alla Gazzetta - a dire il vero da Fano non mi sono mai mosso, anche quando il lavoro mi ha portato lontano ho sempre mantenuto residenza, casa ed affetti, qua è un poco la mia vita, la maglia la sento addosso come una seconda pelle, qua ho giocato ed allenato, prima di me lo ha fatto mio padre, lui era portiere, mio nonno è stato dirigente, non potevo dire di no alla chiamata».

L’obiettivo della squadra oggi è la salvezza?

«Non potrebbe essere diversamente, ma prima ancora occorre ridare entusiasmo all’ambiente, risvegliare nella gente la voglia di venire allo stadio, divertire, poi è chiaro che sul campo non possiamo ambire ad altro che conservare la categoria, magari evitando la roulette dei playout».

Risponde al vero che siete un poco una succursale dell’Ascoli?

«Sì, c’è una sinergia con la società bianconera, ci hanno pestato diversi giovani, senza sarebbe stato tutto più difficile».

Che momento vive il Fano in questo inizio di campionato?

«Siamo in ripresa, stiamo esprimendo un buon calcio, è una formazione molto giovane con un allenatore bravo che farà parlare di se, scontiamo il fatto di essere partiti in ritardo, praticamente solo il 29 luglio , quando si è avuta la conferma della riammissione, giusto premio ad una società che è sempre stata corretta, puntuale nei pagamenti, poi di fatto per noi la stagione è iniziata solo il 10 agosto,tante altre, quasi tutte, a quella data avevano alle spalle già ritiro, amichevoli, partite di coppa».

Nelle ultime due uscite la vostra squadra ha sempre saputo rimontare lo svantaggio iniziale. Segno di una certa mentalità, di carattere…

«Sì, ripeto: siamo giovani, ma per me con tutte le difficoltà abbiamo allestito una squadra in linea con i programmi, dobbiamo solo avere pazienza”.

Cosa deve temere del Fano la Reggiana?

«Guardi, per me solo se stessa, mi spiego. Ogni partita fa storia a se, ma in questo momento per noi è l’avversario peggiore da affrontare, è la squadra maggiormente in condizione, che non vuol dire sia la più forte, con il tempo Padova, Vicenza, Triestina verranno fuori, ma adesso la Reggiana è quella che sta meglio, mi dicono abbiano puntato su una partenza sprint per dare entusiasmo all’ambiente, quello di cui avremmo avuto bisogno noi se la situazione si fosse chiarita prima, ma date le premesse per il Fano è già importante essere di nuovo qua». —





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