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Gal Mekel è pronto a prendere per mano la nuova Grissin Bon: «Obiettivo playoff»

Nicolò Valli
Gal Mekel è pronto a prendere per mano la nuova Grissin Bon: «Obiettivo playoff»

Il play biancorosso si è aggregato da poco alla squadra: «Ma presto troverò la condizione fisica ottimale»

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REGGIO EMILIA. Da diversi addetti ai lavori viene considerato tra i più forti playmaker del campionato. Del resto la carriera di Gal Mekel parla da sola, con esperienze in importanti squadre europee oltre all’affascinante parentesi in Nba.

«Fin dai primi colloqui con la società ho percepito che poteva essere la soluzione giusta per il mio percorso. Non vedo l’ora di iniziare», queste le prime parole dell’atleta israeliano.

Mekel, è pronto a vestire i panni di leader?

«Sono pronto ad assumere un ruolo importante per aiutare il gruppo. Quest’anno non avremo le coppe e quindi la profondità del roster è minore rispetto agli ultimi club in cui ho giocato, ma la squadra è talentuosa e di qualità. Sia a Gran Canaria che allo Zenit ho raggiunto ottimi risultati, e spero di trasferire la mentalità vincente in questa nuova avventura».

Cosa le ha chiesto coach Buscaglia?

«Di essere me stesso. Ho trovato un allenatore con grande carisma ed entusiasmo, che riesce a trasmettere queste caratteristiche ai giocatori. Mi piace poi la sua idea di lasciare libertà di esprimere il talento individuale».

Ha avuto buone referenze sul team? E sulla città?

«Ho parlato in particolare con due miei vecchi compagni, Jalen Reynolds e Pablo Aguilar, che mi hanno descritto un club con un’organizzazione di alto livello, con una tifoseria importante e che recentemente ha fatto molto bene nelle coppe europee; il mio obiettivo è aiutare la società a tornarci».

E per quanto riguarda Reggio? come si trova?

« A Reggio la qualità della vita è poi buona, meglio rispetto a S.Pietroburgo che è un posto bellissimo ma che per cinque mesi ti costringe a stare chiuso in casa a causa del freddo».

L’approdo in Nba è la realizzazione di un sogno?

«Sì, è stato un periodo di alti e bassi ma me lo ricorderò per sempre; ho avuto il privilegio di giocare nel più alto livello di questo sport avendo come compagno un campione come Dirk Nowitzki. Della lega americana mi ha colpito la professionalità che viene richiesta, oltre alla cura del dettaglio che ti spinge a dare sempre il massimo».

Che campionato prevede? I playoff possono essere un obiettivo?

«Mi aspetto una lega molto fisica: dalle prime partite ho potuto notare che nonostante l’assenza di giocatori di stazza il livello di atletismo è notevole. I playoff sono raggiungibili, ma sono da conquistare attraverso il lavoro quotidiano e settimanale. Siamo una squadra praticamente nuova, dobbiamo ancora conoscerci e mettiamo in preventivo di vivere momenti altalenanti. Le prime giornate saranno già un banco di prova importante».

Ha saltato larga parte della preparazione...

«Avrei voluto disputare una preseason migliore, ma tra qualche acciacco e la nascita del figlio mi sono allenato poco con la squadra. Tuttavia sono un giocatore che ha maturato una certa esperienza e spero di riuscire a entrare quanto prima nelle dinamiche collettive».

Cosa significa diventare papà?

«Uno dei momenti più emozionanti della mia vita. Ero molto spaventato, ma per fortuna è andato tutto bene. Ho avuto però pochissimo tempo per stare con mio figlio, e non vedo l’ora che lui e mia moglie mi raggiungano per essere più vicini».

Si alimenta seguendo le regole kosher della cultura ebraica?

«Sì e no: cerco di mangiare secondo i nostri precetti religiosi, ma non sono un’integralista, così come non vado alla ricerca di ristoranti “ad hoc”».

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