«A Brescia vogliamo far vedere di essere una buona squadra»
Il nuovo esterno David Vojvoda non vede l’ora di esordire con la Grissin Bon «Abbiamo lavorato molto sulla difesa che sarà la chiave del nostro gioco»
David Vojvoda si era già fatto conoscere nella stagione 2013/14 dai tifosi reggiani giocando da avversario in Eurochallenge con la maglia del Szolnoki Olaj, formazione che per altro creò non pochi problemi ai biancorossi vincendo in casa propria 90-78 con 15 punti del nuovo esterno della Pallacanestro Reggiana che poi trascinò i suoi fino alla Final Four di Bologna. Dal 2013 Vojvoda ha sempre giocato in quella squadra mettendo in bacheca qualche scudetto e partecipando puntualmente alle competizioni europee.
È arrivato a Reggio con la fama di ottimo tiratore e anche se per ora non ha avuto un ruolo centrale come quello che aveva con il Szolnoki, la cosa non lo turba molto.
«“Ora parto dalla panchina e per me è una grossa novità - ammette - negli ultimi 10 anni ho sempre giocato titolare nella mia squadra. La cosa però non è un problema. Cerco di aiutare la squadra in difesa e nella creazione del gioco. Ovviamente cercherò di segnare ma abbiamo tanti giocatori in grado di segnare anche 20 punti in una partita, non c’è bisogno che mi prenda tutta la responsabilità dell’attacco. Come dice spesso il coach Buscaglia, è importante che si giochi di squadra perché il nostro non è uno sport individuale».
Com’è stata la preparazione al campionato?
«Abbiamo passato un mese tosto facendo un sacco di allenamenti, abbiamo giocato tante gare, viaggiato parecchio, ma finalmente tra poco inizia il campionato. Penso che la squadra sia pronta per l’esordio, siamo concentrati sul match di Brescia e abbiamo voglia di dimostrare che siamo un buon team».
Com’è stato il primo approccio con la città?
«Per quanto riguarda la vita privata, un paio di settimane fa finalmente la mia famiglia mi ha raggiunto e ora posso stare vicino a mia moglie e mio figlio. A lei Reggio piace e anche a me».
Ha sperimentato le prelibatezze culinarie locali tipo l’erbazzone?
«Ancora non ho avuto modo di capire quali sono i piatti tipici. Ho provato i tortelli e mi sono piaciuti molto mentre l’erbazzone non credo di averlo ancora mangiato. Per ora abbiamo mangiato molta pizza».
Com’è il basket italiano in confronto a quello ungherese?
«È molto diverso. Qui il livello è più alto, lo vedo già dagli allenamenti più impegnativi. Il gioco è più veloce, più fisico, ma ci sto facendo l’abitudine. Lavoro sodo perché voglio competere a questo livello».
Qual è il punto di forza della squadra?
«Penso che i nostri punti di forza siano per ora la difesa e la transizione. Questa è una squadra che può difendere forte e correre per 40’. Negli ultimi tempi abbiamo lavorato molto sulla fase difensiva perché sarà la chiave del nostro gioco».
Le manca non disputare le coppe europee?
«Non è un problema perché è la mia prima esperienza fuori dall’Ungheria quindi è un bene potersi concentrare solo su una partita alla settimana. Avrò più tempo per imparare il modo di giocare a basket che c’è qui. Magari speriamo il prossimo anno di poter giocare anche in Europa». —
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