Per i cento giorni di Sarri alla Juve rispunta Balotelli
Cento giorni in bianconero. Maurizio Sarri taglia il traguardo sul campo. Stasera guiderà la Juve a Brescia, nell’anticipo della quinta giornata: partita scivolosa al di là delle apparenze, inchiodata in tour de force impegnativo e in un momento di cambiamento profondo che lascia tracce sul ritmo e sul gioco. Lampi della nuova filosofia sono apparsi, ma il prezzo del trapianto è fatto di black out e cedimenti, di inquietudini e sospiri di sollievo, di risultati che perlomeno confortano. Ci vuole tempo.
Nemmeno al Rigamonti nella prima di Balotelli con le Rondinelle, l’allenatore s’aspetta una svolta. Ha avuto due giorni soli per preparare la sfida e, in assoluto, sa di non poter pretendere di incidere già un’impronta nitida. D’altronde Giorgio Chiellini, capitano tagliato fuori da un brutto infortunio («Mentalmente ci sta mancando tanto») aveva profetizzato che la vera Juve avrebbe preso forma solo a Natale. «L’apprendimento è reciproco - riflette Sarri -. Io devo capire cosa posso dare e la squadra quello che chiedo. Stiamo lavorando, spero succeda prima possibile. Ma, come ho sempre detto, l’adattamento di una squadra ai principi dell’allenatore è sempre molto soggettivo». Cento giorni per trasferire idee tattiche e mentalità nuove, ma anche per calarsi nel mondo Juve. «Il mondo Juve - chiarisce - non ha nulla di particolare, non è differente da altri tipi di realtà. Questi mondi sono fatti da persone, non c’è un diktat dal cielo: con loro mi trovo benissimo, quindi non ci trovo niente di diverso. La necessità di fare risultati c’è anche in altri ambienti, non è che al Chelsea non ti viene chiesto il risultato. Qui c’è un alto livello di organizzazione, ci sono persone con cui mi trovo meglio quindi l’ingresso nel mondo Juve è andato bene». Più laborioso, insiste, il lavoro sul campo: «Poi c’è l’aspetto tecnico, capire le caratteristiche di tutti i giocatori. Tutti hanno caratteristiche palesi, altri caratteristiche che riconosci lavorandoci giorno dopo giorno e non vedendo qualche partita. Quello è l’adattamento: permettere ai giocatori di esprimersi al meglio mantenendo l’equilibrio di squadra. Questi sono i tentativi su cui bisogna innescare un modo di giocare e pensare. Poi ci vuole tempo, non è un videogioco. Così sarebbe fantasia popolare. Un modo di giocare è un modo di pensare, quindi per innescare un modo di pensare ci vuole tempo».
Poche pressioni. Anche grazie ai risultati. Senza l’autorete di Koulibaly contro il Napoli e la paratona di Buffon contro il Verona, episodi decisivi al tramonto delle due gare, il ritardo sull’Inter sarebbe serio e i toni della critica diversi. Così, invece, Sarri può lavorare con calma. E guardare con serenità anche alla sfida di stasera.
Non ci sarà Ronaldo, rimasto a Torino per un affaticamento all’adduttore: il tecnico aveva confidato il problema in conferenza, lasciando balenare il turnover, la lista dei convocati ha scacciato i dubbi e ratificato l’esclusione. Dovrebbe farcela invece Higuain, che non ha riportato fratture al setto nasale, possibile che in mediana rifiati Matuidi. «Il Brescia è ben organizzato e in condizione, esprime un calcio piacevole e l’esordio di Balotelli può dare una botta di entusiasmo all'ambiente. Affrontare queste squadre, che sono molto in salute anche sul piano fisico, in questo momento è pericoloso per noi e per tutti». —
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