«In un ristorante a Bosco di Scandiano vendemmo Silenzi al Napoli di Moggi»
Il presidente degli anni d’oro Ermete Fiaccadori conserva i cimeli di una stagione irripetibile
Per ripercorrere gli ultimi decenni di questi primi cento anni di vita di calcio della Reggiana basta dialogare con Ermete Fiaccadori. Ricorda tanti eventi perché lui stesso è stato testimone di momenti di rilievo e protagonista diretto di alcune storiche decisioni. Prima come calciatore poi come dirigente.
Alla Reggiana è arrivato dalla cooperazione, chiamato da Sacchetti che nel frattempo, era la fine degli anni 80: «Nel 1987 Walter Sacchetti che era entrato nella Reggiana, attraverso la Riunite Wine, con Banfi e Vandelli, mi volle alla residenza dei granata. Ho quindi partecipato direttamente all’esonero di Santin, all’arrivo di Perani, alla cessione della maggioranza della società a Veroni, Morini, Sacchetti, all’inizio di un periodo esaltante».
Impossibile in effetti dimenticare che nel 1989 la Reggiana fu promossa in serie B e quattro anni dopo salì addirittura nell’Olimpo calcistico italiano, la serie A.
«Si discuteva – narra Fiaccadori - con Fantuzzi, Munari, con Pippo Marchioro, si comprò Andrea Silenzi che ci lanciò verso l’alto».
In casa, Fiaccadori conserva i ricordi e i cimeli di quella stagione indimenticabile. E torna, con la memoria ad una indimenticabile sfida della Reggiana in serie B.
“La data esatta – precisa - è quella del 30 dicembre 1990 e non potrò mai dimenticare il risultato: 7 a 4 sul Cosenza. All’epoca la Reggiana era diventata un orgoglio, motivo unificante, un simbolo d’eccellenza per la nostra città. Nel frattempo, dal marzo 1988, si erano inseriti nel club Luciano Ferrarini, Giuseppe Spaggiari, Farri, Corradini ed altri dopo che Vandelli aveva rinunciato alla maggioranza societaria. Fui scelto per la presidenza ed operai con Nardino Previdi e con Corni che diventò direttore sportivo e suggerì la chiamata di Pippo Marchioro, con William Vecchi.
«Ci riunivamo nella saletta che un ristoratore di Bosco di Scandiano riservata solo a noi. Qui si parlava di tattica, della “zona” di Sacchi e Marchioro, di giocatori da raggiungere. Vi decidemmo ad esempio l’accordo con Moggi per la vendita di Silenzi al Napoli per ben 6 miliardi di lire: una manna che ci garantiva due stagioni di attività. Poi ci furono le operazioni di Ravanelli, che mi regalò due gol nella sfida di Bologna e si può immaginare come venni accolto al rientro negli uffici felsinei della Coop. Si trattava con i grandi club di Milano, Torino, si era apprezzati per la serietà della società ed amati dai tifosi per il bel gioco. Un periodo coinvolgete, esaltante, indimenticabile». —
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