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Regia story da Umberlóun ad Amadei

MAURO DEL BUE
Regia story da Umberlóun ad Amadei

Un secolo di storia tra imprese memorabili e delusioni atroci Ecco le tappe di un’amore tra una squadra e la sua città 

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MAURO DEL BUE

Il calcio arrivò a Reggio prima della Reggiana.

La prima partita venne disputata nel 1909, nello slargo prospiciente la palestra di via Guasco. Si fronteggiarono due società di ginnastica: la “Forti per essere liberi” e la “Virtus Reggio”.

I pochi reggiani presenti non conoscevano neppure le regole di questo football importato dall’Inghilterra e il giornale locale “L’Italia centrale” commentò: “Speriamo che dalla prossima gara le due squadre possano essere un po’ più ordinate”.

DUE SQUADRE E LA GUERRA

La prima squadra reggiana di un certo calibro fu il “Reggio football club”, nato nel 1912, maglia granata, cui seguì la Juventus Reggio, nata nel 1914, maglia bianconera. Il Reggio si fece un campo per conto suo, inaugurato nel 1913, nell’area della Badia, dalle parti di viale Risorgimento, dove ancora non esistevano abitazioni ed era aperta campagna, e addirittura lo dotò di una cinta di mura in legno. La Juventus giocò invece nell’area del Mirabello, allora demanio militare. Le due squadre si contesero subito l’egemonia in città: granata contro bianconeri, proprio come a Torino. E i bianconeri, già allora, ebbero la meglio. Poi arrivò la guerra a spezzare i sogni anche dei reggiani: in provincia i morti furono più di 6mila, quasi tutti giovani, molti partiti volontari per il fronte. Caddero anche alcuni calciatori del Reggio, Eugenio Iori, Attilio Vanneselli, Ido Bertani e con loro il primo cronista sportivo di Reggio Emilia, il giornalista Ulderico Pedroni. Dopo il 4 novembre tornò nella sua città anche Severino Taddei, detto Umberlòun, per la possente stazza. Di lui si raccontava che con un tiro micidiale aveva sfondato il muro di cinta del Manicomio giudiziario. Leggende che colorano di magia un mondo tramandato solo con le parole.

Il Reggio e la Juventus si unificarono nei mesi immediatamente seguenti la grande guerra e poi la nuova società sui fuse con l’Audax di Reggio Emilia e nacque l’Associazione del calcio Reggiana. Il suo primo presidente fu il conte Giuseppe Cassoli. Era il 25 settembre del 1919.

SI VA AL MIRABELLO

La prima Reggiana scelse il Mirabello dove giocava la Juventus. E la prima maglia fu proprio quella della Juventus, mentre il granata del Reggio e anche del Torino arrivò solo nel 1920. Da quell’anno il calcio reggiano poteva contare su un grande maestro: il viennese Karl Sturmer. Dicono che quando un calciatore non sapesse usare il piede sinistro Sturmer in allenamento gli togliesse la scarpa destra. Nel 1921 arrivò il primo grande giocatore, Felice Romano, italo argentino. Il patron granata Pietro Pietranera lo acquistò dal Torino per una cifra enorme per l’epoca: mille lire. Lui poteva avere mille lire al mese?

Nel 1923-24 la prima grande impresa. La Reggiana, con Felice Romano, Bezzecchi, Sereno, Marchi, e il portiere Agazzani, conquistò il primato del girone e gli sportivi la seguirono anche con un treno speciale nel derby di Mantova, in quella primavera segnata dal sangue di Giacomo Matteotti, poi i granata batterono nello spareggio di Padova l’Olimpia Fiume. E non dovette essere cosa facile. Per quel che Fiume rappresentava dopo la sua conquista leggendaria da parte del poeta Gabriele D’Annunzio che certo non pensava al calcio.

Nel primo campionato di massima serie, quello del 1924-25, la Reggiana si avvalse delle prestazioni di due calciatori austriaci: la mezzala Powolny di 25 anni e l’ala sinistra Huber di 18 anni. Arrivarono al caffè Cibotto posto proprio di fianco al teatro Municipale e i gli sportivi che li aspettavano rimasero un po’ delusi. «Penseven che fossen più elt», commentarono. La Reggiana iniziò alla grande battendo anche l’Inter. Poi Huber dovette abbandonare la città perché lo zio lo prelevò per riportarlo a Vienna. Disse che in Italia si giocava a calci e non a calcio. Di Huber si saprà poi che morì poco più che ventenne non per i calci, ma per un male incurabile a cui nemmeno lo zio riuscirà purtroppo a sottrarlo.

Dopo la retrocessione del 1926 fu nuova promozione in massima serie con un allenatore e portiere cecoslovacco Szigsmond italianizzato, così voleva il regime in Sizmondi. Ma il vero fromboliere fu un reggiano, Stefano Aigotti, poi ceduto al Milan. Aigotti sarà l’unico calciatore rossonero a segnare tre gol all’Inter in un derby.

Tra il 1929 e il 1930 due retrocessioni dalla massima serie alla serie C e per tutti gli anni trenta, sembrava un record, ma non sarà così, fu terza serie.

La promozione in B arrivò mentre già tuonavano i cannoni di una nuova terribile guerra. La Reggiana, allenata da Vilmos Vanicek, che poteva contare sul portiere Lusetti, detto Gatto magico, bagnolese come Milo Campari, e poi Guido Duo, che sarà a lungo allenatore dei ragazzi della Reggiana, Colaussi, parente del famoso nazionale triestino, Malagoli, detto Scheggia, che sarà allenatore del Modena a per un breve periodo anche della Reggiana, travolse tutti e nel giugno del 1940 proprio mentre Mussolini dichiarava guerra alle plutocrazie occidentali, scatenò l’entusiasmo dei tifosi reggiani. Che fu minore, purtroppo, di quello manifestato in piazza Venezia.

Dopo la seconda guerra mondiale Si riprende grazie a Carletto Visconti, un industriale venuto da Varese a dirigere la Castelli formaggi, assieme al reggianissimo Gino Lari e la Reggiana, che nel 1946 aveva conquistato il diritto a partecipare alla serie B a gironi, restò in cadetteria fino al 1952. I quegli anni si segnalano due giocatori in particolare: Guido Vincenzi, che sarà all’Inter e alla Sampdoria oltre che in Nazionale, e Amleto Frignani, che sarà al Milan di Schiaffino e in maglia azzurra.

Nel 1952 retrocessione in C e l’anno dopo nuova retrocessione in IV serie, a causa di una penalizzazione a seguito di una denuncia del Parma. La Reggiana, a giudizio dei cugini, avrebbe tentato di alterare il risultato del derby che serviva ai granata per evitare la retrocessione e al Parma interessava nulla. Il derby fu vinto regolarmente dalla Reggiana per 2 a 1, ma la penalizzazione di 20 punti costò una nuova umiliante retrocessione. Non mancarono reazioni. Tra Reggio e Parma calò il gelo. Vennero bloccati sul ponte dell’Enza diversi prodotti da importare a Reggio e una gara tra Correggese e Parma fu rinviata per motivi di ordine pubblico.

Dopo un anno di IV serie arrivò il parmigiano Luigi Del Grosso. E il Profeta Visconti, raggiunto nel frattempo anche da Giorgio Degola, si formò il cosiddetto triunvirato, dichiarò solenne: “Un parmigiano ci ha fatto scendere, un parmigiano ci farà risalire”.

La profezia cominciò ad avverarsi nel campionato 1955-56, quando la Reggiana di Lucianetti, Mazzucchi, Cappi e soprattutto di professor Catalani, sempre seguita da un pubblico entusiasta e numeroso, si aggiudicò al promozione in C dopi lo spareggio col Bolzano. Lassù a Bolzano i reggiani convennero a migliaia con trombe e bandiere e qualche bottiglia di lambrusco portata da casa. Proprio lì vicino il lussemburghese Gaul aveva appena vinto, nella tormenta, il suo primo Giro d’Italia.

Nel 1957-58, dopo un campionato di assestamento in C la Reggiana volava in B, mentre Modugno approfittando dei primi missili nello spazio sfondava a Sanremo con una canzone che farà epoca. Era la Reggiana di Giampiero Grevi, di Pistacchi, di Latini, e sempre di Del Grosso. Ehi Visconti ma quanto ci farà risalire questo parmigiano?

Tre campionati di B all’avanguardia mentre il Mirabello si dota di nuovi settori in tubolari per consentire un afflusso anche di 15mila persone, con Pinti goleador e coi giovani reggiani Ramusani e Brunazzi, con Corsi e Tribuzio, poi con Martiradonna e Greatti che finiranno per vincere lo scudetto nel Cagliari di Gigi Riva e tre promozione in A solo sfiorate, soprattutto quella del 1961, svanita alla penultima di Alessandria. Ma da segnalare quelle tre vittorie consecutive al Tardini di Parma a suggellare la nostra meritata vendetta, dopo il colpo basso del 1953. Sì vendetta, come cantava il loro Rigoletto.

Finisce l’epoca Del Grosso, con la retrocessione in C del 1962, ma Gigi da San Secondo ritornerà l’anno dopo come direttore sportivo e la Reggiana si riprese la serie B con una clamorosa impresa nel 1964. La formazione della squadra, allenata da Giancarlo Cadè, molti anziani sportivi la conoscono a memoria. Recitiamola insieme: Bertini II, Villa, Bertini I; Bon, Grevi, Fantazzi; De Nardi, Correnti, Mognon, Tomy, Facchin. Gli anni sessanta, anni di progresso economico e di grandi cambiamenti di costume, coincidono con una squadra ambiziosa e spesso tra le più elette della serie B. Sono gli anni, prima, di Giampiero Calloni, detto Calimero per via del pulcino della pubblicità. Si sporcava tutto nel pantano del Mirabello, poi riemergeva piccolo e nero. E soprattutto di Dante Crippa, forse il giocatore più grande, per quello che ha fatto a Reggio,dell’intera storia granata. Lo chiamavano “Crippa show” e sembrava un ballerino del Lago dei Cigni, fintava, dribblava, danzava sulla palla facendo innamorare il pubblico che lo invocava a gran voce dalle tribune.

E nel 1967 arrivò finalmente l’erba al Mirabello. Lo stadio che la Gazzetta dello sport volle definire medioevale col fondo in carbonella, venne sottoposto a una radicale trasformazione.

L’anno in cui la Reggiana andò più vicino alla promozione in A fu il torneo del 1968-69. Con Lamberto Boranga in porta, Giorgi, Vignando, Picella, Zanon e lo stesso Crippa.

Dopo una nuova retrocessione e una nuova promozione in B con Ezio Galbiati in panchina, la Reggiana sfiorò ancora la serie A che si perdeva sempre per un punto, un pelo un palo. In A “ag vòlen mia ander” si sussurrava tra i tifosi. Nel 1971-72 Bongo Boranga,il nostro grande portiere, ci mise del suo. Al Mirabello scontro con Chinaglia, a Roma show del nostro fantastico portiere contro 40mila laziali in subbuglio, poi esilarante papera su tiro di Massa.

Gli anni settanta - tra le minigonne, le imprese di Eddy Merkx, il terrorismo rosso e nero, le tragiche uccisioni e le stragi impunite, i referendum vinti e le canzoni di Battisti - per la Reggiana sono anni di quiete. Nella Reggiana il triunvirato si era allargato all’ingresso dell’imprenditore Raniero Lombardini e si trasformò dunque in quadrunvirato, ma con l’Alessandria nello spareggio di San Siro, pochi giorni dopo il tragico omicidio di Alceste Campanile, Francesconi e Sileno Passalacqua ci regalarono vittoria e salvezza.

Dal 1976 al 1981 i granata furono in terza serie. La promozione in B fu guadagnata dalla compagine di Fogli nel campionato 1980-81, con un centravanti navigato come il romagnolo Flaviano Zandoli e un giovane semisconosciuto di nome Gianfranco Matteoli, detto il Maradona dei poveri. Sarà poi all’Inter vincendo il titolo del 1989.

L’ETA’ DELL’ORO

Due anni di B e poi ancora serie C con Giovanni Vandelli detto Boom Boom coadiuvato anche da Nardino Previdi, poi avanti le Coop con Walter Sacchetti e Ermete Fiaccadori e si inizia la meravigliosa rincorsa verso l’alto. Andrea Silenzi vola in classifica cannonieri, Facciolo para e col Prato all’ultima di campionato è promozione in B.

È il 1989 e cade il muro di Berlino. Vuoi che prima o poi non cada anche il muro che ci separa dalla serie A? Dal 1989 al 1993: sono anni magici, quasi incredibili come quelli rappresentati dal funambolico 7 a 4 contro il Cosenza del dicembre 1990. La Reggiana di Fabrizo Ravanelli e Dario Morello perdeva 3 a 0 dopo mezz’ora.

La vittoria del campionato 1992-1993 ci regalò l’inveramento del sogno troppo a lungo cullato e sempre e solo sfiorato. Il paradiso della A era finalmente nostro grazie alla truppa di Pippo Marchioro che trionfò nella bolgia del Mirabello. Recitiamo insieme quella mitica formazione a cominciare dal grande Luca Bucci un vero acrobata che parò anche l’imparabile e poi …Corrado, Zanutta; Accardi, Sgarbossa, Francesconi; Sacchetti, Scienza, Pacione, Picasso, Morello. Due sogni. Uno spezzato. Il Campionato di serie A 1993-94, con la nuova società composta da Franco Dal Cin e dai fratelli Fantinel in un Mirabello rimesso e nuovo e con oltre 10 mila abbonati, segnò l’arrivo del genio portoghese Paulo Futre che purtroppo svanì in quella fredda giornata del novembre 1993. Il sogno che s’avvera: a San Siro all’ultima giornata con 10mila tifosi al seguito un napoletano col cognome partenopeo segna per noi il gol decisivo con tiro di collo tagliato. Era il 1 maggio festa del lavoro.

L’anno dopo è retrocessione, Marchioro, il più grande allenatore della storia granata assieme a Luigi Del Grosso, viene sostituito e si scende in seconda serie, ma nell’anno della risalita arriva Carlo Ancelotti ed è di nuovo serie A. Ci sono gol che entrano nella storia.

L o stadio e il tramonto

Dopo quello di Esposito a San Siro, eco quello di Strada al Bentegodi che ci regalala matematica certezza della promozione. In panchina Dal Cin vuole il rumeno Mircea Lucescu e la Reggiana parte con un clamoroso pareggio contro la Juventus in un Giglio popolato da 27mila spettatori, è il record assoluto dello stadio reggiano. Poi è mesta retrocessione in B.

Ricominciano gli anni difficili. Anche per l’Italia alle prese con una seconda Repubblica che non nasce mai. Berlusconi, Fini, D’Alema sono figure che prima o poi tramontano. Anche per la Reggiana è tramonto. Dal Cin tenta di riagganciare la serie A nel 1998, torna anche Silenzi, ma il colpo non riesce, poi l’anno seguente è ancora retrocessione e stavolta in serie C. Risaliremo subito, si diceva. E invece l’inferno è durato a lungo, troppo a lungo. Molto più delle due Torri che crollano l’11 settembre del 2001 sotto i colpi degli aerei pilotati dai terroristi. Dopo Dal Cin arriva, col nostro indimenticabile Chiarino Cimurri, anche Ernesto Foglia un imprenditore di Parma che dopo i playoff per la B del 2005, farà fallire la Reggiana. L’affare Petali si dissolve nelle nebbie di una confusa proprietà. Arrivano industriali e coop e la Reggiana con Beppe Alessi in regia torna in serie C nel 2008. Due play off per la serie B poi gli anni di Alessandro Barilli, che salvò al Reggiana da un nuovo fallimento (nel 2013 voleva acquistare lo stadio ma all’ultimo momento si presentò Mapei, una potenza che non si poteva sfidare) e che con Vavassori guadagnò un altro play off per la B nel 2015. Oltre al gran ritorno dei tifosi allo stadio, oltre 10mila col Bassano.

Un nuovo fallimento dopo i due anni dell’americano Mike Piazza che aveva illuso i tifosi (oltre 5mila gli abbonamenti sottoscritti nel 2016) con una semifinale persa ai playoff e un’altra rubataci a Siena da un rigore inesistente.

Si riparte con un nuova società reggiana entusiasta e ambiziosa. Dalla D veniamo ripescati per una nuova avventura professionistica, con Luca Quintavalli e Mauro Carretti al vertice. E nel primo anno di C entra in società anche Romano Amadei col fido e bravo Doriano Tosi ds.

È il campionato del centenario. La storia, i primi risultati, l’entusiasmo del pubblico, stanno a testimoniare che il futuro ci arride. D’altronde un’intera città e un’intera provincia s’identificano mai come adesso con la loro squadra. Vecchia cent’anni, ma bellissima come una ventenne. Altri cent’anni di vita, Reggiana. —





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