Domani in Coppa il Valorugby contro il Viadana
REGGIO EMILIA. Dopo due test amichevoli (entrambi vinti contro Petrarca e Colorno), arriva finalmente per il Valorugby Emilia il primo appuntamento ufficiale. Sabato pomeriggio 28 settembre alle ore 16 allo stadio Zaffanella di Viadana va infatti in scena il primo match della Coppa Italia, trofeo detenuto proprio dai Diavoli di Roberto Manghi.
Un match, il derby del Po, sempre molto atteso dalle due tifoserie e dai giocatori in campo, anche in virtù dei tanti ex presenti nei due schieramenti.
Uno dei più emozionati sarà sicuramente Leonardo Bacchi, reggiano doc, ma vivendo a Boretto vicino anche a Viadana, squadra in cui ha militato nella scorsa stagione. «Conosco bene l’ambiente di Viadana – spiega il 21enne mediano di mischia – e so benissimo quanto sia complicato per gli ospiti giocare in un campo caldo come lo Zaffanella. Prima del match saluterò i miei ex compagni, fra tutti Nicholas Gelati che è anche un grande amico. Poi penserò solo a vincere il match con la mia nuova squadra».
Per un reggiano vestire la maglia del Valorugby è un onore, ma anche una responsabilità. «Sono sincero, non vedevo l’ora di essere un Diavolo. In carriera ho vestito le maglie del Viadana e dell’Accademia federale, ma giocare a Reggio è un sogno che si avvera. Mi sono aggregato in ritardo alla squadra perché mi trovavo in Nuova Zelanda, ma ho trovato un gruppo meraviglioso. Alcuni ragazzi li conoscevo già, ma devo dire che il clima è perfetto. Sono sicuro che faremo grandi cose». Alto 1.71 per 80 kg di peso, Leonardo Bacchi è considerato una promessa del rugby italiano. Negli ultimi mesi, per lui, la possibilità di un’esperienza in Nuova Zelanda con la squadra B del Southland, club partecipante alla “Mitre 10 Cup”, la massima competizione rugbistica nel Paese degli All Blacks.
«Un’esperienza fantastica e molto formativa sia come persona che come giocatore – dice Bacchi – L’aspetto che più mi ha colpito è quanto sia importante per loro il divertimento e la gioia del giocare. E se è così per loro che sono i migliori al mondo, allora forse anche in Europa dovremmo riscoprire il lato divertente del rugby, spesso tenuto nascosto dall’ansia di vincere ad ogni costo». —
R.S.
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