Con il regista Mekel in palla la Grissin Bon trova l’equilibrio
Assistman pazzesco dalla gran tecnica, il play ha firmato il successo con Cantù Il ritardo nella preparazione l’aveva condizionato nelle prime due uscite
Il grande equilibratore.
La prima vittoria della Grissin Bon coincide con la prima prova davvero di alto livello del nome più prestigioso del mercato biancorosso, Gal Mekel. Già con Trento aveva fatto vedere le sue grandi doti tecniche, sfruttate però più che altro come finalizzatore.
Con Cantù il regista ha però decisamente cambiato ritmo, generando gioco e spazi per tutti i compagni e regalando un’anteprima di quello che potrebbe essere un gustoso futuro.
Prima ancora dei numeri, il flusso della gara conferma la qualità della prestazione, ma pure le cifre non scherzano. Mekel ha chiuso con 11 punti e 10 assist, primo reggiano a mettere insieme una doppia doppia in punti e assist dai tempi di Cinciarini. E non a caso, a Desio la Grissin Bon ha chiuso con la miglior prova stagionale al tiro, un brillantissimo 34/59 pari al 57.6%, condito da ben sei elementi in doppia cifra; solo in altre occasioni, in questo campionato, una squadra aveva tirato con più del 55% complessivo.
La giornata di mira buona di Upshaw e del sempre più efficace Vojvoda ha aiutato, ma è palese come la crescita di Mekel abbia tolto polvere e sassi da ingranaggi offensivi che nei primi due impegni avevano spesso girato a vuoto.
D’altronde, il play è qui per questo. E non parliamo di un elemento da poco, ma di uno dei registi europei più affidabili degli ultimi 10 anni di basket continentale di fascia medio-alta. E la sua forza non si è mai vista da statistiche roboanti quanto dalla fluidità delle formazioni in cui giocava.
Da Mekel è difficile aspettarsi un “ventello” ogni domenica, ma parecchi assist, giocate intelligenti e il perfetto governo dei ritmi e delle scelte. Il manuale del play classico, per certi versi, che pensa prima al complesso e poi a sé. Senza dimenticare che comunque, alla bisogna, i punti non sono problema.
La tecnica è notevole, nel tiro come in penetrazione anche con la sinistra, e già con Trento l’israeliano ha pure fatto vedere di saper sfruttare centimetri e stazza contro pari-ruolo meno massicci. La priorità è però altrove, alla squadra e ai compagni.
La carriera di Mekel è lì per raccontarlo.
Dopo il college a Wichita State, in Israele ha guidato formazioni caratterizzate dal bel gioco e dall’efficacia e con l’Hapoel Gilboa Galil ha pure vinto un titolo contro il Maccabi Tel Aviv, la squadra che lo aveva mandato in prestito per farlo crescere. Non tanti punti a referto, ma parecchi assist e parecchie vittorie. Caratteristiche tecniche confermate anche nella prima esperienza italiana a Treviso, pur in un’annata sofferta e culminata con l’addio al basket professionistico della società.
A seguire, un’esperienza nella Nba, chiamato dai Dallas Mavericks e segnata da un periodo nella lega di sviluppo e poi dalla cessione a New Orleans, l’attuale squadra di Melli. Le cifre, inevitabilmente, erano calate, ma Mekel è riuscito a trovare comunque un suo posticino come regista “di servizio” pure al piano più altro.
Il viaggio gli è poi valso chiamate prestigiose e lucrose, sempre fra Eurocup ed Eurolega, con tappe in Russia al Nizhny Novgorod e a Belgrado con la Stella Rossa, prima del biennale ritorno a casa, al Maccabi. A seguire, un buon anno al Gran Canaria, concluso con la qualificazione in Eurolega.
Nel 2018, il passaggio allo Zenit San Pietroburgo, pochi mesi prima rivale di Reggio nei quarti di Eurocup, per un’altra stagione discreta, chiusa alle semifinali scudetto contro l’insormontabile muro chiamato Cska Mosca. —
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