«La Reggiana ha entusiasmo la Triestina un attacco da B»
Domenica il cuore di Totò De Falco sarà diviso tra i granata e gli alabardati «Sono due città con tanta pressione, quando va male perdi la serenità»
Franco De Falco, conosciuto da tutti i tifosi come Totò, nella sua lunga carriera di calciatore, iniziata nelle giovanili della Nocerina a metà anni ’70 e terminata a Castel S.Pietro a metà anni ’90, ha vestito per due stagioni – dal 1991 al 1993 in serie B – la maglia della Reggiana, nell’epoca d’oro sotto la guida del suo mentore Pippo Marchioro che a Cesena lo fece debuttare in A appena 18enne: per lui 56 presenze complessive e 6 reti all’attivo in riva al Crostolo, con un contributo importante fornito alla conquista della prima storica promozione in serie A al termine della stagione 1992-93.
Con il club alabardato – in cui aveva giocato per ben sette campionati negli anni ’80, diventandone la bandiera – De Falco ha lavorato come direttore sportivo fino al termine della stagione 2009-10, sempre in serie B. Ha rivestito nella sua prima stagione a Trieste (2005-06) pro tempore anche i ruoli di allenatore e presidente.
Per chi tiferà domenica?
«Non è facile per me scegliere chi tifare domenica, ma se devo dire una squadra dico Triestina. Per me Trieste è stata come una seconda casa, ho giocato 7 stagioni nel pieno della mia carriera rinunciando senza alcun rammarico anche ad alcune proposte dalla Serie A, anche se la più grande soddisfazione della mia carriera me la sono tolta a Reggio vincendo il campionato di Serie B».
Come si spiega le difficoltà della Triestina in questo inizio di campionato?
«Nella scorsa stagione sono arrivati ad un passo dalla promozione perdendo solamente la finale playoff con il Pisa e quest’anno hanno allestito una rosa molto importante e forse si aspettavano che questo campionato fosse quasi una passeggiata. Hanno avuto qualche difficoltà e con la pressione che possono mettere piazze come Reggio e Trieste non è mai facile ritrovare la serenità necessaria in campo».
La Triestina molto probabilmente arriverà a Reggio Emilia senza un allenatore designato dopo l’esonero di Pavanel, potrà essere un problema ulteriore?
«Non credo possa essere un alibi per loro. Hanno momentaneamente affidato la guida a Princivalli, che prima dell’ultima sconfitta casalinga con il Ravenna aveva ottenuto due vittorie consecutive, per avere la tranquillità di scegliere un tecnico senza pressione. Sicuramente arriverà una squadra non tranquilla ma con un reparto avanzato quasi da categoria superiore».
Come ha visto la Reggiana in questo inizio di stagione?
«Ho visto una squadra che gioca un bel calcio ed ora sta viaggiando sulle ali dell’entusiasmo senza avere la pressione di fare risultato a tutti i costi. Ero certo che un direttore sportivo come Doriano Tosi sarebbe riuscito ad allestire una squadra di livello in grado di competere in questo campionato e ha un allenatore che fa giocare bene le sue squadre. Con l’ingresso di Amadei anche la società ha acquisito una solidità che non si vedeva da tempo, galvanizzando tutto l’ambiente intorno alla squadra».
Che partita sarà secondo lei domenica?
«Mi aspetto una partita tosta e aperta tra due squadre in grado di mettersi in difficoltà a vicenda e di garantirsi la vittoria».
Che ricordi le sono rimasti di Reggio Emilia?
«Bellissimi delle città, delle persone e dell’esperienza vissuta sul campo. Naturalmente il secondo anno è stato straordinario, è stata la ciliegina sulla torta della mia carriera, non avevo mai vissuto una coesione così grande tra ambiente e squadra. Ogni domenica il Mirabello era stracolmo di persone e piano piano abbiamo iniziato a viaggiare sulle ali dell’entusiasmo riuscendo a conquistare la promozione in A quando nessuno lo pronosticava. L’unico rammarico che ho è di non essere riuscito a lavorare come avrei voluto nel ruolo di dirigente, anche se ho la consapevolezza di aver portato a Reggio giocatori importanti come Andrea Parola o Mattia Bani che ora gioca in Serie A».
Cosa ha significato per lei Pippo Marchioro?
«Pippo per me è stato come un secondo padre, pensi che è stata la persona che mi ha insegnato a guidare la macchina. Con lui ho sempre avuto un rapporto che è andato oltre a quello che esiste tra tecnico e giocatore, con lui ho esordito da professionista e con lui ho concluso la carriera vincendo un campionato. Sono stato una sua scommessa quando sono arrivato in granata e per questo ho dato sempre tutto sia sul campo che nello spogliatoio per far si che le cose andassero per il verso giusto».
Cosa fa ora?
«Vivo da anni a Cesena, mia moglie non vuole che vada più in giro per l’Italia, ma mi sto togliendo delle bellissime soddisfazioni con la Savignanese a pochi minuti da casa. Due stagioni fa abbiamo vinto il campionato di Eccellenza, ma il vero fiore all’occhiello è il settore giovanile, che grazie ad una società seria ed affidabile, ci permette di sviluppare tanti prospetti che poi ci vengono chiesti da società professionistiche». —
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