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Affiatata, efficace e vincente la Grissin Bon è sbocciata

A.A.

I numeri lo confermano: il team ha cambiato faccia dopo le prime due uscite  Cantù e Cremona fermate dalla difesa e affossate da buone percentuali al tiro

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reggio emilia. Due squadre diverse.

La Grissin Bon partita con due sconfitte filate e quella che ha vinto due match consecutivi non sembrano sorelle ma solo lontane cugine, nonostante l’organico sia rimasto il medesimo e anzi l’unica assenza per infortunio, quella di Candi, ci sia stata nella vittoria con Cremona.

Cosa è cambiato? I giocatori hanno decisamente maggior confidenza, con i compagni e con il sistema di gioco, e la differenza a livello di intensità si vede chiaramente.

L’altra grande chiave è legata al duo di stelle biancorosse, Mekel e Johnson-Odom.

Il play israeliano sta trovando condizione e ritmo, i 24 assist smazzati con Cantù e Cremona un gustosissimo memorandum delle due doti. Allo stesso tempo, lui e Johnson-Odom sembrano aver trovato un discreto equilibrio e la guardia mancina sta continuando a produrre punti senza però sbilanciare la squadra o bloccare la fluidità. Anche il calendario ha dato una mano, Brescia e Trento sono squadre toste e potenti fisicamente che hanno evidenziato i dolori di crescita dei biancorossi, mentre Cantù e Cremona - formazioni più “leggere” - hanno lasciato maggior respiro a una Grissin Bon già di suo in crescita.

Alcune cifre spiegano molto bene il salto. Prima di tutto, i punti subiti. Nei due ko Reggio ha concesso in media 87 punti, nei due successi le rivali non si sono nemmeno avvicinate a quota 80, fermandosi a 75 e 71. Una bella differenza, condita dalla tenuta a rimbalzo. Con Brescia e Trento, massicce e atletiche, il saldo a rimbalzo è sempre stato negativo: 34 a 26 per Brescia e 35 a 32 con Trento.

Con Cantù i biancorossi hanno vinto la battaglia e nettamente, 32 a 27, mentre con Cremona si è pareggiato a 39: questo dato è però adulterato dai tantissimi errori al tiro dei lombardi, che hanno potuto contare su un numero molto alto di rimbalzi offensivi lunghi su cui l’attaccante è spesso in vantaggio. Di sicuro, non ci sono state enormi sofferenze in area, e i centri avversari non hanno fatto molto male, a differenza dei vari Cain e Knox.

Anche in attacco il divario fra vittorie e sconfitte è marcato, soprattutto nelle percentuali al tiro da due. Se nei primi due impegni si era viaggiato attorno a un comunque dignitoso 50%, con Cantù e Cremona si è saliti al 61.9% e 64.9%. Dati parecchio positivi, figli del predominio del pitturato e della sapienza superiore di Gal Mekel, che con i 14 assist dell’ultima partita ha già messo in tasca un record di Pallacanestro Reggiana: nessun biancorosso aveva mai fatto così tanti passaggi vincenti in una gara. L’8/9 complessivo al tiro da due dei lunghi titolari Owens e Upshaw è anche merito suo, in particolare con Owens l’intesa per giocate sopra al ferro è già buona.

In generale, un Mekel in ritmo - e non aggredito da difensori massicci che gli tolgono visuale - è sempre in grado di trovare l’uomo libero, scegliendo sempre la soluzione più adatta alle caratteristiche del compagno. Se la difesa non è sempre attenta, il play israeliano può punirla in ogni circostanza, riducendo parecchio il margine di errore. E non sarà facile mettergli sempre pressione con esterni di stazza. Dirottare un mastino su Mekel comporterà lasciare marcatori “leggeri” contro gente atletica e potente come Johnson-Odom, Fontecchio e Vojvoda. —

A.A.

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