Da Oba Martins a Kargbo: i talenti africani della Reggiana
L’attaccante della Sierra Leone ha stupito tutti con la sua velocità devastante. La speranza dei tifosi granata è che ripercorra le orme di giocatori come Oliseh
REGGIO EMILIA. Augustus Karbo, per molti già l’imperatore Augustus, ha marchiato a fuoco l’ultima vittoria della Reggiana contro la Triestina. Due gol e tantissime azioni con cui ha messo in grossa difficoltà la retroguardia ospite, sfruttando al meglio la sua velocità. Arrivato a Reggio, l’ultimo giorno di mercato in prestito dal Crotone, Kargbo ha iniziato pian piano a conquistare il suo spazio nelle gerarchie di mister Alvini, anche per i tanti infortuni ai compagni di squadra.
Dopo le prime apparizioni in cui aveva fallito gol facili, Kargbo non si è demoralizzato, ha aspettato il suo momento e ha impresso il suo nome nella storia granata perché le sue accelerazioni ammirate dagli spalti del Città del Tricolore domenica scorsa, saranno difficili da dimenticare. È riuscito ad abbinare una velocità impressionante ad una forza fisica che gli ha consentito di resistere ad ogni colpo dei difensori che, a un certo punto del match, hanno provato a fermarlo in ogni modo possibile. Augustus Kargbo, attaccante nato in Sierra Leone che si ispira a Kallon , è l’ultimo di una serie di atleti africani che negli anni hanno vestito la maglia della Reggiana. La speranza è che possa essere il nuovo Obafemi Martins e non Benjamin Onwuachi.
TRAMPOLINO DI LANCIO
La Reggiana e la maglia granata sono state un viatico verso il calcio mondiale per tanti giocatori africani, arrivati giovanissimi e partiti verso maglie prestigiose. Impossibile dimenticare Sunday Oliseh che a Reggio disputa la stagione 1994/95 in Serie A, lasciando la maglia granata dopo un solo anno per approdare al Colonia e in seguito all’Ajax poi Juventus e Borussia Dortmund, oltre ad aver partecipato ai mondiali di Usa ’94 e Francia ’98 con la nazionale Nigeriana. E poi Obafemi Martins, anche lui elemento della nazionale nigeriana con cui ha disputato il Mondiale in Sudafrica nel 2010, ha giocato in granata nella stagione 2000/01, prima di passare all’Inter, con cui ha vinto 1 campionato, 1 Supercoppa Italiana, 2 volte la Coppa Italia oltre a 1 Campionato Primavera e a 1 Torneo di Viareggio. Lasciata Milano ha giocato in Inghilterra, Germania e Russia prima di trasferirsi negli Usa. Insieme a Martins in granata arrivò anche Stephen Ayodele Makinwa che dopo un paio di stagioni lontano da Reggio, veste la maglia della Reggiana 2002/03 in Serie C1, prima di partire l’anno dopo verso categorie superiori. Nel suo futuro ci sono la B e la A, con le maglie di Modena, Genoa, Atalanta, Palermo, Lazio, Reggina e Chievo Verona. Altri due africani sbocciati a Reggio sono stati Mathew Olorunleke e Maxwell Acosty. Il primo dopo essere cresciuto nel settore giovanile granata, torna a Reggio nella stagione 2004/05, con la squadra che sfiora la promozione in Serie B e Leke che segna un gol contro il Napoli in un Giglio in festa. Dopo il granata per lui arriva la Serie A con la maglia del Messina. Acosty gioca con la maglia della Reggiana nel 2008/09, dopo essere stato scoperto mentre gioca a calcio con degli amici e, dopo una sola stagione in granata anche per lui arriva il salto in A con la Fiorentina. Da lì in poi per lui ci sono solo Serie A e Serie B con le maglie di Juve Stabia, Chievo Verona, Carpi, Modena, Latina e Crotone. Nel 2017 si trasferisce in Croazia al Rjieka, con cui esordisce nelle coppe e segna il suo primo gol internazionale a San Siro al Milan.
PROMESSE INCOMPIUTE
La storia granata però è piena anche di giocatori che si sono persi per strada. Sopratutto l’ossatura della formazione Berretti che portò il primo storico scudetto di categoria era zeppa di atleti africani che sarebbero potuti essere l’ossatura della Reggiana del futuro. Primo fra tutti mister 40 gol Benjamin Onwachi, trascinatore di quella formazione Berretti allenata da Sergio Eberini. Dopo quella stagione strepitosa arrivò per lui la chiamata della Juventus e anche qui continua a segnare nella formazione Primavera, in coppia con Raffaele Palladino. Poi arriva l’esordio con gol in Coppa Italia, partita che rimarrà la sua unica presenza ufficiale con i bianconeri. Da lì inizia un girovagare per le serie inferiori senza più riuscire ad incidere. Di quella formazione Berretti facevano parte anche Henry, Saula, Ukah, Wahab e Azeez, ma anche loro dopo aver lasciato la maglia granata hanno girovagato senza mai riuscire ad incidere nel calcio professionistico. Ayeni, Adeshina e Miftah sono altri tre elementi arrivati in prima squadra a Reggio come giovani di belle speranze senza però riuscire ad incidere: Ayeni indossa la maglia della Reggiana solamente nel 1997, venendo immediatamente lasciato partire senza troppi rimpianti verso il Timisoara, Adeshina arrivato nel ’99 esordisce subito in C1 prima di passare alla Ternana in B dopo una sola stagione. Torna a Reggio nel 2006 poi passa all’Arezzo prima du andare a giocare in Svizzera. Hicham Miftah invece non è riuscito a consacrarsi nel calcio professionistico, ma ha avuto una buona carriera nei dilettanti.
SPARITI DAI RADAR
C’è anche qualcuno di cui si sono perse completamente le tracce come Ahmed Omasaro, anche lui elemento cardine di quella Berretti campione d’Italia che alcuni anni fa aveva intrapreso una carriera musicale negli Usa. Un altro elemento di cui si sono perse le tracce nel calcio giocato è Akeem Omolade che dopo una stagione in maglia granata nel 2005/06 e un altro paio di campionati in Serie C2, è sceso nei dilettanti. Precious Monye, un giocatore passato quasi inosservato essendo stato tesserato nel campionato 1999/00 e lasciato partire l’anno successivo. hakpoke è ricordato per 1 gol, quello realizzato nei minuti di recupero nella sfida tra Reggiana e Alzano Virescit nella stagione 2001/02, gol che decreta la vittoria e la salvezza. Non si sa invece cosa poteva essere Joseph Dosu, portiere nigeriano campione olimpico con la nazionale ad Atlanta ’96. Dosu fu tesserato l’anno successivo, ma un terribile incidente d’auto a Lagos in Nigeria gli costò l’amputazione di una gamba e il conseguente addio al calcio: esordì mai in maglia granata. —
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