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la festa nell’intervallo 

La leggenda Bob Morse al Bigi «Reggio mi vuole bene»

Adriano Arati
La leggenda Bob Morse al Bigi «Reggio mi vuole bene»

Ospite d’onore ieri, l’ala giocò nelle mitiche Cantine Riunite dal 1984 al 1986 Ieri il tributo della Pallacanestro Reggiana al campione di tante battaglie

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«È sempre bello tornare a casa, rivedere tanti amici e capire che c’è tanta gente che mi vuole bene». Difficile non volerne, a un giocatore di livello stellare come Reggio non aveva visto mai. La gara con Pistoia era anche la serata dedicata a Bob Morse, omaggiato come già in passato dalla società biancorossa. L’ala statunitense, che con Pallacanestro Reggiana ha concluso una carriera come poche in Italia con due buone stagioni fra l’84 e l’86, è stata celebrata ad inizio partita con una prima vetrina.

Nell’intervallo è arrivato il tributo vero e proprio, alla presenza di un immortale icona biancorossa, Gianni Pastarini, storico ds reggiano. Un vecchio amico di Morse, e non era l’unico: in tribuna sono passati a salutare anche Orazio Rustichelli e Leo Melli, fra gli altri.

Poi, la parola al protagonista ed al suo eccellente italiano, rodato da decenni come insegnante universitario proprio di lingua italiana.

«È sempre bello essere qui, a Reggio mi sento a casa, ed è bello ritrovare degli amico dell’epoca. Grazie davvero di tutto, è sempre una grande emozione».

Emozioni e ricordi per un nucleo di giocatori entrato nel mito, e tutt’ora amatissimo dai tifosi più navigati: «Quello era davvero un gruppo solido, con cui ci siamo tolti delle soddisfazioni, giocando bene e arrivando a buoni risultati in campionato, è sempre un piacere ritrovarsi e pensare a quelle belle annate. Per me c’era anche una grande novità, il tiro da tre punti, quella con Reggio è stata la prima stagione in cui ho giocato dopo l’introduzione delle bombe», ricorda. E non è ricordo da poco, parlando di uno dei più grandi tiratori della storia del basket europeo.

«Di tempo ne è passato, ma qui a Reggio torno sempre volentieri e davvero mi sento a casa, mi fa piacere sentire l’entusiasmo dei tifosi, è bello sapere di essere ricordato sempre ed in un modo così positivo. Sicuramente ci tornerò».

E sarà un’altra occasione per un enorme grazie collettivo. Il Bob Morse visto a Reggio non era più il “caschetto” degli anni d’oro, la distanza anche nell’aspetto era chiaro. Era comunque un giocatore di livello superiore, con un passato più che glorioso nella Varese dominatrice d’Italia e d’Europa degli anni ’70. Alla Pallacanestro Reggiana arrivò dopo una parentesi triennale ad Antibes, un gran ritorno in Italia dal notevole valore simbolico per la società biancorossa: l’ingaggio di uno dei più grandi campioni del basket tricolore era un bel segno di consacrazione per la rampante Reggio dell’epoca. Morse è stata la prima grande stella a vestire la maglia reggiana, e se il suo ricordo oggi è meno intenso è dovuto più che altro all’alone degli altri due strepitosi realizzatori che lo hanno seguito: Joe Bryant, seguito dal figlioletto Kobe, e soprattutto Mike Mitchell, unico e inimitabile.

Con Morse, fra l’altro, male non andò neppure in campo. Baffuto e col capello corto, nelle due annate in via Guasco ha segnato prima 19 e poi 24 punti di media viaggiano a percentuali assolutamente irreali dal campo, sia da due punti sia da tre, specialità introdotta proprio nel 1984, come lo stesso giocatore ha sottolineato. Quella Cantine Riunite, guidata da Dado Lombardi e con i vari Rustichelli, Bouie e Brumatti, si tolse parecchi sfizi e conquistò pure i playoff. Belle prove di futuro firmate Bob Morse. —





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