La classe operaia ha portato la Grissin Bon in paradiso
Vojvoda si riscopre primo violino, il rookie Pardon super in fase difensiva Contro Pistoia gli attori non protagonisti hanno recitato un ruolo decisivo
Primo violino per lunghe stagioni in Ungheria, David Vojvoda s’è preso con Pistoia tutta la scena, strappando applausi anche alla leggenda Bob Morse, ospite d’eccezione del match.
Tiratore assassino, l’ungherese ha ucciso la Orirora in una decina di minuti di progressiva esaltazione offensiva.
Divinità in patria, mai uscito in carriera dall’Ungheria. Vojvoda s’è rimesso in discussione a 29 anni accettando la proposta estiva della Pallacanestro Reggiana.
Quando ha detto sì al club biancorosso, la guardia arrivava da un quadriennio nel Szolnoki Olaj con cui aveva vinto tutto il vincibile entro i confini nazionali (quattro scudetti e quattro coppe d’Ungheria) e con il quale aveva anche girato l’Europa battagliando perfino con la Grissin Bon nella semifinale d’Eurochallenge 2014.
Vestire il biancorosso con la certezza di non avere un ruolo “garantito” da solista assoluto, va detto, deve aver richiesto un certo coraggio da parte del giocatore che è sbarcato in Italia che la consapevolezza di doversi conquistare con tanto lavoro in palestra, uno spicchio di palco sotto la luce dei riflettori.
Dopo qualche stecca, il tiratore magiaro è riuscito con Pistoia a ritrovato la verve di sempre. Quando il risultato era apertissimo e la palla pesava parecchio, s’è scaldato, è entrato in striscia e ha risolto il match.
Il dato statistico è di tutto rispetto: quasi 64/ da due, 75% da tre e 75% dalla riga bianca, conditi con 2 assist e 5 rimbalzi, con un coefficiente plus/minus pari a 22 e una valutazione di 24.
Non va però tralasciato l’incoraggiante fatto che ci siano stati anche altri protagonisti che nella penombra hanno lavorato benissimo nel momento del concerto dell’ungherese. Candi, si sa, in versione stopper sa dare molto alla causa. L’ha fatto anche domenica togliendo ossigeno agli esterni toscani, mentre in area tanto ha fatto Derek Pardon. L’impacciato rookie visto in pre-season ha cominciato a prendere le misure al gioco europeo.
Se qualche peccatuccio d’ingenuità spesso ancora scappa, di sicuro domenica il livello d’intensità difensiva del lungo americano è rimasto alto, quando contava sul serio.
Nel momento dello strappo reggiano, quando David Vojvoda colpiva a ripetizione, l’americano di s’è fatto sentire più che mai in area, intasandola, giocando ad alta intensità e mettendo in crisi i lunghi ospiti.
Comprimari crescono, dunque, alla corte di Maurizio Buscaglia ed è stato un passaggio importantissimo nel momento in cui il bomber Johnson-Odom è restato in ombra.
Domenica, in realtà, Darius non era propriamente al top. Un taglio sotto a un piede, in un posizione particolarmente fastidiosa, rimediato in un banale incidente domestico, l’ha limitato in modo evidente in campo.
In attesa del pieno recupero della sua prima punta, la Grissin Bon può legittimamente gioire dell’aver centrato il suo terzo successo. Con sei punti (due in più delle big Milano e Venezia) s’è infatti installata nella parte sinistra della graduatoria.
Conta pochino a questo punto, soprattutto in un’annata che, causa disparità del numero delle partecipanti, vede a turno un team a riposo. Ma essere lì e volerci restare diventa indubbiamente un enorme stimolo. —
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