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«Il boom dell’Academy stimola a fare sempre di più»

Tommaso Landini
«Il boom dell’Academy stimola a fare sempre di più»

Andrea Menozzi, responsabile della cantera della Pallacanestro Reggiana «L’obiettivo del nuovo progetto è fare rete nell’ottica di uno scambio proficuo»

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Da anni, ormai, il settore giovanile è il vero fiore all’occhiello di Pallacanestro Reggiana.

Il vivaio biancorosso, riconosciuto come uno dei migliori in Italia, grazie ad un coaching staff di alto livello, ha saputo produrre nel tempo numerosi campioni (basti pensare, tra gli altri, a Basile e Melli), ma anche mantenersi al passo con i tempi e proporre progetti ambiziosi come quello dell’Academy

«Abbiamo in tutto una sessantina di tesserati - spiega Andrea Menozzi, responsabile della cantera biancorossa - suddivisi in quattro squadre: Under 14, Under 15, Under 16 e Under 18. Non va poi dimenticata la Scuola Basket, che coinvolge dai bambini più piccoli fino all’Under 13».

Avete già iniziato i campionati. Che risultati avete ottenuto finora?

«L’Under 18 sta facendo un pochino fatica, al di là dei risultati, in quanto ci sono diversi ragazzi nuovi da inserire, e tanti infortunati da recuperare. Questo ci sta rallentando, ma si tratta di un momento fisiologico che contiamo di superare nel più breve tempo possibile; siamo comunque soddisfatti del lavoro che i ragazzi hanno svolto finora in palestra. Le altre formazioni, invece, hanno disputato al massimo una partita: chiaramente è presto per stilare bilanci, ma nutriamo una forte fiducia nei nostri giocatori».

Qual è il rapporto con coach Buscaglia e lo staff della prima squadra?

«C’è una collaborazione davvero ottima: quotidianamente sento Buscaglia, oppure Fucà (il vice allenatore della Grisisn Bon,ndr), per discutere di vari aspetti. Inoltre coach Giuseppe Di Paolo (l’assistente della prima squadra biancorossa, ndr), insieme ai preparatori Alberti e Del Principio, lavora a stretto contatto anche con l’Under 18, per cui la sinergia è davvero forte. Rispetto allo scorso anno, i risultati della prima squadra ci aiutano ad avere una maggiore serenità nel lavoro quotidiano».

Cosa può dirci dei giovanissimi Cipolla e Diouf, inseriti in pianta stabile in prima squadra?

«Per età, Cipolla avrebbe finito il suo percorso nelle giovanili; per aiutarlo a recuperare dall’infortunio subito in estate, però, lo stiamo facendo allenare anche con l’Under. Per quanto riguarda Diouf, stiamo lavorando a stretto contatto con lo staff della prima squadra per aiutarlo nella sua crescita, sia tecnico-sportiva sia personale. Non è facile per un ragazzo così giovane trovarsi catapultato nel mondo del professionismo, per cui anche l’aspetto più strettamente umano va seguito con attenzione».

Qualche altro giovane promettente su cui spenderebbe qualche parola?

«Non me la sento di sbilanciarmi così tanto; una cosa che mi piace sottolineare è che, a livello di Under 14 e Under 15, abbiamo attivato una collaborazione particolarmente proficua con diverse società del territorio, che speriamo possa portare buoni risultati per tutti».

Parlando di collaborazioni, la novità più rilevante riguarda il progetto dell’Academy.

«Sono davvero molto contento, anche a livello personale, che la società abbia supportato questa iniziativa a tutti i livelli, sia tecnico che dirigenziale. La novità è stata accolta con grande favore, sia dalla dirigenza sia dagli allenatori, a partire da Maurizio Buscaglia fino agli istruttori della Scuola Basket. Inoltre, i primi riscontri che stiamo avendo dalle società che hanno aderito sono entusiastici. Questo alimenta la nostra voglia di fare, tanto che stiamo già lavorando sui prossimi appuntamenti. L’obiettivo principale è quello di fare rete, nell’ottica di uno scambio che sia continuo e proficuo per tutti».

Da molti anni ormai si discute del decadimento del livello del campionato italiano, così come delle prestazioni scadenti della Nazionale. Da esperto del settore, pensa che la colpa di ciò sia dovuta anche a cattive politiche riguardo i settori giovanili?

«Credo che, più in generale, alla base ci sia un problema di carattere economico: ci sono meno risorse da utilizzare, e questo significa meno investimenti nei settori giovanili e un livello più basso delle prime squadre. Al momento, credo che i risultati della Nazionale siano dovuti a fattori più contingenti; di sicuro, sul lungo periodo, lo scadimento del livello dei campionati può diventare un forte problema anche per la massima rappresentativa azzurra».

Come si può provare ad uscire da questa situazione?

«Molti si sono cimentati con questa questione, partorendo però soluzioni estemporanee, quasi dei palliativi che però non hanno prodotto alcun beneficio.

Io credo che sia urgente studiare a fondo, e soprattutto adottare una prospettiva di medio-lungo termine: solo in questo modo si potrà trovare una reale soluzione agli attuali problemi».





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