Non solo Teodosic Quella delle V Nere è una macchina quasi perfetta
Agli ordini del coach Sasha Djordjevic c’è una squadra ricca di fuoriclasse, forte sia in attacco sia in difesa
Ricca, forte, solidissima. E guidata da uno dei pochi veri artisti dello sport contemporaneo. La qualità di questa ambiziosissima edizione della Virtus Bologna è indubbiamente uno stimolo in più in vista del derby.
E il fatto che i bianconeri guidati dal vecchio fuoriclasse Sasha Djordjevic arrivino a Reggio ancora imbattuti in campionato ne è la conferma più concreta. Anche in Eurocup le cose stanno andando bene, con una sola sconfitta incassata.
Questa è una squadra di prima fascia, costruita con investimenti massicci sostenuti dal patron Zanetti per riportare la Virtus ai massimi livelli nazionali e continentali. Una rosa tosta, profonda, con tanti elementi rodati e qualitativi. In più c’è lui, Milos Teodosic. Uno dei migliori playmaker del nuovo millennio, passatore poetico e vincente impressionante, tornato in Europa dopo una controversa esperienza Nba. Aveva corteggiatori da ogni parte, ha scelto la Virtus grazie alla presenza di Djordjevic e ora è il simbolo di una società che punta a ripresentarsi a breve in Eurolega. Non è solo una figurina, però.
Teodosic è ancora in grado di dominare a piacimento, in questo avvio di stagione sta entrando in condizione dopo un infortunio ma ha già lasciato un segno pesantissimo. Ha dominato diversi finali di gara tirati, chiudendo sempre i conti a vantaggio della Virtus, ha già regalato giocate da cineteca e assist da lacrime agli occhi. Mercoledì sera, tanto per non perdere il vizio, ha messo il canestro decisivo a un secondo dalla fine del match di coppa con Monaco. Un fenomeno, una gioia per gli occhi da vedere ma, purtroppo per Reggio, semplicemente impossibile da fermare. Al massimo limitare. Non c’è solo Teodosic, però. Anzi. Bologna ha il terzo attacco, è seconda per rimbalzi catturati, primissima per assist smazzati, quarta per punti subiti e terza per rimbalzi concessi. Una macchina solida e affidabile, che sa come far faticare gli avversari e trova sempre un modo per far male, con tecnica e potenza, guidata da un gruppo straniero di prima fascia affiancato da italiani esperti. La forza principale è il duo di registi, con Teodosic affiancato dal connazionale serbo Markovic, primo assistman del campionato.
Alto, lucidissimo, navigato, già di suo potrebbe guidare una squadra di vertice, al fianco di Teodosic l’impatto è amplificato. Sotto canestro ci sono due lunghi americani esplosivi e massicci, Hunter e Gamble, molto bravi a monetizzare i regali sganciati dai due play. Non sono centri puri, di stazza, ma per la serie A vanno più che bene.
Le ali sono italiane, Ricci e Baldi Rossi, tiratori efficacissimi nell’aprire il campo e lasciare spazio ai creativi. Pure fra gli esterni c’è tanta qualità, con l’ex canturino Frank Gaines a dare tiro, atletismo e velocità; senza obblighi di regia, può davvero far male. È in dubbio la presenza del quinto straniero, la guardia-ala Weems, tornata in gran fretta negli Usa per serie problemi famigliari. Ma Djordjevic ha alternative italiane in grado di compensare a dovere, il giovane Pajola e David Cournooh. Pajola è una delle principale promesse del basket tricolore, ha fisico, atletismo e tanta faccia tosta. Cournooh porta muscoli, potenza e grande dinamismo, pericoloso in difesa e come tiratore di striscia. Pochi punti deboli, almeno in apparenza, ed un bel test di crescita per la Grissin Bon.
Nelle ultime gare i biancorossi sono stati bravissimi a sfruttare la superiorità atletica e fisica, ora devono far vedere di saper reggere al piano di sopra. —
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