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selezioni in culla – l’inchiesta 

Federcalcio e società si accusano a vicenda «ma a sbagliare sono anche i papà»

Nicolò Valli
Federcalcio e società si accusano a vicenda «ma a sbagliare sono anche i papà»

Fausto Vezzani, alla guida del vivaio della Reggio Calcio «Colpa delle norme federali». La Figc: «Nessun obbligo»

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REGGIO EMILIA. «Neanche a farlo apposta: ci è appena arrivata la richiesta da parte di una società professionistica: è interessata a un nostro tesserato. Classe 2011...». Fausto Vezzani è uno dei volti più noti del calcio dilettantistico di casa nostra. E buona parte della sua carriera di tecnico l’ha sin qui dedicata ai vivai. Prima con Reggiana e Sassuolo e ora alla guida del settore giovanile della Reggio Calcio. E dalle sue parole si capisce che quello della selezione precoce dei bambini è un tema caldo nella nostra provincia.

Non solo: al pari di altri dirigenti delle società della nostra provincia, anche Vezzani sembra individuare qualche colpevole di questa situazione. «Il problema è della Federazione, che impone alle società professionistiche di schierare formazioni di bambini giovanissimi. Ecco che che i ds vanno allora a selezionare quelli ritenuti più pronti. Più l’età si abbassa però, più è alto il rischio di commettere un errore, così si finisce molte volte per rispedire a casa un bambino costringendolo a subire un trauma». Vezzani ne ha poi anche per i genitori: «Il genitore non resiste alle avances, ma molte volte non calcola i rischi del caso. E’ infatti provato che a 12-13 anni si ha già un’idea sullo sviluppo fisico del ragazzo, prima no. O si garantiscono almeno 2-3 anni per valutare i processi di crescita, o si aspetta un’età più matura».

La Figc dunque sotto accusa, ma l’ente di riferimento valorizza invece i propri progetti, Massimiliano Rizzello, coordinatore Federcalcio Emilia Romagna, spiega lo stato delle cose: «Il vero problema sono i genitori-afferma Rizzello- che non sono sensibilizzati a dovere e fremono per spalancare le porte del grande calcio non appena sentono di un minimo interessamento. Noi non obblighiamo a selezionare i bambini, ma poniamo dei vincoli: per figurare come Scuola Calcio Elite ogni club deve rispettare dei parametri, tra cui quello di avere una formazione per ogni categoria del settore giovanile; sta poi a ogni team scegliere se aderire. In una formazione di Piccoli Amici, però, bastano una decina di bambini, non 40 o 50 come operano da certe parti. La Fifa vieta i provini prima dei 12 anni, ma se poi le società con i loro osservatori avvicinano i genitori facendo pressione per i trasferimenti…».

Rizzello analizza poi lo stato di salute delle scuole calcio dilettantistiche: «Il problema è che si investe molto poco. Nella nostra regione ci sono numerosi laureati Isef che escono ogni anno dalle università, ma per un risparmio dei costi non vengono ingaggiati. Se le alternative sono però allenatori non più giovanissimi con metodi poco aggiornati, allora è migliore la proposta offerta dalle società professionistiche, che mettono al centro il ragazzo disponendo di uno staff altamente preparato sia a livello tecnico che educativo. La Figc non è a favore dei trasferimenti, ma vuole il rispetto dei regolamenti. Se i tesseramenti sono a posto, se le società si mettono d’accordo e se le famiglie avallano il trasferimento noi non diciamo no a priori, ma lasciamo facoltà di scelta. Anche se-confessa in conclusione Rizzello - mio figlio lo farei crescere con calma nella società del quartiere, con i propri amici…». —

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