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Next Gen, Sinner approda in finale Dovrà vedersela con De Minaur

Stefano Semeraro

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Il tennis sta per, dovrebbe, potrebbe, ma soprattutto vorrebbe cambiare. Per diventare più smart, glamour, social - scegliete l’aggettivo più piacione - e attirare un nuovo pubblico ora che si profila all’orizzonte l’estinzione dei Patriarchi capaci di garantire vent’anni di vacche pasciute (specie del 38enne Federer).

ll laboratorio del cambiamento sono le Atp Next Gen Finals di Milano, dove da tre anni si stanno sperimentando alcune regole che un domani - chissà, forse - potrebbero essere adottate sul circuito maggiore. Il «no ad» - l’abolizione del «let» sul servizio - è stata già bocciata.

Resistono i set corti, i game senza vantaggi, le chiamate elettroniche - addio giudici di linea - e da quest’anno sotto la maglietta i giocatori indossano sensori Gps in grado di monitorare e trasformare in statistiche i loro gesti: benvenuti Big Data. La novità che però ha più chance di passare l’esame è quella del coching in campo. Tradotto: allenatore e giocatore possono dialogare via radio durante i cambi di campo indossando delle cuffiette microfonate che permettono anche al pubblico (per ora della tv) di ascoltare cosa si dicono. Un po’ come in F1.

dialoghi esilaranti

Nel tennis femminile già accade, il coach può scendere dalla tribuna e rampognare - o farsi rampognare - dialogando con la sua pupilla; e a volte ne escono siparietti divertenti. La gaffe però è sempre in agguato. A Milano il dialogo più esilarante è stato quello fra Riccardo Piatti e Jannik Sinner, il baby meraviglia del tennis italiano che, dopo aver battuto Kecmanovic 2-4 4-2 4-2 4-2, vola in finale contro De Minaur.

«L’unica cosa è che dobbiamo sperare che faccia qualche c*****a», ha esordito Jannik, che le stava prendendo dallo scatenato avversario Ugo Humbert. «Sì, gioca ordinato però, eh», gli ha risposto il tecnico. «Ci provo. Azz… son pure palle nuove». «Appunto, c***i tuoi». Come in una rubrica della Settimana Enigmistica, riempite voi lo spazio fra i puntini. Ma ieri Jannik le cuffiette le ha usate anche per fare gli auguri di compleanno al suo coach. Non tutti gli audio vengono per nuocere. —



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