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Alessandra, reggiana volante che conquista record nei cieli

Luigi Vinceti
Alessandra, reggiana volante che conquista record nei cieli

In California è arrivato l’ultimo primato mondiale dopo un lancio da 5.800 metri «Quando morì mio padre pensai di avvicinarmi a lui salendo in alta quota»

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C’è una reggiana che sa “volare”. E lo fa così bene che ha appena conquistato il sesto record mondiale di paracadutismo acrobatico. Si chiama Alessandra Bertozzi ed è nata a Castelnovo Sotto circa mezzo secolo fa: per trent’anni ha vissuto a Gattatico dove il padre, Giuseppe, lavorava come imprenditore agricolo e contoterzista, ricoprendo anche l’incarico di presidente dell’Aipa reggiana.

Alessandra Bertozzi vanta una laurea in Economia e Commercio ed ora insegna la lingua italiana in Giappone.

Una decina di anni fa, dopo aver perso il papà per una grave malattia, è andata ad abitare con la mamma a Sant’Ilario. «Durante il suo ricovero – racconta alla Gazzetta di Reggio - ha preso corpo la mia straordinaria avventura. Se lo vedevo soffrire sognavo viaggiasse in cielo e quando è scomparso ho pensato di avvicinarmi a lui. L’ho detto a mia madre, che è terrorizzata dagli aerei. Ma mi ha guardato in faccia, mi ha sorriso, poi m’ha dato il suo assenso sostenendomi sempre nella mia fantastica idea».

È cominciato in questo modo il suo contatto con i parà, fra i quali, nel 2008, ha conosciuto colui che è diventato suo marito, Davide Coin, ingegnere elettronico che è manager della bolognese Marelli Europe spa, per conto della quale opera nella capitale nipponica.

Da tre anni marito e moglie si trovano a Tokio e, quando gli impegni lavorativi lo consentono, si buttano entrambi nel vuoto. «Io – precisa Alessandra – lo faccio da 22 anni, lui da 27». Alle spalle, dunque, hanno una lunga esperienza.

In cosa consiste la vostra abilità?

«In queste prove a livello mondiale ci si lancia contemporaneamente da sei aerei in gruppi di 130 persone. L’ultimo primato l’abbiamo conquistato negli Stati Uniti, in California, partendo da una altezza di 5.800 metri. Abbiamo vinto perché, librandoci nell’aria, siamo riusciti ad agganciarci tutti l’uno con l’altro, poi ci siamo lasciati ma, prima di atterrare, abbiamo cambiato “figura” ricollegandoci nuovamente».

Ma riuscite a vedere cosa c’è sotto di voi o siete troppo impegnati in quello che state facendo?

«Non abbiamo il tempo per guardare laggiù in basso, così lontano. Con noi ci sono però sempre alcuni che indossano sul casco una telecamera e questo ci permette di misurare con un colpo d’occhio la distanza dal suolo per adattare in modo corretto la posizione».

Che obiettivo avete raggiunto nel recente lancio negli Stati Uniti?

«Due le vere e proprie imprese compiute. Una è il record del mondo con 2 figure sequenziali dopo separazione totale. L’altra è stata la formazione “Sparkling Jewel”, gioiello scintillante, realizzata con 128 paracadutisti».

Ma lassù riuscite a respirare?

«Usiamo l’ossigeno sino al momento del lancio dagli aerei».

Ci parli un po’ dei suoi colleghi paracadutisti nell’ultimo record. Da dove vengono? Lei era la sola donna?

«Provenivano da 30 nazioni, dall’Italia solo io e mio marito. Il 30% erano donne con almeno 22 anni di pratica sportiva. L’età media è sui 48 anni».

Dove avete ottenuto i record mondiali?

«I nostri successi sono arrivati: nel 2013 in Spagna, nel 2015 a Zephyrhillis e Perris negli Stati Uniti, nel 2018 a Kharkiv in Ucrania e quest’anno, il 14 ottobre, di nuovo a Perris, nel cuore della California».

Quali sono i vostri programmi per il futuro?

«Per il momento ci accontenteremo, dove sarà possibile, di semplici lanci. Inoltre ci alleneremo nel tunnel del vento che c’è a Tokio e avremo la prossima gara, in aprile, in Portogallo. Potrebbe essere l’occasione giusta per fare un salto ». —





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