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Il neozelandese 

Kirwan ha placcato le critiche per la Reggiana è una certezza

Andrea Munari
Kirwan ha placcato le critiche per la Reggiana è una certezza

L’esterno granata si è riscattato rispetto alle prime prove poco convincenti «La prestazione con la Vis Pesaro è soltanto un punto di partenza per me»

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Dopo alcune settimane di ambientamento al mondo granata, Niko Kirwan lavorando sodo in allenamento ha convinto il tecnico Massimiliano Alvini a dargli sempre più spazio, fino alla sfida di domenica contro la Vis Pesaro dove il neozelandese, figlio di un noto rugbista, ha sfoderato la sua miglior prestazione da quando è a Reggio.

«Dalla prestazione di domenica devo partire per continuare a crescere, non deve essere un punto di arrivo», ha sottolineato ieri l’esterno granata.

Contro la Vis Pesaro la vittoria è arrivata nel finale. Una vittoria ancora una volta sofferta.

«Siamo contenti della partita che abbiamo disputato, perché eravamo noi ad avere in mano il pallino del gioco. Andare sotto di un gol contro una squadra che si chiude molto in difesa ti complica le cose, però siamo stati bravi a fare il nostro gioco e Espeche ha fatto due assist splendidi».

In queste settimane lei è cresciuto costantemente.

«Arrivare in una squadra a fine estate non è mai facile, anche se il gruppo mi ha accolto benissimo. Non riuscivo ad allenarmi come volevo, ma ora sto migliorando costantemente e mi sento molto meglio».

Il suo, all’inizio, era un problema tecnico o mentale?

«In ogni squadra ci sono nuovi metodi di lavoro e nuovi modi di stare in campo. È come quando si cambia paese, c’è sempre un periodo iniziale di adattamento».

Sopratutto considerati i metodi di allenamento della Reggiana.

«Sono allenamenti molto divertenti e ad alta intensità. All’inizio ho fatto fatica ad ingranare».

Si è dovuto adattare anche al nuovo ambiente?

«Non sento la pressione dei tifosi. Anzi, fa piacere giocare davanti a tanto pubblico».

A Fermo in molti si aspettano una Reggiana che torni a casa con i tre punti.

«Giocare a Fermo è molto difficile e in casa loro non è facile affrontarli, anche se il nostro obiettivo è quello di vincere per rimanere in alto».

In una classifica che al vertice sta diventando molto corta.

«Siamo tante squadre in pochi punti, perché anche formazioni che erano partite piano come la Feralpisalò hanno ingranato».

La Reggiana finora nel secondo tempo è sempre cresciuta. Come mai?

«Molte squadre calano fisicamente, mentre noi stiamo bene fino al 90’. Probabilmente nel finale aumenta anche la voglia di vincere».

Com’è stato crescere con un padre che è stato uno sportivo di altissimo livello?

«Mia mamma era quella che mi diceva di studiare e mio padre di fare sport, visto che è stata la sua vita. Era un macellaio e grazie al rugby è riuscito a fare ciò che ha fatto. È stato una grande ispirazione per me».

In Nuova Zelanda il rugby è quasi una religione, lei perché ha scelto di giocare a calcio?

«Da bambino sono sempre stato basso e magro, placcare i tongani o i samoani non mi piaceva molto. Ho sempre avuto il pallone tra i piedi fin da quando avevo 5 o 6 anni. Mio padre non ha mai cercato di farmi cambiare idea e mi dice sempre che è contento di me». —



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