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Manghi: «Nel rugby è umiliante se chi vince smette di giocare»

N.V.
Manghi: «Nel rugby è umiliante se chi vince smette di giocare»

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L’INTERVISTA

«Cosa avrei dovuto fare? Chiedere ai miei ragazzi di far segnare un gol agli avversari? Umiliante sarebbe stato far girare il pallone, fare torello, smettere di giocare». Massimiliano Riccini, l’allenatore esonerato dopo la più sonora vittoria della storia non è affatto pentito nemmeno dopo aver subito un esonero paradossale. «Eravamo 6-0 dopo 10 minuti. A fine primo tempo ho chiesto all'allenatore avversario come avremmo dovuto regolarci e lui ci ha chiesto di continuare a giocare. Così abbiamo fatto, nel calcio si deve fare così, e chi dice il contrario è ipocrita. Preferirei perdere 27-0 piuttosto che perdere con pochi gol di scarto ma consapevole di essere protagonista di una farsa».

Per trovare qualcuno che la pensi come lui, bisogna cambiare sport. E arrivare al rugby. La filosofia della palla ovale non ammette mezze misure, come spiegato dall’head coach del Valorugby Roberto Manghi: «Quel presidente voleva forse farsi pubblicità-afferma sorpreso l’allenatore dei Diavoli- la sua squadra ha fatto bene a giocare fino in fondo. L’etica sportiva prevede infatti di dare sempre il massimo, a prescindere dal risultato. Nella mia lunga carriera non ho mai sentito cose di questo genere: è capitato di vincere di tanto come prendere sonore mazzate, ma non è mai diventata una questione nazionale. O si sospende l’incontro per manifesta inferiorità, oppure si gioca. Non è mai piacevole andare a raccogliere il pallone dopo una meta ma fa parte dello sport, perché bisogna educare questi ragazzi alle difficoltà che incontreranno nel loro cammino». —

N.V.

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