Tottenham, il ritorno di Mourinho sempre a caccia di rivincite
Esonerato da Chelsea e Manchester United, il portoghese riparte dagli Spurs Il club gli chiede i trofei che sono mancati a Pochettino: «Sono emozionato»
È stato al Barcellona (assistente) e al Real Madrid, al Benfica e al Porto, era chiaro che quel «non allenerò mai il Tottenham perché voglio troppo bene al Chelsea e ai suoi tifosi» pronunciato da Josè Mourinho nel 2015 non fosse scolpito nella pietra. E poi Londra ha talmente tanti derby – sabato comincerà dal West Ham – che il rendez-vous con i Blues, a tre giorni da Natale, rischia di passare quasi inosservato: cerchiato di rosso c’è il ritorno a Old Trafford, 4 dicembre, prima possibile rivincita da nuovo tecnico degli Spurs nella casa del Manchester United che undici mesi fa lo cacciava come un appestato. «Vanno peggio senza di me, il problema è l’esperienza», ha già sibilato dal pulpito di Sky Uk a proposito del suo successore Ole Gunnar Solskjaer, in cima alla lista dei nemici.
Va’ dove ti portano i soldi, certo. Mourinho va meno di moda rispetto a qualche anno fa ma il conto in banca, 17,5 milioni di euro all’anno fino al 2023 il contratto firmato ieri, non ne risentirà, pur considerando lo «sconto» di 2,5 concesso al presidente Daniel Levy. Va’ dove ti porta la voglia di titoli, anche: perché il Tottenham nel nuovo millennio ha raccolto solo una Coppa di Lega (2008) e nemmeno il piacevole gioco di Pochettino, che l’ha spinto fino alla finale di Champions persa contro il Liverpool il 1° giugno, ha portato trofei. «È a zero tituli», disse Josè, che guadagnerà il doppio del predecessore. Troppo amico dei giocatori, troppo legato ai campioni che ha tirato su (Kane, Alli), all’allenatore eterno secondo è mancato qualcosa quando si trattava di salire l’ultimo gradino: più della Champions pesa la Premier lasciata al Leicester nell’anno del fallimento delle grandi (2016).
Al sodo dovrà andare Mourinho. Ha interrotto lunghi digiuni più o meno ovunque: il Porto non vinceva la Champions da 17 anni, il Chelsea la Premier da 50 (e poi da 5, nel secondo mandato), l’Inter non era campione d’Europa da 45. Perfino lo United, il cui bilancio prima e dopo ne rivaluta il lavoro, gli deve l’unica Europa League in bacheca. Il Tottenham aspetta lo «scudetto» dal 1961, un trofeo internazionale (Uefa) dal 1984. La prima missione sarà risalire in zona Champions, dall’abisso del 14° posto a -11 dal 4° (City): impresa mai riuscita a nessuno. Oggi durante la presentazione forse Mourinho aggiornerà l’elenco delle sue frasi storiche («special», «pirla», «porqué?») per far colpo sui tifosi scettici, ieri ha definito il nuovo stadio «il migliore del mondo» e la squadra «eccitante».
«C’è grande qualità nell’academy – ha spiegato – mi ha attratto la possibilità di lavorare con questi giocatori». Vedremo se anche Eriksen&C, molti dei quali in scadenza, saranno attratti da José, com’è accaduto altrove: il menù di solito prevede un paio d’anni di luna di miele, trofei e addii discussi, uno per tutti la fuga di Madrid 2010. In Inghilterra è sempre stato licenziato. Altro paradosso di un uomo nato per dividere, prima che vincere: o con lui, o contro di lui. —
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