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La Juve a caccia del primato CR7 torna per battere Simeone

Gianluca Oddenino
La Juve a caccia del primato CR7 torna per battere Simeone

A Torino ennesima sfida con l’Atletico: i bianconeri vogliono chiudere il girone Il rientro del portoghese spinge Dybala in panchina. Colchoneros in emergenza

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Toh, chi si rivede. Sembra quasi una rimpatriata questo quinto atto di Juventus-Atletico Madrid, ormai un classico di Champions che nel 2019 è andato in scena anche a Stoccolma per un’amichevole, ma considerando i precedenti, i protagonisti e la posta in palio, ci sarà poco da scherzare stasera allo Stadium. Questione di orgoglio e di attributi perché gli uomini del Cholo Simeone devono ancora qualificarsi e sono in piena emergenza (fuori Gimenez, Savic e Diego Costa, appena tornati dall’infortunio Joao Felix e Lemar), mentre i bianconeri già promossi vogliono fare il tris di vittorie casalinghe per conquistare il primo posto nel girone e un sorteggio favorevole agli ottavi.

Al centro di tutto, però, ci sarà Cristiano Ronaldo. Non solo perché la Champions è il suo terreno di caccia (127 gol in 164 partite) e l’Atletico la vittima preferita (25 gol in 34 partite complessive), ma per quella sensazione di ritorno sul luogo del delitto che anima questa partita dove passato, presente e futuro si mischiano senza sosta. «Sono tornato», ha subito scritto CR7 sui social per dare un messaggio chiaro e tondo. Da una parte c’è la curiosità del mondo juventino di vedere come si farà perdonare il fuoriclasse portoghese sedici notti dopo la fuga dalla panchina e dallo stadio per il cambio al 55’ di Juve-Milan, dall’altra c’è il timore dei Colchoneros di vedere l’antico nemico ancor più furioso e ferito in una sfida dove non mancano i fantasmi. «Qui non abbiamo un bel ricordo», sussurra il capitano Koke quando ripensa al ribaltone dello scorso marzo, in quel 3-0 che fu l’apoteosi di Ronaldo e la fine del vecchio Atletico. Tante cose sono cambiate, anche rispetto al 2-2 di metà settembre al Wanda Metropolitano con le prime tracce di sarrismo disperse nella doppia rimonta spagnola, ma è il penta Pallone d’Oro l’uomo più atteso. «È un campione e l’abbiamo sofferto sempre – alza le mani Diego Simeone – perché sa sempre fare bene in tutte le situazioni».

Stranamente Maurizio Sarri è stato più freddo nei confronti di Ronaldo («Sembra in crescita e mi sta benissimo che si sia arrabbiato: da 25 anni vedo i giocatori uscire così, quindi nessun problema») e sfrutterà l’allenamento di questa mattina per sciogliere i dubbi di formazione. De Ligt recupera, a differenza di Rabiot e Alex Sandro (più Douglas Costa), mentre Bentancur si candida a un posto da trequartista per sostenere Higuain e CR7. L’idea del super tridente è lontana («Dybala non è un trequartista e Ronaldo è il miglior centravanti del mondo, ma parte da sinistra»), così come sul concetto di sarrismo si toglie qualche sassolino. «Prima ero un talebano perché volevo giocare sempre il mio calcio – dice il tecnico bianconero -, ora non va bene perché mi adatto alle caratteristiche dei giocatori. Vado avanti con il mio lavoro, altrimenti diventerei matto».

Ci pensa il suo pupillo Higuain a smorzare la polemica («Siamo in testa in campionato e qualificati in coppa, ma dobbiamo avvicinarci di più al gioco de mister») e a promettere continuità di gol in questo derby madrileno. Anche se alla fine può bastare uno 0-0 per il primo posto, ma meglio non dirlo a Sarri. Figurarsi a Ronaldo. —



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