Owens, il big della Grissin Bon ancora non fa la differenza
Il centro americano rende al meglio solo quando Mekel riesce a innescarlo Anche con Varese il team ha reso di più con l’esordiente Pardon in campo
Fra i pezzi ancora da incastrare nel puzzle chiamato Grissin Bon, una delle tessere più vistose si chiama Josh Owens.
Il lungo statunitense è arrivato a fine mercato come Mekel, e proprio come l’israeliano era uno dei colpi pregiati della lunga campagna acquisti biancorossa. Il rendimento sino ad ora non è stato dei più brillanti, però, pur senza parlare di vera delusione.
Da un giocatore con un curriculum di livello ci si aspettava probabilmente però un impatto più esteso. Per sue caratteristiche Owens è, più di altri, destinato a patire gli inevitabili dolori di crescita di un gruppo completamente rinnovato.
Il centro Usa è un finalizzatore dotato di impressionante verticalità, uno degli atleti più spettacolari del torneo non a caso già finito in parecchie Top Ten delle azioni più belle. Il repertorio tecnico sotto al ferro rimane però abbastanza ristretto, e si riduce sostanzialmente a un semigancio in avvicinamento, usando la destra e la sinistra. Ed è forte la “dipendenza” da Mekel.
Quando il regista reggiano ha avuto una condizione fisica decente e ha potuto creare a modo suo, Owens si è trovato tanti lob da chiudere con esplosività e tanti contropiedi in cui sfruttare la sua superiore agilità, e anche a rimbalzo ha inciso maggiormente.
Contro le rivali più massicce è andata peggio. Sassari e Bologna hanno usato la loro fisicità per tenere Owens lontano dal ferro; lo stesso Mekel con Bologna ha faticato, e con Sassari non era proprio disponibile.
Varese ha provato a replicare, concedendo al centro biancorosso tante ricezioni spalle a canestro ma impedendogli di saltare facilmente sulle penetrazioni dei play. Il giocatore ha provato comunque a dare una mano, e nel finale ha messo 4 punti pesanti, ma l’impatto è stato relativo. In generale, quando la Grissin Bon gira e vince, Owens è più incisivo, con 10.6 punti e 5.6 rimbalzi che scendono 9.8 e 4 nelle sconfitte.
Questa differenza è strettamente collegata al rendimento collettivo. Un aspetto di maggior responsabilità individuale è quello difensivo. Sinora il giocatore non ha inciso particolarmente, pagando spesso la differenza di stazza. Ma neppure l’intimidazione, teorica specialità della casa, è a livelli stellari, anzi, e a così il contributo a rimbalzo. Le squadre con centri concreti sono tutte riuscite a far male a Reggio: Brescia con Cain, Trento con Knox, Bologna con Hunter, Sassari con Bilan. Nella striscia positiva, contro lunghi meno produttivi, le cose sono andate meglio.
Reggio, e anche con Varese si è visto chiaramente, in difesa rende maggiormente quando il centro è Pardon.
Il giovane lungo è in grande crescita, dopo un avvio complesso nella sua prima esperienza lontano da casa.
Ora Pardon però sa rendersi utile in difesa, con aiuti intelligenti e rapidità e molta determinazione nell’usare il corpo per la causa. Negli ultimi tre match il minutaggio di Pardon è stato superiore a quello di Owens. Non è un caso che si parli di due sconfitte e di una vittoria in volata: quando le rivali fanno faticare la Grissin Bon in attacco e Owens non è alimentato a dovere, tanto male andare su un lungo più produttivo nell’altra metà campo.
Non si parla di emergenze, ma di margini di miglioramento. E l’ascesa di Pardon permette di restare comunque tranquilli in questo senso. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google