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Frosini ritrova Messina nel big match AX-Grissin Bon

Linda Pigozzi
Alessandro Frosini, ds della Pallacanestro Reggiana, ospite della redazione della Gazzetta di Reggio
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Alessandro Frosini, ds della Pallacanestro Reggiana, ospite della redazione della Gazzetta di Reggio

Con il tecnico dell'AX il ds biancorosso ha centrato i successi più alti della carriera

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REGGIO EMILIA. Maggio 2001.

In maglia Virtus Bologna, Alessandro Frosini si trova davanti quelli che probabilmente saranno i due avversari più tosti che affronterà in carriera: Fabricio Oberto e Luis Scola.
Giovani e talentuosissimi i lunghi del Tau Vitoria sono grattacapi di un certo tipo per l’allora 28enne “Fro”.
E l’occasione in cui li sfida è stellare: la finale d’Eurolega.
Combattuta all’inverosimile, emozionante al massimo, la serie si prolunga sino a Gara 5 con imprevedibili ribaltamenti del fattore campo.
È il 10 maggio 2001 quando in un palaMalaguti in fiamme, il team spagnolo soccombe. Oberto e Scola escono dall’arena a testa bassa, mentre Alessandro Frosini solleva la seconda Eurolega della sua carriera.

Dicembre 2019.
Dopo più di 18 anni, Scola e Frosini si ritrovano da avversari. Accadrà domenica al Forum nel match fra AX e Grissin Bon.
Oggi 39enne, la solita classe e ancora benzina nel motore, Luis Scola è stato l’ultimissimo big della lunga serie che l’ambiziosa Olimpia Milano ha arruolato per riuscire fare la differenza in Italia e in Europa.
Stavolta, però, il ds della Pallacanestro Reggiana di fronte non si troverà solo il terribile argentino, ma pure l’allenatore con cui conquistò quell’Eurolega 2001 e i successi più alti della carriera: Ettore Messina.
«È tornato in Italia dopo tanti anni e già questo ha conferito alla pallacanestro italiana una maggiore visibilità all’estero rispetto agli ultimi anni - spiega il ds biancorosso ospite ieri nella redazione della Gazzetta di Reggio -. Ha portato nuove idee e un modo di lavorare di altissimo livello, costruito in tanti anni di carriera in giro per il mondo. A Milano, mi dicono abbia voluto cambiare tante cose all’interno del club, investendo risorse anche nella struttura del Forum di Assago, per aiutare i giocatori a lavorare meglio. Questo fa comprendere l’alta qualità del lavoro. Credo che la squadra, quasi completamente rinnovata, abbia avuto delle difficoltà ad adattarsi al suo modo di allenare. E, purtroppo per noi, l’AX ha fatto passi falsi in casa in campionato. Dico purtroppo perché ora non ne dovrà più fare...».

«Milano - insiste Frosini - è la realtà italiana più importante e deve assolutamente vincere sia in Italia sia in Europa. Per noi quella che ci aspetta è una trasferta difficile, ma nello stesso tempo molto interessante. Ancora una volta ci troviamo davanti un team di prima fascia. Le precedenti partite con squadre di quel valore, come Virtus e Sassari, non sono andate bene e quindi abbiamo davanti un’altra possibilità per vedere se abbiamo messo dentro qualcosina in più rispetto alle ultime partite contro squadre di alto livello. Per noi sarà durissima.

Anche se venerdì Milano è attesa a una trasferta impegnativa al Pireo contro l’Olympiakos, non sottovaluterà di sicuro l’impegno contro di noi».
«Non è un caso che Ettore abbia voluto prendere Luis Scola e portarlo a Milano, anche se è alla soglia dei 40 anni. È un giocatore che porta tantissima qualità nel gioco ed esperienza oltre a una metodologia di lavoro. Insieme a Rodriguez è il perno di questa Milano, dove a rotazione ci sono poi gli altri che possono essere importanti, ma loro sono l’asse portante della squadra».

Domenica Frosini non troverà solo il suo avversario più ostico di sempre e il coach che lo fece volare in altissimo in Europa, ritroverà anche Amedeo Della Valle. Che, ancora acerbo, scelse e convinse poi a scegliere la Pallacanestro Reggiana.
«In Amedeo si vedono già i frutti del metodo di lavoro di Messina - spiega -. In più di un’occasione, Della Valle ha dimostrato di essere un giocatore d’Eurolega. Non dico dominando le partite, ma indirizzandole verso la vittoria. Sono stati smentiti i tanti che avevano dubbi sul fatto che potesse giocare a quel livello. Amedeo ha dimostrato che con il lavoro e l’applicazione difensiva può giocare a quel livello, visto che in attacco aveva già di base un notevole talento».
Ad Assago la Grissin Bon arriverà rinfrancata dal successo interno di domenica scorsa su Varese.
«Noi siamo usciti alla distanza - ammette il ds -. Dopo due quarti di sofferenza, sotto di cinque punti, la squadra è rientrata in campo con la consapevolezza di poter riprendere la partita e vincerla, se si fosse aumentata l’intensità difensiva. Nell’intervallo, il coach Buscaglia ha motivato i ragazzi a rispettare il piano partita che era stato studiato molto bene, nell’escludere Mayo, il miglior marcatore del campionato, raddoppiandolo».
«Ci voleva una vittoria così: per come è venuta e per come erano arrivate le due sconfitte precedenti. Quando si perdono due partite di venti punti contro grandi squadre si ha sempre la sensazione che ci sia qualcosa che non va. Siamo stati bravi a rimanere lucidi dopo quelle sconfitte, nell’analizzare i motivi per cui erano arrivate e nel lavorare nei giorni successivi su ciò che non aveva funzionato», ammette.
Ma dove potrà realmente arrivare la Grissin Bon?
«Sono convinto che la squadra abbia margini di miglioramento che però non possono arrivare rapidamente ma devono passare attraverso degli step, dei percorsi di crescita, di cui credo abbiano fatto parte anche le due sconfitte con la Virtus e Sassari. Aspetto di vedere come il team affronterà un’avversaria come Milano e come saprà reagire davanti a certe difficoltà, sapendo che giocheremo poi la domenica successiva un’altra trasferta importante (a Treviso contro la De’ Longhi di Max Menetti, ndr) e cercando di prepararci a quella sfida affrontando una grande come Milano».

Non ha dubbi, il ds, nel confermare in pieno tutte le scelte estive.
«Siamo molto contenti dei giocatori che abbiamo e delle scelte compiute» dice. E un mezzo sorriso tradisce la soddisfazione.
«È una squadra fatta da ragazzi seri. Non hanno ingranato tutti insieme, ma era prevedibile visto che la squadra era completamente nuova. Abbiamo scelto di avere due lunghi come Owens e Pardon con caratteristiche completamente differenti fra loro, per qualità difensive e presenza in area. È ovvio che con Mekel che ha accusato problemi fisici nelle ultime settimane, il gioco di Josh ne abbia risentito. Pardon è un rookie e quindi poco esperto e con poca malizia, ma è migliorato molto. È un ragazzo che sta lavorando moltissimo anche a livello individuale».
Su quelli che potrebbero essere i margini di miglioramento del team, Frosini ha le idee molto chiare: «Abbiamo avuto tanti attori protagonisti differenti, adesso dobbiamo trovare un po’ più di coralità e di continuità nell’arco dei 40’».
Coralità, appunto.
Le critiche alla “costruzione estiva” del ds riguardano per lo più l’esplosivo Johnson-Odom, parso spesso avulso dal sistema.
«Darius - rivela Frosini - si sta applicando molto nel cercare di cambiare un po’ il proprio modo di giocare. È un giocatore istintivo che ha bisogno di avere tanto la palla in mano e soprattutto di fare anche delle scorribande. Come sistema di gioco abbiamo bisogno che lui ogni tanto ragioni un po’ di più. Forse in questo momento sta ragionando un po’ troppo e questo dà l’impressione che sia fuori dal sistema. Se farà il salto, credo che possa darci tantissimo. Noi abbiamo bisogno di qualcuno con le sue caratteristiche: uno che spacchi l’area, che corra in contropiede, che batta l’uomo. È in un percorso di crescita che deve fare e anche la squadra deve ancora capire cosa prendere da lui. Io, in ogni caso, non lo vedo così negativo».

E il bilancio del cammino della Grissin Bon a un terzo del campionato? «È comunque positivo: cinque vittorie e quattro sconfitte sono un buon ruolino di marcia in un campionato difficile ed equilibrato. Guardiamo con positività i prossimi impegni, anche se non tradiamo il nostro spirito di ragionare sempre gara dopo gara».

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