«Ero già fuori da San Siro quando Esposito segnò e tirai un pugno al volante»
Intervista a Gigi Cagni: l’allenatore retrocesse con il suo Piacenza all’ultima giornata nel campionato di serie A 1993/1994
L’INTERVISTA
MARCO BERTOLINI
Gigi Cagni è stato l’artefice del Piacenza dei miracoli della prima metà degli anno ’90, presieduto dal presidente Garilli con solo Italiani in campo, portato in 6 anni dalla serie C alla serie A per ben due volte :«La decisione di avere solo giocatori italiani – ci tiene a rimarcare Cagni - era una scelta condivisa tra me e la proprietà, sia per motivi tecnici che economici, non aveva senso scegliere un giocatore straniero quando si poteva acquisire un giocatore italiano con le stesse qualità ad un prezzo inferiore. Su questa filosofia sono circolate tante leggende ma la verità è questa».
In quegli anni furono molte le sfide di vertice con i granata, quali ricordi porta con se?
«Ricordo Reggio Emilia perché nella stagione del mio ritiro da calciatore venni a giocare al Mirabello con l’Ospitaletto, ma mi piace soprattutto ricordare che in quegli anni solo io Zeman e Marchioro alla Reggiana utilizzavamo il 4-3-3, un calcio decisamente all’avanguardia in quei tempi permeati dal Sacchismo e dal 4-4-2. Un tipo di calcio che per tutti e tre ha portato molte soddisfazioni. Per noi allenatori giovani Pippo è sempre stato un maestro».
La mente non può che andare al famoso 1 maggio 1994, quando la Reggiana contro ogni pronostico sconfisse il Milan a San Siro raggiungendo la salvezza, che giorno fu per lei?
«Noi giocammo in anticipo il venerdì a Parma e pareggiammo. Nell’ambiente tutti davano per scontato che ci sarebbe stato lo spareggio salvezza tra noi ed i granata. Quel giorno andai allo Stadio con la mia famiglia. Il Milan scese in campo molto rimaneggiato, ma non mi sarei mai aspettato il gol di Esposito e la vittoria granata. A 10 minuti dalla fine uscii dallo stadio con la convinzione che i rossoneri avrebbero comunque segnato. Ascoltai il finale della partita in macchina alla radio ed al triplice fischio finale ho sfogato la rabbia e la delusione dando un cazzotto al volante. Un minuto dopo la fine mi chiamò il Presidente Garilli per confermarmi e annunciare che l’anno successivo sarebbe arrivato Inzaghi in prestito e avremmo vinto il campionato di B. Andò proprio così».
Domenica arriva un Piacenza reduce da diversi risultati positivi. Qual è il suo giudizio sui biancorossi ?
«Lo scorso anno sono riusciti ad arrivare a grandi risultati sfiorando la Serie B forse inaspettatamente, la società probabilmente ha pensato che pochi innesti su una base già consolidata sarebbero stati sufficienti per disputare un campionato di vertice. Hanno comunque inserito una punta di valore come Cacia, ma questo di Serie C è un campionato molto ostico dove forse spicca solo il Vicenza. Penso che la Lega Pro sia un campionato con poca qualità. Sono da sempre convinto che se a partire dal settore giovanile non si ricomincia a fare un lavoro incentrato sulla tecnica dei ragazzi questo gap non si riesca più a recuperare. Oggi gli allenatori delle giovanili lavorano su tattica e fisico, tant’è che quando un giocatore riesce a dribblare un altro sembra subito un fenomeno, quindi a questi livelli fare la differenza diventa molto difficile».
Quindi si aspetta una partita combattuta?
«Credo potrà essere una partita aperta ad ogni risultato, in cui potrà succedere di tutto». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
