Proteste e insulti alle partite il Csi schiera lo psicologo
Corrado Zoppi: «I genitori fanno fatica a rapportarsi con lo sport dei loro figli»
REGGIO EMILIA. Aggressioni agli arbitri, urla offensive dalla tribuna, episodi antisportivi sempre più frequenti: l’universo del pallone giovanile è ormai una copia di quello poco edificante dei campioni della Serie A. L’emergenza educativa non si placa: società ed enti sportivi scendono quindi in campo, organizzando corsi e serate a tema.
«Nell’ultimo mese abbiamo registrato tre casi che nulla hanno a che vedere col calcio pulito che abbiamo in mente- afferma Samuele Adani, referente area formazione CSI- attraverso il comunicato anche il nostro presidente Munarini ha voluto suonare la campanella d’allarme ricordando quelli che sono i veri principi dello sport. Purtroppo paghiamo una difficoltà sociale evidente: l’attività sportiva è il riflesso del mondo in cui viviamo, ma non può prescindere da un ambiente sereno e positivo».
OFFENSIVA CULTURALE
Le iniziative che il Centro Sportivo ha in programma sono molteplici, e spaziano tra i diversi ambiti della formazione: «Stiamo lavorando molto per l’area culturale -continua Adani- organizzando diversi incontri ed eventi per aiutare i vari team ad arginare ignoranza e antisportività. Oltre alla partnership con “Scuola di tifo” riservata ai bambini nelle scuole, abbiamo anche in programma un mini corso in quattro serate dal titolo “Arbitro, ma perché?”, che gioca sul doppio significato di critica arbitrale e di introspezione sul senso del proprio mestiere da parte del fischietto stesso. Punire i genitori violenti? E’ difficile, non spetta a noi. I cattivi esempi di chi sta più in alto certo non aiutano, ma allo stesso tempo coviamo una speranza: quella dei presidenti di alcuni club che recentemente ci hanno chiamato per segnalarci la risoluzione di un determinato problema».
PSICOLOGI IN CAMPO
L’emergenza educativa nello sport, a Reggio come in tutta Italia, è dunque sempre più prioritaria. Perché si è arrivati a questo punto?
«Perché alcuni genitori non hanno la pazienza di aspettare la crescita del proprio figlio». È lapidario l’ex attaccante di Inter e Reggiana Dario Morello, presidente della Morello Football School.
« Noi cerchiamo di portare avanti la nostra filosofia - continua l’ex giocatore - parlando chiaro ai genitori: loro sanno infatti che quando varcano il cancello del nostro campo affidano il proprio figlio agli allenatori. Purtroppo non tutti lo capiscono, e siamo quindi costretti a convivere con queste difficoltà».
Per far fronte a questi problemi il Progetto Aurora ha organizzato circa due settimane fa un incontro con Corrado Zoppi, psicologo ed insegnante nonché membro dell’area formativa Csi. Zoppi spiega il metodo d’approccio a questi problemi: «Qualcuno ha detto che ho parlato di cose scontate, ma la verità è che di scontato non c’è nulla. Siamo infatti di fronte -continua lo psicologo- ad un vero e proprio analfabetismo relazionale, e al giorno d’oggi non sono quindi più normali neanche le cose ovvie. I genitori fanno fatica a rapportarsi con lo sport dei propri figli, quindi ci siamo detti di provare a incontrarli proponendo loro dei percorsi specifici. La collaborazione con le squadre è costante: spesso ci chiamano in aiuto, oppure a volte siamo noi a proporre loro progetti per sensibilizzare i loro tesserati. Si può arginare tutto ciò - sottolinea in ultima istanza il consulente del Csi di Reggio - ma perché non resti utopia c’è un assoluto bisogno di investire nella formazione di allenatori, dirigenti e genitori». —
N.V.
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