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l’ex allenatore biancorosso 

Basket, relazioni e solidarietà: in un libro la filosofia di Pillastrini

Tommaso Landini
Basket, relazioni e solidarietà: in un libro la filosofia di Pillastrini

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REGGIO EMILIA. Quando il basket si coniuga con la solidarietà: così potremmo definire l’evento che si è tenuto lunedì sera al teatro parrocchiale di Ospizio. Nel corso della serata è stato presentato “Pilla-canestro: appunti di basket di un coach partito dai campetti”, libro che racconta ricordi e aneddoti della carriera di Stefano Pillastrini, ex coach della Pallacanestro Reggiana.

L’evento, organizzato dall’unità pastorale San Giovanni Paolo II, ha avuto una finalità solidale: sono state vendute copie del libro, con il ricavato che è andato a favore della Casa della Carità di Reggio.

IL COACH

Nato nel 1961 a Ferrara, Pillastrini inizia la carriera nel settore giovanile della Fortitudo, per poi arrivare ad allenare club importanti come la Virtus Bologna, Varese, Treviso e Pesaro.

«La mia vita ruota intorno alla pallacanestro - ha commentato -. Nel libro però non si parla di aspetti tecnici, bensì di basket come insieme di relazioni. In qualche modo, il mio percorso inizia proprio dalle Case di Carità: da ragazzo andavo, con alcuni amici, a fare servizio in una Casa a Corticella, il quartiere di Bologna in cui abitavo. Aiutando persone bisognose ho capito che ricevevo moltissimo a livello umano ed emozionale, e ho imparato ad apprezzare i rapporti umani. Dalle suore di quella Casa, poi, ho imparato molte cose che mi sono servite tantissimo per la mia carriera: la gestione dei ragazzi, il fare squadra, il trarre il meglio da ciascuno.

«Da allora - ha proseguito - la mia vita ruota intorno alla pallacanestro. La molla per me sono sempre state la passione e il gusto per il gioco. Gli eventi poi hanno fatto sì che il basket diventasse un lavoro. Non ho mai avuto paura di rischiare, perché non ho mai vissuto come un rischio le mie scelte. Quando si ha una passione importante, si crede in un percorso, bisogna concentrarsi su ciò che si fa e non avere paura, anzi: bisogna esprimere se stessi e i propri valori».

giovani e basket

«Sono solito costruire squadre con giovani nei ruoli chiave, spesso con risultati positivi - ha raccontato il coach Questo probabilmente perché, nel mio modo di lavorare, è importante avere a che fare con giocatori che non vogliono rimanere nella propria zona di comfort, con ciò che sanno già fare, ma vogliono progredire e migliorare. I veterani, se li scegli bene, ti portano all’obiettivo minimo; i giovani invece ti fanno sognare. Il problema della pallacanestro odierna, soprattutto in Italia, è il fatto che i giovani rimangano spesso dei portaborse a vita, senza dare loro fiducia, ma al tempo stesso addossando loro colpe che non possono portare. Spesso si dice che i giovani non abbiano voglia di soffrire e di allenarsi, ma ritengo questo non sia vero. Certamente ci sono differenze rispetto ad un tempo: c’è minor capacità di divertirsi, maggior timore del fallimento; ma se sai conquistare la loro fiducia, anche i giovani di ora sanno essere professionali e dare tanto».

«È importante - ha insistito - instillare nei ragazzi alcuni concetti molto importanti: i compagni non si scelgono, ma per fare gruppo si deve imparare a convivere anche con chi ci è meno simpatico; essere contenti dei successi dei propri compagni; cercare di prendere il meglio da ognuno. Questi sono concetti molto importanti, proprio perché non valgono soltanto nel basket, ma anche nella vita quotidiana». —

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