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«Sto giocando molto male ma lavoro per riscattarmi»

Nicolò Valli
«Sto giocando molto male ma lavoro per riscattarmi»

L’autocritica di Darius Johnson-Odom, guardia titolare della Grissin Bon «Cerco di migliorare per essere il più utile possibile alla squadra»

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Darius Johnson Odom sta vivendo il momento più difficile della sua esperienza reggiana. Arrivato alla fine dello scorso marzo per risollevare le sorti di una formazione in evidente difficoltà, il bomber americano si è guadagnato la conferma in estate a suon di leadership e canestri. In questa stagione, però, l’atleta con la casacca biancorossa numero 1 sta faticando più del dovuto ad entrare nei meccanismi dettati dal nuovo coach Buscaglia, entrando in un vortice negativo pericoloso..

Nonostante il valore dell’avversario a Milano la vittoria sembrava alla portata. Cosa è mancato?

«Purtroppo abbiamo avuto più occasioni sul meno cinque palla in mano per tornare definitivamente in partita, ma un paio di palle perse e scelte sbagliate hanno precluso la rimonta. Penso ci sia mancata anche un pizzico di confidenza e fiducia in attacco, perché difensivamente stavamo facendo un ottimo lavoro. A livello personale so di aver commesso degli errori e sono focalizzato su questo».

Per larghi tratti del match la Grissin Bon ha comunque retto il confronto contro i campioni meneghini. Questo aspetto vi può dare morale in vista della prossima sfida con Treviso?

«Sicuramente il fatto di essercela giocata alla pari deve aumentare la consapevolezza dei nostri mezzi. Abbiamo ancora delle cose da sistemare, ma stiamo lavorando per migliorare: a Treviso sarà una gara molto importante e difficile, perché giocheremo in un palazzetto dove il pubblico locale è molto presente oltre che caloroso. Per portare a casa i due punti dovremo essere concentrati, cercando di gestire con lucidità i momenti e contrastando l’atmosfera che troveremo».

Il vostro percorso in campionato è caratterizzato finora da cinque vittorie ed altrettante sconfitte. Siete in linea con gli obiettivi o speravate in qualcosa di meglio?

«Dieci partite possono già dare un’indicazione sui valori delle compagini, ma è ancor presto per giudicare in modo definitivo, anche perché non siamo neanche ad un terzo della stagione. Personalmente ho qualche rammarico su un paio di partite perse punto a punto in trasferta, ma se siamo a centro gruppo è perché in questo momento valiamo questa posizione. Ci aspetta ancora un lungo cammino, e dobbiamo assolutamente insistere sulla mentalità vincente e sul killer instinct per chiudere le gare. Abbiamo le potenzialità per inanellare anche quattro- cinque successi consecutivi, ma se cala la concentrazione possiamo entrare in striscia negativa».

Le Final Eight mancano in casa biancorossa ormai da tre anni. Entrare nelle prime otto al termine del girone d’andata può essere considerato un traguardo possibile, anche per ridare entusiasmo a tutto l’ambiente?

«Certo, raggiungere la Coppa Italia deve essere un obiettivo che dobbiamo porci, non fosse altro perché il primo in ordine temporale. Mancano ancora sei incontri, la classifica è molto corta e può succedere di tutto; dipende tutto da noi e dalla nostra mentalità: se saremo bravi a fare un salto in avanti come atteggiamento, allora potremo giocarcela».

Nelle ultime uscite è mancato il Johnson Odom che tutti conosciamo, e sono arrivate inevitabilmente critiche. Come sta vivendo questa situazione?

«Sono consapevole di aver giocato molto male nelle ultime due partite, c’è poco da dire in merito. Faccio autocritica e cerco di migliorare per essere il più utile possibile alla squadra, non per forza in termini realizzativi. Sto lavorando per riscattarmi e far sì che questo momento non ricapiti più».

Quali sono le principali differenze tra questo gruppo e quello in cui si è inserito negli ultimi mesi dello scorso anno?

«Sono due contesti differenti: l’anno scorso sono arrivato in un momento in cui l’unica speranza era quella di mantenere la categoria ed eravamo tutti concentrati su quell’obiettivo. Quest’anno abbiamo probabilmente una squadra più esperta e consapevole della propria forza, ed anche i risultati sono diversi. Ancora non ci conosciamo così bene, ma appena riusciremo a sviluppare la nostra identità saremo un team difficile da affrontare per chiunque». —





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