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Gli avversari dei granata 

La rivelazione Virtus Verona guidata dal Ferguson italiano

Luigi Cocconcelli
La rivelazione Virtus Verona guidata dal Ferguson italiano

Luigi Fresco è il mister più blindato d’Italia: da 37 anni è anche presidente «La Reggiana gioca ed è allenata bene, il pari col Piacenza è un buon risultato»

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Luigi Fresco, un’anomalia del calcio italiano. Ha superato e battuto il record di Ferguson al Manchester United o, per rimanere nei paraggi di casa, di Cesare Albè alla Giana Erminio, di permanenza sella stessa panchina. È dal 1982 che è l’allenatore della Virtus Verona. D’altra parte si dovrebbe esonerare da solo, visto che della squadra scaligera espressione del quartiere di Borgo Venezia, è anche il presidente.

Una storia che nasce, appunto, 37 anni fa, quando dopo una retrocessione in seconda categoria la dirigenza lascia, nessuno si fa avanti e lui, già allenatore dei ragazzi, assieme ad un gruppo di collaboratori decide di prendere in mano le redini della società. Portandola dai campionati dilettantistici alla serie C. E non è l’unica anomalia. Fresco non fa nulla per nascondere idee politiche di sinistra, d’altronde è stato per diversi anni consigliere provinciale della Margherita, di appartenere al Pd in una città che invece guarda a destra. «Per favore - mette le mani avanti- non mi ripeta anche lei la battuta che ho realizzato il sogno di tanti presidenti di fare la formazione, sono tanti, troppi anni che la sento».

Accontentato, ma ci sveli una cosa, quando deve trattare il rinnovo del contratto veste i panni del presidente che si tiene stretto il portafoglio o dell’allenatore che bussa a quattrini?

«Guardi, in serie B prendevo 600 euro al mese, in C ho il minimo tabellare, il problema non si pone, io vivo del mio lavoro di direttore amministrativo di 7 scuole, poi io sono, sì, il presidente ma siamo un’equipe».

Cosa pensa della Reggiana?

«Squadra molto organizzata e ben allenata, conosco e stimo Alvini, so come lavora, però il Piacenza il pareggio se lo è meritato, bisogna tenere conto di un aspetto non secondario»,

Quale?

«Il Piacenza è stato costruito con risorse nettamente superiori alla Reggiana, ha speso ed investito di più, per i granata dev’essere motivo di orgoglio esserle davanti».

Nel rapporto soldi spesi e risultati la vera sorpresa siete voi, puntate ai play-off?

«Miriamo alla salvezza, il prima possibile, poi è evidente che se a primavera la classifica dirà qualcosa di diverso faremo di tutto per guadagnare un posto nella post seasion».

Colombo, vostro ultimo avversario, ha definito la Virtus come “una squadra molto fisica, che cerca costantemente la profondità e che con l’innesto di Sammarco ha migliorato molto il palleggio”, condivide?

«Siamo cresciuti molto, anche se dobbiamo ancora migliorare, ultimamente i risultasti non sono stati brillantissimi ma la prestazione c’è sempre stata».

Magrassi con 7 gol, Odogwu a 6, sono la forza della Virtus?

«Loro stanno facendo bene, ma di gol ne abbiamo segnato 25, quindi l’apporto offensivo non è prerogativa loro».

A proposito di Odogwu, da qualcuno definito per via della stazza fisica il “Lukaku della serie C’, è vero che da voi fa anche il contabile?

«É laureato, un bravo ragazzo ed al mattino ci dà una mano in ufficio, dire che sia il ragioniere della società è un poco una forzatura».

La voce vuole la Virtus espressione di un quartiere “rosso”, in contrapposizione alla tifoseria del Verona associata alla destra, c’è un fondo di verità?

«La nostra tifoseria è di sinistra, sicuramente antirazzista perché questa è la condizione che poniamo come società, il nostro direttore generale è assessore in un comune limitrofo in una giunta di centrodestra, definirci squadra di sinistra non è corretto, antirazzista sì, su questo siamo intransigenti».

Conosce Reggio Emilia?

«Sono anni che in estate saliamo a Castelnuovo Monti per un’amichevole, tra le società c’è simpatia, per noi affrontare la Reggiana è motivo di soddisfazione, ci fa capire quanto siamo cresciuti”». —



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