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Contro Trieste la Grissin Bon cerca una vittoria per ripartire

Adriano Arati
Contro Trieste la Grissin Bon cerca una vittoria per ripartire

Dopo l’incredibile sconfitta maturata contro Treviso i biancorossi non possono permettersi di fallire ancora

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Ripartire, a ogni costo. Non è davvero una gara come tutte le altre, quella che attende oggi pomeriggio la Grissin Bon in via Guasco. E non solo perché riporta ancora in città il reggianissimo ex Mario Ghiacci. Dopo due sconfitte consecutive, segnate in maniera decisivi da quei momenti di buio che da inizio anno affliggono il rendimento biancorosso, Reggio deve dare delle risposte. Per sé, per il proprio futuro e pure per la classifica. A cinque partite dalla fine del girone di andata, i 10 punti conquistati lasciano ancora spiragli per arrivare nelle prime otto a metà stagione e ottenere quindi la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia, dopo due anni di assenza. Allo stesso tempo, sono un margine risicato rispetto a chi sta risalendo dalla bassa classifica, Pistoia, Cantù e la stessa Trieste, che vincendo arriverebbe a quota 8.

Il calendario da qui a gennaio propone tre gare casalinghe e andranno sfruttate al meglio, visto che le trasferte si annunciano parecchio complesse, a Brindisi e al PalaDozza con la Fortitudo.

Prima ancora, però, il gruppo di Buscaglia deve mostrare di saper concretizzare quei miglioramento e quella crescita nella coesione di cui si parla da mesi come grande obiettivo, e di cui si sono oggettivamente visti sprazzi interessanti.

I POSTUMI

La sconfitta di Treviso, con un collasso improvviso dopo aver dominato per oltre metà gara, ha ingrandito tanti interrogativi, a partire dalla solidità della squadra. I meccanismi oggi sono palesemente più oliati rispetto a ottobre, in attacco e in difesa; quando gli avversari aumentano intensità e fisicità, la Grissin Bon fatica parecchio a reagire, e a innervosirsi. Il ritorno di Mekel, sempre da gestire e lontano dal massimo della forma, darà ovviamente una mano in termini di controllo del gioco e di qualità pura, ma riaprirà anche la questione Johnson-Odom. La guardia Usa non sta trovando il proprio ruolo, non è una questione di qualità tecniche e atletiche quanto di bilanciamento; e il rientro di un “inevitabile” accentratore di palloni come Mekel non necessariamente lo aiuterà.

GLI AVVERSARI

Sorrideranno maggiormente i lunghi, che con il play israeliano avranno rifornimenti garantiti. Sotto canestro la chiave sarà però in difesa, e qui Owens, Upshaw e Pardon – travolti sette giorni dalla De Longhi – sono chiamati a una reazione in termini di presenza e grinta. Già, perché va bene guardarsi dentro per migliorare, ma gli avversarsi tendono a presentarsi pure loro in campo.

Trieste, costruita in economia dopo la crisi societaria, ha una rosa lunga, con molti elementi pronti all’uso ma poche stelle. I riferimenti sono proprio vicino al ferro. L’esplosivo DeQuan Jones è l’unico elemento in doppia cifra, sa fare male in tanti modi e diventa ingestibile in velocità. Al suo fianco, un centro forse acerbo ma di grande verticalità come Mitchell e l’eterno Peric; l’ala croata ha forse perso mezzo passo, ma in attacco rimane un maestro e Reggio lo ha saggiato tante volte a proprie spese. Jones e Mitchell sono brutti clienti per le giocate di reattività, e tocca ai pariruolo reggiani arginarli con le buone o le cattive. —



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