Federscherma Reggio guida la rivolta contro i vertici romani
REGGIO EMILIA. «Ci siamo esposti ormai da alcuni anni, ci abbiamo messo la faccia. Lo abbiamo fatto in nome di valori, come la meritocrazia e la trasparenza, che sono i veri valori dello sport».
Non si tira indietro Massimo Bertacchini quando gli chiediamo di spiegare i motivi della sua opposizione al presidente della Fis, Federazione italiana scherma, Giorgio Scarso.
La società che ha fondato, il club Koala, da 26 anni rappresenta la scherma a Reggio Emilia: uno sport cosidetto minore (gli iscritti sono 180), ma pur sempre un mezzo per trasmettere ai giovani messaggi importanti, in questo caso a suon di stoccate e di assalti che in pedana si vincono o si perdono.
E quando, nell'assemblea degli affiliati alla Federscherma è stato il momento di votare le modifiche dello statuto, il club reggiano ha detto "no" alla linea del presidente Scarso. Lo hanno fatto in sei, su più di 300 società, determinando una spaccatura nel panorama federale.
«Non siamo d'accordo con alcuni articoli che secondo il nostro parere limitano la partecipazione alla vita federale. Si vieta ad esempio il diritto di voto all'interno di ogni associazione ai soci non tesserati Fis, per poter partecipare alle elezioni ogni società è costretta a praticare un determinato numero di attività agonistiche, non si rispettano le quote rosa negli organi di rappresentanza regionale».
C'è di più. Dopo l'approvazione dello statuto, le sei società, assistite dall'avvocato palermitano Paola Puglisi, si sono rivolte agli organi di giustizia interni alla federazione. Il tribunale federale prima e la corte d'appello federale poi hanno ritenuti nulli gli articoli "incriminati". Incassato il verdetto, il presidente della Federscherma Giorgio Scarso ha dichiarato che valuterà se rivolgersi al terzo grado di giudizio (ovvero al collegio di garanzia). Le sei società gioiscono.
«Il nostro movimento ha bisogno di crescere - conclude Bertacchini -, di ottimizzare ad esempio l'organizzazione delle gare per investire risorse in iniziative che possano attrarre nuovi iscritti. Abbiamo bisogno di abbattere i costi legati alle trasferte e all'acquisto dei materiali. Non ci si può concentrare solo sui campioni olimpici. Esistono anche gli appassionati, dai bambini ai master, che vengono in palestra principalmente per passare qualche ora di svago e divertimento in un ambiente sano in cui si trasmettono i valori dello sport». —
r.s.
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