«Pure gli arbitri di volley hanno bisogno di supporto psicologico»
Eugenio Burani della commissione pallavolo del Csi «Due serate dei nostri tesserati a confronto con l’esperto»
REGGIO EMILIA. Anche il gruppo di arbitri di pallavolo del Csi di Reggio ha voluto ritagliare un momento per sé, per scambiarsi gli auguri di Natale al ristorante Don Papi (Bosco di Scandiano).
«È un appuntamento fisso - spiega Eugenio Burani della commissione pallavolo Csi - che si aggiunge alla cena di fine stagione sportiva e al ritrovo di inizio anno dove si comincia a organizzare le attività».
Di quanti arbitri dispone il Csi di Reggio?
«In totale siamo ventisei. Siamo tutti di Reggio a eccezione di due di Parma e due di Mantova, che ci danno una mano nelle zone di confine».
Un po’ in tutti gli sport, l’arbitro è visto come un ‘nemico’. E’ d’accordo?
«Può essere, ma nel nostro caso è per fortuna diverso. Facciamo parte del Csi e questo fa sì che per noi il fine ultimo è sempre lo sport educativo. Dobbiamo far rispettare le regole e dobbiamo farlo dando noi per primi un certo esempio. Quello che sta a cuore è il bene degli atleti e aggiungo che le squadre hanno diritto ad avere arbitri competenti, anche a livello umano. A questo proposito vorrei fare una precisazione».
Prego...
«L’ambiente del Csi è molto diverso da quello della Federazione. Sono i valori, più nello specifico, a essere diversi. Il Csi è come una grande famiglia il cui fine è quello di trasmettere questi valori ed essere un esempio a livello umano oltre che ‘tecnico’. In più il comitato reggiano ha un occhio di riguardo nei confronti della figura dell’arbitro, con attività specifiche su questo ruolo».
Quali?
«Nell’anno che sta per iniziare saranno organizzati alcuni incontro volti ad aiutare gli arbitri nell’affrontare problemi psico-emotivi che possono nascere sul campo, nell’approccio con le persone, siano essi atleti o del pubblico. Ci saranno due serate con uno psicologo, altre con tavoli di lavoro tra arbitri per condividere certe problematiche, poi degli incontri tra arbitri e rappresentanti delle squadre».
Capita spesso di affrontare situazioni difficili?
«Le offese generalmente arrivano soprattutto dal pubblico, in campo c’è in genere fair-play. A volte però non è facile nemmeno per noi restare calmi e al tempo stesso fermi sulle nostre decisioni». —
R.S.
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