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«Serviva vincere a tutti i costi ma abbiamo dei blackout»

Riccardo Bellelli
«Serviva vincere a tutti i costi ma abbiamo dei blackout»

Coach Buscaglia si tiene stretti i due punti ma non nasconde i problemi: «Subiamo troppo e talvolta perdiamo energia»

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Maurizio Buscaglia aveva chiesto una vittoria a tutti i costi senza guardare troppo all’estetica e l’ha ottenuta: «Avevamo bisogno della vittoria e siamo riusciti a prenderla. Roma è una squadra pericolosa e molto strana, ha vinto delle gare in trasferta addormentando le partite. È un bel segnale aver preso i due punti».

Il coach però trova subito una pecca. «Abbiamo dei momenti di pochissima energia su cui dobbiamo lavorare. In quei momenti tendiamo a fermarci. A volte presumiamo di poter far qualcosa di buono che però non viene fuori».

Il recupero di Roma l’ha preoccupata?

«Il problema non è prendere un break, bisogna solo avere la forza di fermarlo e andare a fare quei canestri o quelle difese che servono. I due rimbalzi in attacco, l’anticipo di Owens, i due corpi in difesa con rimbalzo dentro al piccolo contro break sono cose utili per capire che c’è bisogno di questi dettagli».

Gli 88 punti presi sono troppi?

«Sono tanti, sono sempre troppi. Il punto però è la qualità dei canestri che abbiamo subito. Alcune volte han segnato accorgendosi che rientravamo troppo lenti in difesa e abbiamo concesso tiri facili. Non c’era la difesa schierata o abbiamo scordato l’uomo. Ci sono state situazioni invece dove abbiamo tenuto bene Jefferson e Dyson poi non abbiamo difeso bene delle semplici situazioni di uno contro uno. Abbiamo preso dei canestri al 24” non contestati a sufficienza. Lì lo score si può abbassare, ma quello che non va è che ogni tanto tendiamo a perdere energia e facciamo fatica a recuperarla».

Come interverrà su questo?

«Lavoreremo su come recuperare questa energia. Due o tre volte si sono riavvicinati perché non è che se vai avanti di 10 o 15 la partita poi va fino in fondo così. Conta come lotti in quei momenti, diverse volte loro si sono riavvicinati ma li abbiamo fermati e siamo tornati avanti. Quella è una buona cosa. Parlando di noi, ogni tanto abbiamo questo stop, vuoi perché perdiamo energia, vuoi perché presumiamo di fare qualcosa di buono e invece non lo facciamo. Diventiamo statici e perdiamo la pericolosità. Dobbiamo affidarci a Mekel o altre situazioni che vanno benissimo, ma non bisogna abusarne».

Ad esempio?

«Ci sono possessi su cui ragioniamo tanto che non dovrebbero nemmeno esserci perché corri e arrivi primo, perché muovi la palla veloci e sono contropiedi. Molte volte invece ci fermiamo e a quel punto dobbiamo fare qualcos’altro e lo facciamo male».

Il quintetto iniziale con Pardon e Owens?

«Vorrei sottolineare la gara di Pardon, è stato super perché ha giocato anche con Owens oltre a giocare da solo e con Upshaw. Ha marcato giocatori interni ma anche un po’ più esterni. È stato presente e bravo, ha chiuso bene l’area. Aggiungo che Upshaw aveva preso una botta forte all’anca e pure Poeta ha subito un contrasto forte nell’ultimo allenamento». —



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