Per la Juve super CR7 e bel gioco Cagliari asfaltato e Riad dimenticata
Quattro gol al Cagliari per dimenticare la Supercoppa e mantenere il primato in classifica. Trascinata da un Ronaldo implacabile, la Juventus rispetta le promesse, stavolta sommando alla preziosità del risultato ampi tratti dell’agognato bel gioco. A prima vista, tutto perfetto. Tranne l’esito del match del San Paolo, l’impresa interista che il sornione Sarri giura di non aver visto preferendo passeggiare con il cane Ciro. Reti e spettacolo, in realtà, sono concentrati nella ripresa, dopo un giropalla noioso che sembra riproporre gli imbarazzi di Riad: nel primo tempo, a fronte di 362 passaggi e del 63% di possesso, sbocciano appena 3 tiri in porta. L’unica parata di Olsen, semplice, su Ramsey, unico brivido la traversa scheggiata da Demiral. Alla Juve, lenta e prevedibile, manca in particolare l’ultimo guizzo per smarcare l’uomo in area, né Dybala e Ronaldo, gemelli a scapito di Higuain dopo il ritorno al trequartista, riescono autonomamente a farsi luce. Il Cagliari si limita al controllo, faticando a costruire l’abituale contropiede anche per merito d’un pressing efficacissimo.
A sbloccare una partita ingessata, un errore imperdonabile di Klavan: calibra male un tocco per Walukiewicz, buon prospetto al debutto in A, e finisce per innescare Ronaldo che aggira il portiere e griffa l’uno a zero. «Fino al gol non abbiamo concesso nulla - sospira Maran, alla terza sconfitta di fila - ma contro queste squadre non devi sbagliare». Verissimo. Infatti la gara finisce qui. Perché il Cagliari, soffocato nello sviluppo del gioco e sbucato una sola volta davanti a Szczesny col fischiatissimo Nainggolan, non riesce ad abbozzare una reazione e perché la Juve, adesso tranquilla, comincia a giocare in scioltezza.
«Come continuità - analizza Sarri - forse è la partita migliore. Avevamo tenuto bene anche contro Udinese, Napoli e Samp, ma erano sempre sprazzi, qui siamo andati molto oltre. Chiedevo aggressività come sempre, ma si può ottenere solo se giochiamo ordinati e pronti ad intervenire nel posto e nel momento giusto: lo abbiamo fatto molto più del solito».
Il raddoppio arriva con un rigore di CR7 - fallo di Rog su Dybala -, poi, dopo un isolato lampo d’orgoglio sardo con traversa di Simeone, i bianconeri dilagano con un tridente nuovo di zecca: Higuain prende il posto di Dybala e segna subito su assist di Ronaldo, poi Douglas Costa che rileva Ramsey offre al portoghese il pallone del 4-0: tripletta numero 56 in carriera, prima in A, seconda nella Juve dopo quella all’Atletico Madrid. Resta tempo per annotare il palo di Joao Pedro che permette a Szczesny di chiudere i 90’ imbattuto: non è così scontato e la ritrovata solidità difensiva - bravissimo Demiral che giustifica l’esclusione di De Ligt - diventa un’indicazione positiva in più. —
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