Il Milan torna a vedere l’Europa Ibra trascinatore: «Mi sento vivo»
dall'inviato
Stefano Mancini
CAGLIARI. «Esulto come Dio, così mi sento vivo». Zlatan Ibrahimovic è tornato in campo, ha segnato, ha vinto, ha festeggiato nel suo stile. Dopo la rete al Cagliari del definitivo 0-2, un sinistro al volo su assist di Theo Hernandez, ha allargato le braccia come il Cristo Redentore di Rio de Janeiro, il modello a cui sente di assomigliare. Spiegategli che Dio non esulta e che questo è solo il nostro modo di rappresentarlo. O, anche meglio, non spiegategli nulla e lasciatelo fare, perché di occasioni così promette di viverne ancora parecchie da qui a giugno. Ibra esiste ancora con tutto il campionario di giocate, gol, sgridate e consigli ai compagni. A 38 anni e 100 giorni è il più anziano marcatore del campionato e il 5º più vecchio in rossonero dopo Costacurta, Maldini, Filippo Inzaghi e Liedholm. In coppia con Leao ha scardinato un Cagliari che, nonostante la 4ª sconfitta consecutiva, ha ancora 4 punti di vantaggio sui rossoneri. Non esiste controprova, ma sussistono parecchi indizi: con Suso e Piatek delle ultime uscite il Milan sarebbe ancora lì a fare passaggi orizzontali e cross sbilenchi, alla ricerca di una rete che mancava da 3 giornate.
Ibra consente al Milan di giocare in modo diverso. Al posto dei leziosi passaggini tra Donnarumma e i difensori, che fanno imbufalire uno spettatore medio, da ieri esiste una seconda opzione: passate il pallone allo svedesone, qualcosa di buono succederà. È una variante del palla lunga e pedalare, però Pioli non ha tempo per sottilizzare su questioni di stile: «Zlatan si è posto nel modo giusto, ha capito il momento della squadra e non può che crescere - sorride l’allenatore -. Adesso serve continuità, c’è un intero girone di ritorno per cambiare la nostra stagione». Ibra era questa sorta di totem già nel pieno della carriera e delle energie, ora però non ha più l’età per fare tutto da solo. È importante che al suo fianco ci sia un Leao a dare profondità al gioco. Zlatan se n’era accorto già un mese fa davanti alla tv, mentre meditava il ritorno a Milano da salvatore della patria: gli serviva una spalla. Per questo, appena arrivato a Milanello ha preso da parte il portoghese e gli ha detto più o meno: «Fai come dico io e vedrai che andrà benissimo». Leao, 20 anni, gli ha dato retta e l’intesa ha funzionato al primo colpo. Il gol del ragazzo segna un piccolo primato: è la marcatura più veloce in avvio di ripresa (32’’) dal derby milanese del maggio 2012, quando proprio Ibra segnò le sue ultime, inutili due reti italiane (l’Inter vinse 4-2).
Da allora sono trascorsi 7 anni e 250 giorni. Il Milan non è più lo stesso, sospeso tra sogni di gloria e gravi carenze. Però contro il Cagliari ha saputo prendere in mano la partita, sbloccarla e amministrarla senza correre rischi. È l’effetto Ibra. Domenica prossima a San Siro arriverà l’Udinese: l’andata fu la prima sconfitta della gestione Giampaolo. Pioli vuole farne il momento della svolta. —
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