Prima al Mirabello e poi alla Polveriera tra Reggio e la palla ovale è amore vero
È boom di presenze al “terzo tempo” con gli atleti del Valorugby
il racconto
In poco tempo è diventata la “casa” del rugby. Un po’ per la vicinanza fisica allo stadio Mirabello. Ma soprattutto per una vicinanza più profonda che permea i valori e i principi sia di Valorugby che della Polveriera, la sede, appunto, dei “terzi tempi” dei Diavoli.
«Con il Valorugby ci sono valori condivisi – spiega Ilaria Nasciuti, presidente della Polveriera – Per questo quando la proprietà del bar ristorante, la cooperativa Elfo, ci ha parlato di questa possibilità siamo stati ben lieti di aprire le nostre porte. Questi valori sono quelli del rispetto per l’avversario, dell’inclusione, della festa, dell’accoglienza di fragilità e sensibilità. Sono i nostri valori, sono i loro valori. Da qui l’abbraccio diventato naturale».
Un incontro che si è rinforzato partita dopo partita.
«Diciamo che in poco tempo da clienti si sono trasformati in conoscenti e poi amici – continua Nasciuti – Di vittoria in vittoria, poi, l’entusiasmo è cresciuto, così il numero dei partecipanti. La cosa bella è che i terzi tempi non sono mai eventi privati, ma sempre aperti al pubblico. Dalle 18 circa fino alle 22, giocatori, tifosi, clienti danno vita ad un bel momento di baldoria. E’ una festa da cui nascono relazioni. Ci sono giocatori che conoscono la Polveriera e la frequentano anche durante la settimana, così come clienti abituali che si avvicinando al mondo del rugby».
POI ARRIVA “LUCIO”
La conferma arriva da una delle “bandiere” del Valorugby, nonché beniamino dei tifosi. Luciano Rodriguez, mediano di apertura dei Diavoli, di “terzi tempi” in carriera ne ha vissuti tanti. Ma raramente ha trovato il mix di elementi che rendono unica l’atmosfera della Polveriera.
«Alla Polveriera abbiamo trovato una casa grande, accogliente, vicina allo stadio – spiega “Lucio” – In un ambiente così è possibile entrare in contatto non solo con i giocatori della squadra avversaria, ma anche con i tifosi, i dirigenti, le famiglie di entrambe le squadre. Per me il valore aggiunto è proprio quello di bere una birra o mangiare un piatto di pasta insieme ai tifosi, o ad un giocatore dell’altra squadra circondati dai figli, dalle moglie, dai giocatori del minirugby. Non esistono più gerarchie o barriere, siamo tutti uguali. Alla Polveriera ci sentiamo a casa».
Da più di dieci anni nel massimo campionato italiano, Rodriguez è la persona giusta per allargare il grandangolo sul concetto stesso di terzo tempo.
«Nella mia carriera, ho fatto tanti terzi tempi sia in Argentina che in Italia. In Sudamerica spesso il terzo tempo si prolunga anche con karaoke, balli e giochi. Qui in Italia ci si limita a bere una birra (o più birre…) e un piatto di pasta (compreso il bis o il ter se sei un pilone…). E’ la condivisione del piacere, dopo aver combattuto per 90 minuti sul campo, di rilassarsi e parlare insieme di rugby, ma non solo. Anche lo staff tecnico partecipa, chiudendo un occhio se si mangia o beve qualcosa di troppo».
Cosa differenzia in questo il rugby dagli altri sport, secondo Rodriguez è «la consapevolezza che si tratti di un gioco, un bellissimo gioco che abbiamo il privilegio di vivere in modo professionale. Ma dopo il fischio dell’arbitro, la vita continua e si stacca la spina dalle tensioni ritrovandosi amici e compagni anche con gli avversari».
PIANETA SCANDIANAZZZ
Giorgio Daviddi nella vita di tutti i giorni fa l’assicuratore. Ma nel fine settimana, tolta giacca e cravatta, veste i colori dei Diavoli girando l’Italia della palla ovale insieme agli “Scandianazzz” (rigorosamente con 3 Z…) per sostenere il Valorugby. Per Daviddi e gli altri tifosi, il “terzo tempo” è qualcosa che rende speciale il rugby distinguendolo dagli altri sport.
«Faccio un esempio che capiscono tutti. Nel calcio, anche a livello dilettantistico, finita la partita i giocatori neanche ti guardano in faccia. Noi alla Polveriera, nel terzo tempo, beviamo e mangiamo insieme ai nostri beniamini. Parliamo con loro della partita appena conclusa, ascoltiamo e diamo il nostro parere tecnico, li presentiamo agli amici, ai figli, alle famiglie. Credo che per un tifoso questo sia il top perché ti porta ad un livello superiore, ti senti protagonista delle vicende della squadra e del club in prima persona».
Agli Scandianazzz la Polveriera piace per tante ragioni. «Innanzitutto si mangia e si beve bene. Poi è vicinissima allo stadio, ed è grande. Questo ci permette di accogliere e invitare al terzo tempo le tante tifoserie con cui siamo amici o gemellati, anche le più numerose come Rovigo». Girando l’Italia, gli Scandianazzz sono diventati conosciuti e apprezzati un po’ da tutti. “Portiamo la reggianità in tutta Italia. Ci presentiamo con lambrusco, salame e gnocco fritto partecipando attivamente ai terzi tempi anche in trasferta. La cosa più bella del terzo tempo è che allacci rapporti che poi diventano amicizie. A volte, possono anche cominciare con divergenze di vedute tecniche sulla partita appena conclusa, ma poi si trasformano in rapporti consolidati che durano da anni».
Quella con Rovigo è un’amicizia particolare. «È nata sul treno che veniva organizzato per le partite del Sei Nazioni a Roma. Ci trovavamo insieme ai tifosi di Legnano, Milano e Rovigo. Da lì è cominciato questo legame che si è rinforzato quando Reggio ha raggiunto la massima serie. Con loro non facciamo solo il terzo, ma anche il ‘primissimo’ tempo. In pratica, prima della partita, andiamo insieme a pranzo. Per noi è un momento conviviale e di aggregazione totale». Tutto questo è reso possibile dall’unicità di uno sport come il rugby che trasuda di valori come l’amicizia, il rispetto e il sostegno reciproco. «Faccio mie le parole del grande Martin Castrogiovanni che sosteneva che, se non avesse incontrato il rugby nella sua vita, sarebbe diventato un delinquente. E’ proprio questo: il rugby è scuola di vita. Lo capisci allo stadio la domenica, ma anche durante la settimana alla Canalina. L’educazione e il rispetto vengono prima del risultato sportivo. Lo si insegna ai bambini, che poi diventano ragazzi e, per i più talentuosi, giocatori professionisti. Cerchiamo di farlo anche noi tifosi. Allo stadio, per esempio, nei nostri cori ci sono solo e sempre parole positive e simpatiche che non diano adito a fraintendimenti. Siamo conosciuti e apprezzati anche per questo. Portiamo sorrisi e battute, ovvero il meglio della reggianità».—
R.S.
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