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Aveni, il presidente giocatore nell’Athletic Correggio dei miracoli

Nicolò Rinaldi

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Il gruppo E di Seconda Categoria è saldamente guidato dall’Athletic Correggio: i biancorossi sono stati capaci di collezionare 29 punti in 12 partite, e nelle ultime 8 gare hanno sempre vinto. «Un ruolino di marcia oltre le aspettative - dice il classe ’87 Vincenzo Aveni, che nellìAthletic ha il doppio ruolo di difensore e presidente -. Mister Bruno Prandi sa sempre effettuare le mosse migliori e motivare. Inoltre, abbiamo la difesa meno perforata del girone: solo 10 gol presi, peraltro affidandoci a una retroguardia ricca di giovani».

Quali gli altri ingredienti della vostra ricetta vincente?

«La solidità del centrocampo: poi in attacco disponiamo di nomi come Geti, Terranova e Kolaveri, che per la Seconda rappresentano degli autentici lussi. Tutto ciò senza scordare il valore del gruppo societario: in particolare Cristian Grillenzoni, Andrea Bezzecchi e Valerio Spinardi sono veri punti di riferimento, che hanno rivestito un ruolo basilare nella costruzione dell’organico».

L’Athletic Correggio in Prima Categoria: uno scenario che crea qualche timore?

«Tutt’altro: noi speriamo anche che il San Prospero riesca a salvarsi, perché un derby contro di loro in Prima sarebbe fantastico. Intanto ringrazio la Virtus Correggio, che ci supporta sotto l’aspetto logistico e organizzativo. Grazie anche alla Correggese, che segue il nostro percorso con simpatia e attenzione».

Domenica ospiterete la Virtus Campogalliano, quarta della classe.

«Sfidare una diretta rivale sarà per noi un incentivo in più».

Ci tolga una curiosità che la riguarda: non è un po’ strano essere presidente e giocatore al tempo stesso?

«Può sembrare così, ma qui all’Athletic si tratta ormai di una tradizione consolidata. Io ho sempre giocato anche quando ero vicepresidente: inoltre nel primo anno della nostra attività, ossia il 2017/2018, Spinardi era alla guida del club e contemporaneamente scendeva in campo come difensore».

Se mister Prandi dovesse tenerla in panchina rischia l’esonero da parte del presidente?

«È una domanda che mi hanno già fatto in tantissimi altri: la risposta è inequivocabilmente no».

Come fa a esserne così sicuro?

«La mia concezione prevede due mentalità ben differenti: la scrivania è una cosa, mentre il campo è un universo di tutt'altro tipo. Le competenze dirigenziali riguardano i rapporti con Federazione, istituzioni e sponsor, oltre ovviamente all’organizzazione della società: tuttavia, io non entro mai nelle scelte tecniche del mister. Quando si tratta di allenamenti e partite, sono e mi sento un giocatore come gli altri». —



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