«Lo stop improvviso rischia di allentare la tensione agonistica
Il preparatore atletico David Morelli, ex Reggiana «Si sfrutti la pausa per mettere benzina nel serbatoio»
Lo sport italiano è costretto a fermarsi per far fronte alla crisi generata dalla diffusione del Coronavirus, ma nello sport professionistico dove la programmazione e la preparazione fisica rivestono un ruolo fondamentale, uno stop improvviso deve essere affrontato con cautela per non compromettere il prosieguo della stagione.
A spiegare come modificare i carichi di lavoro è David Morelli, preparatore atletico professionista ed ex triatleta.
Morelli è coordinatore atletico della federazione Italiana di Triathlon con un passato importante nel calcio. Lo ricordiamo nella Reggiana al Modena e al Parma in Serie A, ed ora segue la preparazione fisica di atleti professionisti nel ciclismo come Mirco Maestri della Bardiani e Anna Trevisi oltre che di molti atleti amatoriali.
Una sosta non programmata come questa è una opportunità o un rischio in questo periodo dell’anno?
«A mio parere credo sia un evento dalla doppia faccia. Nel calcio, come in altri sport, è l’occasione per fare un richiamo atletico specifico di tipo aerobico che durante il campionato non è possibile fare per via dei carichi atletici previsti. In parole povere c’è l’opportunità di fare un lavoro specifico sulla resistenza e mettere un po’ di benzina nel serbatoio per il finale di stagione. Nella mia filosofia il lavoro aerobico non deve mai mancare durante la stagione per tre motivi precisi: un calciatore più resistente e ben allenato smaltisce più velocemente l’acido lattico, e quindi si infortuna meno, recupera meglio dalla fatica durante la partita, e recupera meglio tra una partita e l’altra. Sono fattori fondamentali in una competizione lunga come un campionato».
Quali sono invece i rischi?
«Credo che il rischio maggiore sia quello di perdere l’abitudine all’agonismo e all’adrenalina della partita. Affrontare una partita di campionato non è solamente un fattore fisico ma anche emotivo e se gli staff non sono bravi a riaccendere immediatamente l’interruttore mentale degli atleti e a mantenere sempre alta la tensione e l’intensità durante gli allenamenti si rischia di arrivare scarichi al primo impegno dopo la sosta. Una partita con una squadra dilettantistica non potrà mai avere la medesima valenza di una partita di campionato. Testa e fisico devono sempre andare di pari passo, se manca una componente la prestazione ne risente sempre».
La Reggiana, per esempio, durante questa settimana affronterà ben tre doppie sedute di allenamento, crede che il preparatore dei granata vada nella direzione di un richiamo atletico?
«Osservando il programma penso si vada in questa direzione cercando di curare nei minimi dettagli tecnica tattica e preparazione. Ho avuto l’occasione di conoscere Stefano Valentini e credo sia un tecnico molto esperto e preparato, che è in grado di concepire la preparazione degli atleti a 360° come deve essere nello sport moderno. Sono convinto che uno dei segreti dei granata sia proprio lui; un preparatore atletico svolge al meglio il proprio lavoro quando riesce a dare al proprio allenatore un atleta efficiente per svolgere al meglio il proprio lavoro, e quest’anno sta accadendo proprio questo. L’allenatore Alvini d’altro canto è bravissimo a mantenere sempre alta l’intensità degli allenamenti ed i risultati si vedono in campo».
Quanto è importante invece il riposo?
«Credo che un atleta professionista debba esserlo sette giorni su sette. Non penso debbano esserci giorni completamente esenti da allenamento. È importante staccare la spina mentalmente, magari passando del tempo in famiglia, ma questo non toglie che si possa dedicare almeno un’ora a un allenamento defaticante per recuperare al meglio dagli sforzi intensi dei giorni precedenti e permettere ai muscoli di rimarginare le microlesioni muscolari che si creano durante gli sforzi fisici. Non è un caso se vediamo un campione come Cristiano Ronaldo fare attività fisica ogni giorno anche quando non ci sono gli allenamenti della Juventus».
Un’emergenza sanitaria come questa prevede delle cautele anche per gli atleti, cosa si sente di consigliare?
«Un atleta giovane e sano corre veramente pochi rischi se mantiene l’accortezza di aumentare la propria igiene personale ed evitare luoghi troppo affollati. Come in tutte le cose è necessario usare il buon senso senza farsi prendere da inutili isterismi per minimizzare qualsiasi tipo di rischio». —
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