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Il Valorugby di Manghi si allena a porte chiuse e lavora per l’obiettivo: «Giocarci lo scudetto»

R.S.
Il Valorugby di Manghi si allena a porte chiuse e lavora per l’obiettivo: «Giocarci lo scudetto»

Il coach dei Diavoli reggiani commenta questo stop forzato e attacca la decisione dell’Irlanda sul coronavirus

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REGGIO EMILIA. Il campionato Top 12 di rugby si ferma ancora, stavolta per l’emergenza Coronavirus.

Dunque, il match previsto per domenica tra Valorugby e Rugby San Donà si giocherà il 9 maggio. Con buona pace dei tifosi e dei club che dopo la grande serata di sport e festa del Sei Nazioni under 20 andata in scena al Mirabello venerdì 21 febbraio, contavano di vivere un altro spettacolo con la palla ovale.

E la squadra reggiana? Come stanno vivendo i Diavoli questo momento?

Lo abbiamo chiesto a Roberto Manghi, head coach e direttore tecnico del Valorugby.

«Con calma e prudenza, senza drammi. Dopo la chiusura di scuole e università, domenica abbiamo sospeso le attività; lunedì, con il chiarimento della Regione, abbiamo ripreso gli allenamenti a porte chiuse degli atleti della prima squadra e e della serie B. Da oggi riprendono le attività anche i ragazzi dell’under 18 che disputano un campionato nazionale. Da lunedì contiamo di riavere tutti i bambini al campo. Prima abbiamo anche sanificato tutti gli ambienti frequentati dagli atleti. Un’azione in più, non necessaria ma opportuna per abbassare i rischi di questa ondata d’influenza molto contagiosa».

Questa emergenza sta segnando il livello di concentrazione del team?

«Sarebbe sciocco dire di no. E’ chiaro che i giocatori sono persone e come tali vivono questa situazione particolare, ognuno con una sensibilità differente. L’emergenza Coronavirus si è inserita in un campionato a “spezzatino”, con troppe pause, che incidono sul livello di concentrazione. E’ dura mantenere il giusto atteggiamento agonistico se ogni due partite ci si ferma. Lo si è visto».

Siete secondi in classifica, nonostante le ultime due sconfitte.

Come sta il gruppo?

«Ha voglia di giocare e dimostrare il proprio valore. Dopo otto vittorie consecutive, avevamo perso l’attitudine alla sconfitta. Siamo usciti dal match di Rovigo sapendo di aver giocato un buon rugby e di aver perso per alcuni errori individuali; Questo ha creato i presupposti per la sconfitta di Viadana, dove è stato sbagliato l’approccio alla partita e siamo caduti nella loro rete. Ora basta. Dobbiamo recuperare quello spirito che ci fa affrontare ogni match come se fosse una finale, avanti a testa bassa, proprio per raggiungere il traguardo della finale».

Speriamo di arrivarci alla fine del campionato, visto i rinvii e l’incertezza per il futuro a breve. Ha visto cosa è successo con il Sei Nazioni? L’Irlanda non ci vuole. Lei che ne pensa?

«Dico che, a mio avviso la decisione degli Irlandesi è una prevaricazione bella e buona nei confronti del nostro paese e del movimento rugbistico italiano nel suo insieme. E mi stupisce il silenzio della Federazione che, in modo surreale, si è limitata a far sapere di essere stata informata della decisione. Assurdo. L’Italia è socia nel circuito Sei Nazioni e deve poter far sentire le proprie ragioni, anche in un contesto particolare come quello attuale. Così si sconvolge il torneo di rugby più prestigioso e si complica enormemente la vita alle franchigie e ai club italiani. Sappiamo bene che la nazionale italiana non vive un buon momento, ma è una questione di rispetto che va preteso dalle altre Federazioni. Almeno il presidente della Lega Basket ha alzato la voce rispetto a quanto ha deciso gli ungheresi. E noi?». —

R.S.

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