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«In Romania una disavventura... Grazie Reggiana di avermi rilanciato»

Jacopo Della Porta
«In Romania una disavventura... Grazie Reggiana di avermi rilanciato»

Fausto Rossi è considerato tra i migliori centrocampisti della serie C Dopo un avvio promettente qualcuno parlava di talento sciupato 

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L’intervista

A 29 anni Fausto Rossi sta vivendo a Reggio una seconda giovinezza calcistica. Il centrocampista, punto fermo della squadra di Max Alvini, fin dal suo arrivo in estate ha subito mostrato grandi doti tecniche. «Giocatore di altre categoria», si sente dire spesso allo stadio quando lo si vede smistare una marea di palloni senza mai una sbavatura. E in effetti la sua carriera si è sviluppata in campionati di altra categoria.

Fino a 25 anni Rossi è stato tesserato per la Juventus, ha giocato molte partite in serie B e per due stagioni si è messo in luce nella Liga (con le maglie del Cordoba e del Valladolid), il massimo campionato spagnolo, dove ha anche segnato al Barcellona. Poi qualcuno ha iniziato a parlare di «talento sciupato» e un bel giorno i riflettori si sono spenti su di lui. Una disavventura, di cui Rossi non parla spesso, ha rischiato di far deragliare la sua carriera.

Nel 2017 il calciatore è andato in Romania, nel Craiova, squadra allenata da mister Devis Mangia. È subito sceso in campo in Europa League, sfidando il Milan sia all’andata che al ritorno. «Ho giocato sette partite tra Europa League e campionato. Poi ho avuto un infortunio serio. La squadra è andata bene. Siamo arrivati terzi in campionato, ci siamo qualificati per l’Europa League e ho alzato la coppa di Romania. La stagione successiva ci sono stati dei problemi. Il presidente mi ha chiamato e mi ha detto che avrei giocato nella seconda squadra, nella serie C rumena. Mi disse che non era per motivi tecnici, tattici o comportamentali. Dissi che non ero d’accordo con quella decisione ma che ero costretto ad adeguarmi. Per due mesi mi allenai con quella squadra di C, in strutture imbarazzanti, altro che Coronavirus...».

Il motivo di questo accanimento nei suoi confronti?

«Non mi hanno dato una spiegazione valida. Credo che sia stato perché mister Mangia aveva fatto fuori un giocatore del presidente. Allora lui fece fuori me...».

Poi cosa è accaduto?

«Mia mamma si è ammalata e sono voluto tornare. Il presidente mi disse che mi faceva partire ma mi avrebbe dato la metà del contratto e non mi avrebbe svincolato: dunque fino al giugno 2019 non ho potuto giocare».

Cosa ha fatto in questo periodo in cui è stato costretto a stare fermo?

«Per fortuna la Juventus mi ha dato la possibilità di allenarmi con loro. Un’opportunità importante. Gli allenamenti lì si fanno con il Gps e ogni giocatore viene seguito al 100%. Così mi sono tenuto in forma».

Cosa le ha dato crescere nelle fila della Juventus?

«Sono stato con loro dai Pulcini ai 25 anni e mezzo. Ti insegnano tanto a livello professionale ma anche personale. Con loro sono diventato uomo. Ti insegnano il valore del gruppo, la mentalità vincente».

Dopo queste disavventure, di cui non ha colpe, è arrivata la chiamata di Doriano Tosi.

«Non ho guardato ai soldi, non ho guardato a niente. Volevo subito ripartire e farlo in una piazza importante, dove si gioca in un bel campo che aiuta le mie qualità tecniche. Avevo tanta voglia di rivalsa e ho accetto subito».

Scelta che la sta ripagando, perché i riflettori sono nuovamente accesi su Fausto Rossi. Ora è considerato il miglior centrocampista della serie C. A 29 anni, è logico aspettarsi che lei voglia giocarsi le sue carte in categorie superiori.

«Salire in serie B con la Reggiana sarebbe perfetto. Vincere qui sarebbe una cosa speciale. Sono riconoscente alla Reggiana che mi ha fatto ripartire e non è detto che vada a pensare alla categoria altrove. Ho un altro anno qui e del contratto ne riparleremo. A Reggio mi trovo davvero bene e così la mia famiglia. Mio figlio di due anni e mezzo guarda tutte le partite, conosce i nomi di tutti i miei compagni, ha la maglia e tifa per la Reggiana».

Torniamo al campionato, questo stop forzato è un rischio o un’opportunità?

«La pausa la vedo positivamente, soprattutto per integrare nel gruppo i giocatori che sono arrivati nel mercato di gennaio, come Favalli che ha avuto la febbre per giorni o Serrotti che doveva riprendersi da qualche problemino fisico. Questo stop del campionato ci aiuta ad allenarci insieme, conoscersi sempre meglio e mettere benzina nelle gambe».

Non era meglio incontrare il Vicenza adesso e non verso la fine?

«Prima o dopo dobbiamo incontrarlo. L’importante è arrivarci bene, magari dopo avergli rosicchiato qualche punto».

Il distacco è colmabile?

«Sei punti si possono recuperare. Se lavoriamo al 100%, squadra, società e tifosi remano tutti dalla stessa parte, abbiamo le qualità per farcela. Altrimenti ce la giocheremo ai playoff. È dura anche lì ma noi ci proveremo».

La seconda parte del campionato è molto dura e Gubbio lo dimostra.

«Sì perché le squadre si sono rinforzate, vedi il Gubbio con Andrea Coda, e quelle che devono salvarsi sono agguerrite e fanno partite molto più chiuse, concedendo molto poco».

Come valuta questo anno a Reggio Emilia nell’ambito della sua carriera calcistica?

«Il mio migliore anno da quando sono stato in Liga in Spagna». —

Jacopo Della Porta

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