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L’allarme globale

Al parco in solitaria e poi tutti in chat. Così il preparatore tiene la Regia in forma

Al parco in solitaria e poi tutti in chat. Così il preparatore tiene la Regia in forma

Stefano Valentini segue i calciatori granata da casa: «Hanno un programma e devono inviarmi un report»

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REGGIO EMILIA. «Stiamo cercando di salvare il salvabile». Usa queste parole il preparatore atletico granata Stefano Valentini per descrivere la situazione complicata e imprevista che la Reggiana si è trovata ad affrontare a causa dell’emergenza coronavirus.

La squadra, è bene ricordarlo, ha svolto l’ultimo allenamento il 29 febbraio poi tutti i giocatori e i componenti dello staff si sono auto isolati a seguito dell’allarme lanciato da Favalli, poi risultato positivo al tampone. La ripresa degli allenamenti, salvo ulteriori complicazioni o novità, dovrebbe avvenire entro una settimana.

«Come da protocollo sono nella mia casa di Potenza Picena, in provincia di Macerata - spiega Valentini, esperto preparatore classe ‘75 al fianco di Alvini da un paio di stagioni -. Pochi contatti e uscite solo all’aperto. Questo iter lo stanno seguendo anche i ragazzi».

In che modo?
«Abbiamo un gruppo su Whatsapp dove ci teniamo aggiornati e programmiamo gli allenamenti… nel limite del possibile».

Quali istruzioni è riuscito ad impartire ai giocatori?
«Ho dato loro una tabella generale da seguire. Vanno a correre per strada, sulla pista ciclabile o al parco, di più non riescono a fare. Con le palestre chiuse i lavori di forza non possono essere ottimali ma riusciamo a farli lavorare sulla forza funzionale con degli esercizi a corpo libero o con degli attrezzi in casa».

Come riesce a tenere monitorati i loro progressi?
«Al di là del fatto che sono tutti professionisti e mi fido di loro, ogni ragazzo mi manda un report giornaliero con un valore di riferimento sulla fatica che ha fatto. Io so cosa ho proposto loro e quel valore non si può discostare più di tanto da quello previsto».

Qualcuno è riuscito ad organizzarsi in maniera diversa, come Varone…
«C’è un collega preparatore che lo segue nei periodi di transizione: si è appoggiato a lui e per me va bene. L’importante è che tutti si muovano».

Quando avete previsto il ritorno alla normalità?
«Programmeremo il lavoro con l’obiettivo di riprendere il campionato domenica 5 aprile, ma ancora non sappiamo se sarà così. Ad oggi (ieri, ndr) siamo fermi da 11 giorni, probabilmente arriveremo fino a 18 giorni di stop parziale. Dopo sarà un bel problema ripartire e colmare il gap che ci separa dalle altre squadre...».

Quale gap di preciso?
«Le altre squadre hanno avuto la possibilità di allenarsi anche la scorsa settimana, noi no. Studieremo un piano adeguato per provare a limitare questa differenza».

Lo stop al campionato è arrivato nel momento peggiore…
«Si può dire che è arrivato nel nostro momento migliore. Avevamo recuperato quasi tutti gli infortunati ed eravamo in un’ottima condizione per affrontare tante partite in poco tempo. Per cause di forza maggiore ci siamo dovuti fermare, ma le priorità giustamente sono altre in questo momento».

Ipotizzando una ripresa in aprile, quanto sarà dura giocare ogni tre giorni?
«È un problema che avranno tutti, intanto speriamo di poter lavorare bene nelle settimane che ci separano dal rientro in campo. Le squadre con le rose più ampie ne trarranno vantaggio, oltre a chi si è allenato con maggiore costanza...».

Questa sosta può giovare a Scappini?
«Stefano nelle ultime settimane aveva trovato continuità in allenamento ed era in forma come si è visto contro il Gubbio. Questo stop rischia di fargli perdere il ritmo anche se tutto sommato l’infiammazione che si porta dietro dovrebbe dargli meno fastidio».

Favalli invece?
«A differenza del resto del gruppo è rimasto completamente fermo per 15-18 giorni: per lui sarà un po’ più difficile ritrovare la forma, quindi dovremo studiare qualche cosa di diverso». —
 RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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