«Tutte le società reggiane hanno reagito con un grande senso di responsabilità»
Ivano Prandi, delegato provinciale del Coni, dopo lo stop a gare e allenamenti: «Momento di sacrifici ma non è un tunnel senza fine»
l’intervista
nicolÒ rinaldi
«In un momento come questo, è indispensabile remare tutti nella stessa direzione: di conseguenza il mondo dello sport ha il dovere di dare un tangibile contributo, per aiutare la collettività a superare quanto prima l’attuale emergenza».
A parlare è Ivano Prandi, delegato provinciale del Coni: in più, il massimo dirigente del Comitato olimpico reggiano lancia anche un messaggio di speranza a tutto il movimento sportivo della nostra Provincia.
«Il periodo che stiamo vivendo non rappresenta affatto un tunnel senza uscita - rimarca Prandi - peraltro in Cina i contagi sono in sensibile diminuzione, e ciò significa che risolvere il problema Coronavirus si può. Bisogna che ciascuno faccia la propria parte: più saremo scrupolosi nel rispettare le regole generali, prima ritroveremo la normalità a tutti i livelli. Lo dico agli adulti, ma naturalmente anche ai bambini e ai ragazzi».
Pensa che la ripartenza sia lontana?
«Non appena l’allarme sarà terminato, nel Reggiano l’attività sportiva continuerà a essere garantita dalle parecchie società attive sul territorio. A questo punto, le tempistiche dipendono essenzialmente da ognuno di noi».
Lunedì il Coni nazionale ha fermato tutto lo sport fino a venerdì 3 aprile, compresa la serie A di calcio. Una decisione forte, non crede?
«Forte, ma indispensabile: si è trattato di un provvedimento esemplare, che farà da apripista a tante altre situazioni analoghe che si verificheranno all'estero. Come è noto, purtroppo il Covid-19 sta man mano interessando anche gli altri Paesi: con le decisioni assunte ieri l’altro, convalidate dal Governo, l’Italia ha indicato all’Europa intera la strada da seguire in questi frangenti. Ora, dobbiamo innanzitutto affrontare l’emergenza con lucidità ed efficacia: di fronte a ciò, lo sport passa inevitabilmente in secondo piano».
Come stanno reagendo le società reggiane?
«Molto bene, perché i reggiani sono gente di buon senso: i club hanno adeguatamente fermato l’attività fino al 3 aprile, in attesa di ulteriori disposizioni da parte delle autorità preposte. Tutti sono consapevoli di fare un grosso sacrificio, che però risulta essere necessario: non dobbiamo mai dimenticarcene, in un periodo che tutti noi ci auguriamo possa essere il più breve possibile».
Il Coni provinciale ha chiuso i battenti?
«L’ufficio fisico di via Adua a Reggio è stato ovviamente chiuso a livello precauzionale, ma i club e gli sportivi possono continuare a contare pienamente sul nostro supporto: i componenti della segreteria lavorano all’interno delle rispettive abitazioni, nei giorni feriali dalle 8.30 alle 13.30. Per qualsiasi richiesta, è possibile scrivere all’indirizzo mail: reggioemilia@coni.it».
Intanto, c’è già chi si interroga sugli equilibri del dopo-emergenza: il dibattito l’ambito del calcio dilettantistico, ma non solo. Considerando l’eccezionalità del momento, un buon numero di dirigenti suggerisce di procedere all'immediato annullamento dell’annata agonistica bloccando promozioni e retrocessioni. Qual è la sua visione in merito?
«Molto semplice: ritengo che adesso si tratti di una discussione a dir poco prematura. Innanzitutto è necessario attendere il prossimo 3 aprile, per capire a fondo quale sarà la situazione generale in Italia. Ovviamente, tutti noi auspichiamo che per quella data il Coronavirus sia solo un ricordo: ad ogni modo, prima di allora penso proprio che non sia possibile formulare ipotesi attendibili in merito al proseguimento o meno dei campionati». —
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