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Coppa del mondo a Brignone «La dedico tutta all’Italia»

Daniela Cotto
Coppa del mondo a Brignone «La dedico tutta all’Italia»

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In questa stagione strana finita con l’angoscia del coronavirus diventata pandemia, anche la gioia per la vittoria della Coppa del mondo generale non può essere normale. Le gare svedesi di Are sono cancellate e lei, in testa alla classifica generale, resta regina. «Il trofeo non mi è stato consegnato e non so quando avverrà la cerimonia. Ho pianto di gioia, sono felice, ma ora devo sbrigarmi c’è la riunione con la squadra. Dobbiamo partire, i voli per l’Italia sono tutti bloccati» .

Federica Brignone è energia viva e va sempre di corsa: così ha inseguito e conquistato la sfera di cristallo, la coppona generale, il sogno di tutti quelli che calzano gli sci e immolano la loro vita ai pali di gigante e alla velocità. La prima italiana a riuscirci. «È il sogno di una vita, sono orgogliosa di avere raggiunto questo risultato. Mi spiace solo di non averla vinta in pista e di non aver potuto alzare il tofeo con la mia squadra. La mia vittoria arriva in un momento molto delicato e la dedico all’Italia».

A 29 anni, la milanese figlia d’arte chesi è liberata dell’ingombrante figura sportiva della mamma Ninna Quario, ha raggiunto la piena maturità. Lo dimostra una stagione stellare, in cui ha raccolto 1378 punti – record italiano assoluto – 11 podi e 5 successi e come una formichina, li ha messi tutti insieme nel granaio prendendo, oltre al trofeo generale, due coppe di specialità, quella di gigante e di combinata. Strike. Un capolavoro costruito focalizzandosi sull’obiettivo e con idee chiare. Dopo l’argento mondiale vinto all’età di xxx anni, qualche scivolone seguito da acuti in Coppa e dal bronzo olimpico, Federica ha capito che doveva trasformarsi per far saltare il banco.

Ha scelto il suo staff, capitanato dal fratello Davide, e ha cesellato i particolari che uniti alla tecnica sopraffina le hanno permesso di mettere in mostra il grande talento. Aiutata anche da una grande serenità, stato di grazia raggiunto grazie alla meditazione che l’ha resa più consapevole. Così Federica si è presa lo scettro del circo bianco, con 153 punti sull’americana Mikaela Shiffrin, assente per il lutto familiare che l’ha colpita, e con 189 sulla slovacca Petra Vlhova nella stagione che si chiude dopo 30 gare (ne erano previste 41).

La notizia le è arrivata a merenda. «Stavo mangiando un panino con Marta Bassino quando gli allenatori ci hanno comunicato la decisione del comitato organizzatore. Ho pensato fosse uno scherzo, poi ho capito che era vero. Mi sono passati in mente mille pensieri, un’emozione incredibile. Sono fortunata perché ho potuto inseguire i miei sogni lottando». Non ha dubbi Gianluca Rulfi, il coach che ha reso grande l’Italia della velocità maschile e ora ha plasmato quella femminile: «È il successo del nostro progetto e Federica raccoglie ciò che la sfortuna le aveva tolto negli anni passati». —



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