Gazzetta di Reggio

Sport

Lo psicologo 

«I ragazzi non devono mollare Attività all’aperto in sicurezza»

Nicolò Valli
«I ragazzi non devono mollare Attività all’aperto in sicurezza»

Corrado Zoppi, che collabora con il Csi, e il modo di affrontare l’emergenza «Aiutiamo i bambini ad essere creativi per contrastare la noia»

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«Il problema ora non è tanto vincere o perdere, ma sapere se si tornerà a giocare o meno». Parole che fanno riflettere quelle pronunciate da Corrado Zoppi, psicologo, insegnante e membro dell’area formativa Csi.

Alla luce dell’emergenza sanitaria che sta mettendo in ginocchio anche tutto lo sport italiano, l’esperto si sofferma sugli effetti che questa insolita situazione può avere sugli atleti ed in particolare su quelli più giovani, impazienti di tornare presto sui campi da gara in compagnia dei propri amici. Come affrontano i diretti interessati questi giorni di anormalità? Come comportarsi?

ROUTINE STRAVOLTA

«È evidente che la nostra vita ordinaria è stata sconvolta - esordisce Zoppi - soprattutto per i nostri figli, che improvvisamente si sono visti privare dei due pilastri fondamentali per la loro educazione come scuola ed attività sportiva. È un contesto del tutto nuovo e ci vuole tempo perché la psiche trovi soluzioni a questi cambiamenti così improvvisi: se all’inizio può infatti prevalere un senso di euforia legata alla privazione di impegni, alla lunga subentra la noia, con alcuni ragazzi che non sanno più come gestire la propria quotidianità e si trovano spaesati».

A seguito del decreto emanato nei giorni scorsi dal governo le società sportive reggiane di ogni disciplina hanno sospeso gli allenamenti fino a nuove comunicazioni. Tutti i campionati dilettantistici sono a serio rischio, ma con l’arrivo della bella stagione sarà però sempre più difficile limitare l’esuberanza dei più giovani, che hanno bisogno di correre per sfogarsi.

Il decreto Conte stabilisce che lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro.

SFIDA INEDITA

«Non possiamo infatti pensare di tenere chiusi in casa i nostri figli - continua lo psicologo - e bene fanno i genitori a portare all’aria aperta i più piccoli; ritengo però che mai come ora le famiglie si debbano sentire responsabilizzate, rimettendo in discussione certe scelte: una sana corsetta al parco può essere una buona scelta, ma cercando di evitare luoghi affollati e spiegando ai bambini lo stato delle cose, senza giudizi ma con semplicità. Quello che stiamo vivendo ci porta in dote una profonda riflessione: niente è scontato, perché la possibilità di fare sport è un privilegio, e dovremo ricordarcelo quando tutto sarà finito. Nel frattempo non affrontiamo la sfida al coronavirus in modo passivo: riscopriamo dunque l’attività fisica più legata alla finalità ludica e meno all’aspetto agonistico, spronando i ragazzi a prendere in mano la propria libertà e scommettendo sulla loro capacità creativa per riempire le giornate in modo produttivo».

Sulla scelta di ripartire o meno con allenamenti e tornei Zoppi non si sbilancia lasciando facoltà alle singole associazioni sportive, anche se è chiaro il suggerimento ai club.

PRUDENZA

«Il governo e la Chiesa - chiude - stanno adottando una linea di grande prudenza: queste settimane saranno fondamentali per capire l’andamento del contagio, quindi credo che ora come ora a tutti sia richiesto un sacrificio, facendo un passo indietro e rinunciando momentaneamente alla nostra passione. È però importante che i ragazzi mantengano il rapporto con il referente dell’attività per non sentirsi di colpo abbandonati, quindi sarebbe bello che l’allenatore contattasse gli adolescenti mandando messaggi sulle chat per due chiacchiere, oppure per consegnare esercizi da svolgere autonomamente a casa». —



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