Il popolo dei corridori reggiani si divide ma pochi rinunciano all’attività all’aperto
I runner alle prese con le limitazioni: «Andare in strada non è da irresponsabili: è la migliore medicina contro ansia e stress»
«Mi alleno da solo ma non mollo. La corsa è la mia medicina».Stefano Leonardi, 44enne residente a Reggiolo, esprime un pensiero condiviso da molti runner.
Il dibattito in questi giorni è corso veloce, persino di più delle gambe dei podisti. Sulle chat in tanti si sono posti la stessa domanda e si sono confrontati: si può continuare a svolgere attività all’aperto? Il susseguirsi di misure straordinarie da parte del governo e le ordinanze dei sindaci che hanno chiuso alcuni parchi, hanno creato un po' di dubbi e altrettanta confusione.
COSA DICE IL DECRETO
Il decreto del presidente del consiglio dei ministri del 9 marzo però è chiaro. Il terzo comma dell’articolo 1 si conclude così: «Lo sport e le attività motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro».
Per i podisti l’invito dunque è quello alla corsa in solitaria o comunque restando molto distanziati. Se si corre in gruppo non è possibile garantire la distanza e soprattutto aumenta la possibilità di incontri ravvicinati con altre persone. In particolare su piste ciclabili il rischio è quello di ingorghi che vanificherebbero le misure preventive.
L'attività fisica, la corsa, è per molti una passione inestinguibile. Chi la pratica lo sa, mentre magari ad alcuni osservatori esterni questo desiderio di non fermarsi, in mezzo a questa emergenza, può sembrare anche egoistico.«Questo virus ci toglie il sorriso e bisogna cercare di fare, nei limiti del possibile, quello che ci può dare serenità - prosegue Leonardi -. Stavo preparando la Maratona di Roma, prevista per fine marzo ma è stata rinviata al prossimo anno. Stavo rispettando una tabella precisa. Ho deciso di continuare a correre, riducendo però un po’ i carichi. Non faccio più la corsa di 30 chilometri alla domenica ma mi limito a 20. Durante la settimana non vado oltre i 13-15. Dalla corsa traggo grandi benefici mentali ed evita che la testa si fermi su un unico pensiero. Nel mio gruppo di amici corridori però alcuni hanno deciso di fermarsi per un po’. Sono scelte soggettive».
APPELLO ALLA PRUDENZA
Della questione si è occupata anche il sindaco di Guastalla Camilla Verona, nel corso della diretta Facebook di venerdì sera, dove ha introdotto un ulteriore ragione per essere prudenti. «L’attività fisica è consentita ma ci vuole cautela anche perché l’ospedale di Guastalla è dedicato ai malati Covid-19 e dunque se qualcuno si facesse male sarebbe portato altrove».
Chiunque inoltre ha il dovere di ridurre al massimo la possibilità di subire un infortunio di qualsiasi natura, perché le strutture sanitarie sono sotto stress e la situazione non è destinata a migliorare nei prossimi giorni.
Il buon senso, prima di qualsiasi norma, impone dunque di svolgere attività motoria con moderazione, soprattutto per chi non è uno sportivo professionista e dunque non dovrebbe mettere la prestazione al primo posto (almeno non in questo momento di emergenza sanitaria mondiale).
La circolare firmata dal capo di Gabinetto del ministero dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha comunque ribadito che tra gli spostamenti consentiti c’è quello di svolgere attività motoria all’aperto.
Resta fermo che in caso di controllo sarebbe necessario motivare lo spostamento con l’apposito modulo (comunque in possesso anche delle forze dell'ordine). Va anche detto che diversi atleti hanno riferito di essere passati a fianco a poliziotti e carabinieri che non li hanno fermati (anche qui si tratta evidentemente di buon senso, se il podista rispetta la distanza di sicurezza non rappresenta un pericolo).
I sindaci in questi giorni stanno provvedendo a chiudere alcuni parchi, per evitare gli assembramenti dello scorso fine settimana che hanno creato un certo scandalo. Dunque alcuni luoghi tradizionali per lo svolgimento della corsa sono venuti meno, ad esempio Lido Po a Guastalla o il Parco delle Caprette a Reggio. Il problema è maggiore in città, mentre nel resto della provincia è più facile poter percorrere strade poco trafficate o in aperta campagna.
Strade deserte
Anche Stefano Benassi, guastallese di 48 anni, era iscritto alla Maratona di Roma, e anche lui ha dovuto cambiare programma. «Ho percorso il mio ultimo “lungo” il primo marzo: 38 chilometri. Ora invece questa settimana ho rallentato, ho corso due volte per dieci chilometri. Dopo qualche giorno che non corro ne ho una voglia fotonica. La corsa è una passione che mi aiuta a mantenere il mio equilibrio psico-fisico e mi fa stare decisamente meglio. E in quesi giorni è una cosa ancora più importante».
Anche Benassi si tiene responsabilmente alla larga da assembramenti di atleti. «Normalmente mi alzo alle 5 per andare a correre. Adesso che lavoro da casa a causa di questa emergenza e ho più tempo a disposizione esco invece alle 6. Percorro San Martino, San Giacomo e altre frazioni dove incontro poche persone». —
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